Cane Mangia Vespa Cosa Fare

Cosa fare se una vespa morde un cane?

Tutti i cani sono curiosi e amano correre e inseguire cose.anche gli insetti! La maggior parte delle volte, le punture di api e vespe causano un lieve dolore e un’irritazione al cane. Se è punto diverse volte, o dentro la bocca e all’interno della gola, può essere pericoloso e sarebbe opportuno farlo visitare dal tuo veterinario. A provocare il dolore non è la puntura in sè e per sè, ma la piccola quantità di veleno che viene iniettata.

  1. Che cos’è un pungiglione? Un pungiglione di ape è acuminato e fatto per restare infilato nella pelle.
  2. Dopo la puntura il corpo dell’ape si distacca dal pungiglione e muore.
  3. Il pungiglione della vespa non è acuminato, ma è molto più doloroso e a differenza dell’ape la vespa può pungere ripetutamente se provocata.

La maggior parte delle volte i cani sono punti sul muso perchè osservano troppo da vicino un insetto in grado di pungere. Le punture sul naso possono essere particolarmente dolorose perchè è una parte delicata. Se cercano di afferrare o prendere un insetto i cani possono essere punti sulla lingua, dentro la bocca o all’interno della gola,

  1. Queste punture possono essere pericolose perchè, gonfiandosi, potrebbero causare la chiusura della gola del cane e bloccare la respirazione.
  2. Reazioni Una reazione grave può essere causata da un gran numero di punture o se il cane ha una risposta allergica al veleno della puntura.
  3. I segni di una reazione grave sono stanchezza generale, difficoltà nella respirazione e un gonfiore che si estende dalla zona in cui è stato punto.

Controlla che non siano presenti rigonfiamenti sul collo, sulla gola e in testa. Se il cane mostra una reazione grave, dovrai subito portarlo dal veterinario. Una semplice puntura può essere tralasciata e non dovrebbe infastidire a lungo il tuo cane. Se il pungiglione è ancora presente, cerca di rimuoverlo raschiandolo con le unghie o un pezzo di carta rigida.

Evita di usare pinzette o forbicine per rimuoverlo non solo perchè sono assolutamente inutili, ma anche perchè potrebbe schizzare ulteriore veleno dal pungiglione. E’ consigliabile applicare una mistura di acqua e bicarbonato di sodio sull’area colpita, che ridurrà il dolore. Potresti anche avvolgere del ghiaccio in un panno e applicarlo sulla ferita per ridurre il gonfiore e alleviare il dolore.

Controlla il cane dopo che è stato punto per assicurarti che non si sia sviluppata una reazione allergica. Se dopo diversi giorni il gonfiore persiste, chiama il veterinario.

Cosa fare se il cane ha mangiato un ape?

Se il cane è stato punto in bocca, quindi sulla lingua o nella gola, portate immediatamente il cane dal veterinario perché si potrebbero ostruire le vie respiratorie a causa della reazione e del gonfiore.

Come capire se il cane è stato punto da una vespa?

I sintomi: come capisco che il mio cane è stato punto da un’ape? – I segni clinici di una puntura d’ape in un cane sono diversi a seconda della zona del corpo in cui viene punto. La puntura è particolarmente evidente nel caso in cui si veda ancora il pungiglione, sotto la pelle dell’animale colpito dall’insetto.

Purtroppo ogni tanto capita che un’ape voli accidentalmente dentro la bocca di un cane, Se il peloso di turno fa l’errore di ingoiarla, l’ape lo punge in gola, presa dal panico, Siccome le mucose della bocca e della gola del cane sono molto più sensibili e delicate della sua pelle, possono sorgere complicazioni anche molto pericolose,

Tra queste ricordiamo:

  • Gonfiore anche grave delle mucose interne
  • Difficoltà respiratorie anche gravi, senso di soffocamento e dispnea
  • Debolezza fisica sino alla perdita di conoscenza

Se il tuo cane ha una reazione allergica perché è stato punto da un’ape, possono comparire anche forti arrossamenti e pustole, Come diretta conseguenza, il tuo peloso inizierà a grattarsi più spesso a causa del prurito e potrebbe mostrare anche sintomi più gravi come vomito o diarrea,

Come togliere il veleno della vespa?

Cosa fare in caso di puntura? I rimedi più efficaci –

  • Spostarsi se necessario in un’area priva di insetti, per evitare il rischio di ulteriori punture.
  • Applicazione di ghiaccio.
  • Lavare delicatamente l’area interessata con acqua e sapone per prevenire infezioni secondarie.
  • Elevare, se possibile, la parte colpita (possibile ad esempio in caso di braccio o gamba), per ridurre il gonfiore sfruttando la forza di gravità.
  • Restare fermi per ridurre la diffusione del veleno.
  • Assumere un antistaminico per il prurito e/o un antidolorifico per il dolore.

Le reazioni locali di gonfiore e prurito trovano sollievo dall’applicazione di ghiaccio, particolarmente utile se applicato entro breve tempo dalla puntura, e di unguenti topici a base di antistaminici o, meglio, cortisonici (l’applicazione locale non è correlata allo sviluppo dei classici effetti indesiderati associati al cortisone).

Cosa provoca un morso di una vespa?

Sintomi della puntura di vespa – Il veleno della vespa contiene sostanze tossiche e componenti ad attività allergenica come fosfolipasi, ialuronidasi e l’antigene 5. Mentre gli allergeni solitamente agiscono entro pochi minuti, causando reazioni importanti solamente nei soggetti predisposti, le sostanze tossiche sono responsabili di un effetto vasodilatatore che si manifesta, dopo una puntura, con reazioni cutanee locali (pomfo in rilievo, rosso e pruriginoso, associato a dolore o bruciore nella zona lesa).

  • Le manifestazioni che derivano dalla puntura di una vespa dipendono dalla dose di veleno inoculato dall’insetto e dall’entità della precedente sensibilizzazione.
  • Normalmente, dopo una puntura la persona avverte un dolore immediato e si manifestano arrossamento, gonfiore, bruciore intenso e prurito.
  • Questi sintomi coinvolgono esclusivamente l’area attorno al punto di inoculazione del pungiglione, estendendosi al massimo per pochi centimetri.

Di norma questi sintomi sono autolimitanti e la regione dove è stata inflitta la puntura da parte della vespa rimane dolorante e pruriginosa per alcuni giorni, per poi progressivamente tornare alla normalità. In alcuni soggetti suscettibili, però, la manifestazione non rimane a livello locale, ma può comportare un’estesa reazione infiammatoria cutanea, la quale si presenta tipicamente con edema di oltre 10 cm di diametro, dolore, arrossamento, prurito e bruciore che tendono ad aggravarsi gradualmente nei primi tre giorni.

  1. Nei casi in cui l’edema coinvolga la lingua o la faringe, tale avvenimento può rendere difficoltoso il passaggio dell’aria, limitando in questo modo la respirazione.
  2. Ulteriore manifestazione è l’edema della glottide, la quale può comportare una severa ostruzione delle vie respiratorie; in questo caso la persona può presentare difficoltà a parlare, incapacità di prendere fiato, raucedine, tosse, dolore al petto e senso di soffocamento.

Infine, nei casi più severi, dopo una puntura di vespa può presentarsi uno shock anafilattico, che si caratterizza da una marcata e persistente ipotensione (con conseguente ipoperfusione), la quale può condurre rapidamente alla perdita di coscienza sino ad arrivare all’ arresto cardiocircolatorio,

Quanto dura un morso di una vespa?

Quanto dura una puntura di vespa? – Una puntura di ape, vespa o calabrone produce una reazione che raramente dura più di 30 minuti. Gli effetti della puntura si manifestano entro pochi minuti, ma in alcuni casi anche dopo un’ora dal morso dell’insetto.

Cosa succede se un ape morde il cane?

Cosa succede se il cane viene punto da un’ape? –

Le punture di questi insetti possono essere singole o multiple e, in entrambi i casi, possono essere all’ origine di reazioni anafilattiche anche mortali,In assenza di una reazione allergica e in caso di singolo attacco, il cane avverte dolore intenso, mentre l’area cutanea colpita va incontro a edema, eritema e prurito localizzato. La puntura dell’ape (o altri imenotteri) diventa molto pericolosa quando l’insetto, in seguito a ingestione, infigge il proprio pungiglione nella cavità orale del cane ; infatti, in questo caso, la reazione infiammatoria e l’edema possono ostruire le vie respiratorie superiori, con conseguenze anche mortali.Quando il cane viene punto da numerosi insetti o colpito da diverse punture (l’ape può pungere una sola volta), oltre ai segni locali, è possibile osservare anche segni malessere generalizzato (dolore, sintomi gastroenterici come vomito o diarrea e difficoltà respiratoria), fondamentalmente riconducibili alla quantità di veleno inoculata.Il veleno di api, vespe e altri imenotteri è formato una complessa miscela di sostanze ad azione tossica e allergizzante.

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Quanto veleno ha una vespa?

TOSSICOLOGIA DEI VELENI DI IMENOTTERI E LORO IMPIEGO TERAPEUTICO (apiterapia) TOSSICOLOGIA DEI VELENI DI IMENOTTERI E LORO IMPIEGO TERAPEUTICO (apiterapia) Dott. Franco Feraboli Divisione di Ortopedia Azienda Ospedaliera di Cremona Il veleno degli imenotteri serve,nel caso delle api, a difendere l’alveare dalla intrusione di altri invertebrati o di piccoli mammiferi che aggrediscono questi insetti per depredarli del miele e, per quanto riguarda le vespe, ad immobilizzare altri insetti catturati per potersene cibare. Durante una singola puntura d’ape o di vespa viene iniettata una quantità di 0,5 – 2 m l di veleno, Esso è un liquido proteico incolore con un odore aromatico pungente, amarognolo, con una reazione acida. Il residuo secco è circa il 12% e di colore giallognolo.

COMPOSIZIONE DEL VELENO
COMPOSIZIONE DEL VELENO DELLE VESPE COMPOSIZIONE DEL VELENO DELLE API
SOSTANZE A BASSO PESO MOLECOLARE SOSTANZE A BASSO PESO MOLECOLARE
Istamina Istamina
Tiramina Dopamina
Dopamina Norepinefrina
Epinefrina Amino acidi
Norepinefrina Oligopeptidi
Serotonina Fosfolipidi
Acetilcolina Carboidrati
Putrescina
Spermidina
Spermina
PEPTIDI PEPTIDI
Chinine Mellittina
Mastoporani Apamina
Peptide chemiotattico Peptide 401 degranulante le mast-cellule
Secapina
Tertiapina
Inibitore delle proteasi
Procamina A e B
SOSTANZE AD ALTO PESO MOLECOLARE SOSTANZE AD ALTO PESO MOLECOLARE
Fosfolipasi A e B Fosfolipasi A e B
Ialuronidasi Ialuronidasi
Fosfatasi acida Fosfomonoesterasi acida
Fosfatasi alcalina a – D-Glucosidasi
Proteasi
DNAasi
Colinesterasi
Istidindecarbossilasi
“Antigene 5”
“Vmac 1”
“Vmac 3”

Veleno delle vespe SOSTANZE A BASSO PESO MOLECOLARE L’ istamina è la più comune amina biogena presente nel veleno delle vespe. Essa provoca dolore e dilatazione dei capillari sanguigni, PEPTIDI I peptidi presenti nel veleno delle vespe provocano la degranulazione dei mastociti, cellule presenti nel tessuto connettivo all’interno delle quali vi sono numerosi granuli ripieni di sostanze farmacologicamente attive che sono importanti mediatori delle reazioni di tipo allergico.Con la degranulazione si ha pertanto la liberazione di mediatori chimici quali l’istamina, la serotonina, l’eparina, il fattore chemiotattico per gli eosinofili e la sostanza a lenta reazione (SRS). ISTAMINA – SEROTONINA – EPARINA FATTORE CHEMIOTATTICO PER EOSINOFILI – SRS ( Degranulazione dei mastociti ) SOSTANZE AD ALTO PESO MOLECOLARE Nel veleno delle vespe sono stati identificati vari tipi di sostanze ad attività enzimatica. Queste hanno un effetto digestivo sui tessuti ed aumentano la tossicità dei prodotti visti in precedenza. SOSTANZE A BASSO PESO MOLECOLARE L’istamina, la dopamina e la norepinefrina sono amine biogene presenti nel veleno delle api in quantità consistente. PEPTIDI Circa il 50% dell’estratto secco del veleno d’api è rappresentato dalla MELITTINA, un peptide costituito da 26 aminoacidi senza zolfo.

  1. La distribuzione di questi aminoacidi nella molecola è piuttosto interessante in quanto le conferisce una alta specificità d’azione per le membrane cellulari, agendo come un detergente naturale.
  2. Essa provoca delle lacerazioni nelle membrane cellulari che facilitano la diffusione degli ioni fra il liquido intracellulare e l’ambiente esterno.

Ciò comporta una caduta del potenziale di membrana con conseguente insorgenza dello stimolo doloroso. L’ APAMINA, un peptide formato da una catena di 18 aminoacidi, blocca i canali del calcio e potassio nelle membrane cellulari potenziando l’effetto della MELITTINA.

Il PEPTIDE 401 provoca una liberazione massiccia di istamina dai mastociti, SOSTANZE AD ALTO PESO MOLECOLARE La fosfolipasi A2 è l’enzima presente in maggior quantità nel veleno d’ape. Essa insieme alla lisolecitina, che si forma in seguito all’azione della fosfolipasi, ed alla melittina è particolarmente attiva contro la membrana cellulare provocando la citolisi cioè la morte cellulare.

D’altra parte la fosfolipasi è il più importante allergene del veleno d’api. La ialuronidasi agisce come ” fattore di diffusione del veleno” sciogliendo l’acido ialuronico che è una sostanza presente nel tessuto connettivo e che lega fra di loro le cellule. ( Azione della ialuronidasi come “fattore di diffusione del veleno” ) CONSIDERAZIONI EPIDEMIOLOGICHE Durante la stagione estiva vi è quotidianamente la possibilità di venire in contatto con api e vespe. Esse non sono generalmente animali aggressivi. Molte persone, comunque, essendo spaventate da questi insetti, reagiscono per difendersi da una eventuale ma improbabile aggressione, con gesti rapidi ed inconsulti degli arti superiori.

  1. In questo modo possono risvegliare la loro predisposizione aggressiva.
  2. Punture multiple possono essere la conseguenza del tentativo di distruzione di un nido di vespe o di una visita ad un alveare.
  3. L’odore del veleno agisce come ferormone e provoca l’aggressione di altri imenotteri dello stesso tipo presenti nelle vicinanze.

Api e vespe nascoste all’interno di dolciumi o di bevande zuccherine possono essere inghiottite per errore. Ciò può provocare un edema della laringe, che può occasionalmente comportare l’insorgenza di problemi respiratori per la massiccia tumefazione delle vie aeree superiori.

  • Comunque il rischio maggiore della puntura di imenottero è la reazione allergica di tipo 1°, la cosiddetta anafilassi.
  • Circa i 2/3 di tutti gli incidenti mortali avvengono dopo una sola puntura (figura 1 ),entro un periodo di tempo molto breve (figura 2 ) e la vittima è generalmente di età superiore ai 40 anni (figura 3 ).

La maggior parte delle punture “mortali” sono localizzate nella regione della testa e del collo (figura 4 ).

FIGURA 1 : Numero di punture mortali. % dei casi di morte Numero di punture

  • Colonna 1 : 1 sola puntura
  • Colonna 2 : da 2 a 50 punture
  • Colonna 3 : più di 50 punture

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FIGURA 2 : Intervallo di tempo intercorso dalla puntura al decesso. % di casi di morte Tempo intercorso fra la puntura e il decesso ( ore )

  1. Colonna 1 : fino ad 1 ora
  2. Colonna 2 : da 1 a 24 ore
  3. Colonna 3 : più di 24 ore

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FIGURA 3 : Età delle vittime % dei casi di morte Età delle vittime ( anni )

  • Colonna 1 : da 1 a 19 anni
  • Colonna 2 : da 20 a 39 anni
  • Colonna 3 : più di 40 anni

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FIGURA 4 : Regione del corpo ove è stata inflitta la puntura. %di punture Regione del corpo

  1. Colonna 1 : testa
  2. Colonna 2 : collo
  3. Colonna 3 e 4 : estremità

ASPETTI CLINICI DELLE PUNTURE DI IMENOTTERI Le differenti componenti del veleno degli imenotteri provocano reazioni tossiche in tutti gli individui. Le amine biogene a basso peso molecolare ( istamina, dopamina, noradrenalina, ecc.) sono implicate nelle reazioni locali.

Esse agiscono sui vasi sanguigni e sulle terminazioni nervose provocando gonfiore, arrossamento cutaneo, dolore e prurito. Le reazioni tossiche maggiori causate dal veleno dal veleno possono essere attribuite ad altri peptidi quali la melittina, l’apamina, le chinine, l’emolisina ed i fattori chemiotattici e di degranulazione dei mastociti.

Questi peptidi possono danneggiare le membrane cellulari portando alla liberazione di enzimi dai granuli endocellulari dei mastociti ed in seguito alla morte cellulare. La ialuronidasi ha una azione indiretta aumentando la penetrazione dei peptidi attivi all’interno dei tessuti sciogliendo il tessuto connettivo che mantiene unite fra di loro le cellule,

  1. I vari enzimi e le componenti vasoattive del veleno inducono una infiammazione locale nella zona della puntura.
  2. Una reazione “normale” è rappresentata da una area cutanea di circa 10 cm tumefatta ed arrossata che può rimanere tale per alcuni giorni.
  3. Le reazioni abnormi alle punture d’insetto sono per convenzione classificate in 4 gradi (tabella ).

In aggiunta ai sintomi oggettivi descritti nella tabella 1 vi è una varietà di altri sintomi soggettivi e non verificabili, che possono essere causati semplicemente dalla paura e dalla conseguente iperventilazione, quali cefalea, palpitazioni, parestesie, sensazioni di caldo.

  1. I primi sintomi spesso insorgono entro alcuni minuti dalla puntura e durano generalmente per alcune ore o alcuni giorni.
  2. In alcuni rari casi le reazioni sono durate per alcune settimane,
  3. La maggior parte dei pazienti deceduti per punture di imenotteri sono stati punti sulla testa e sul collo.
  4. La morte potrebbe essere causata da reazioni allergiche, dalla tossicità del veleno e dalla tumefazione locale conseguente, per esempio, ad una puntura in gola o sul collo o nelle vie aeree superiori, con conseguente soffocamento.
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La dose letale per un individuo adulto in buona salute è probabilmente di alcune migliaia di punture. Il decesso avviene generalmente rapidamente entro la prima ora. TABELLA 1 Classificazione delle reazioni allergiche da puntura di imenottero ( secondo Mueller ) – Ampia reazione locale : Gonfiore in sede di puntura con un diametro superiore ai 10 cm e che dura più di 24 ore.

  • – grado I Orticaria generalizzata, prurito, malessere,ansietà
  • – grado II Oltre ad alcune delle reazioni precedenti, due o più delle seguenti : angio-edema (è un grado II anche se è presente solo questo sintomo), senso di costrizione toracica,nausea,vomito,diarrea,dolore addominale,vertigini.
  • – grado III Oltre ad alcuni dei sintomi precedenti, due o più dei seguenti : dispnea, affanno, stridore polmonare,disfagia, disartria, debolezza, afonia, confusione mentale, sensazione di morte imminente.
  • – grado IV Oltre ad alcuni dei sintomi precedenti, due o più dei seguenti : ipotensione, collasso cardio-circolatorio,perdita di coscienza, incontinenza urinaria e fecale,cianosi.

REAZIONI INUSUALI :

  1. Sindrome della malattia da siero : febbre, artrite, linfoadenopatia, esantema, vasculite purpurea.
  2. Interessamento renale : glomerulonefrite, sindrome nefrosica.
  3. Interessamento del sistema nervoso : neurite periferica, poliradicolopatia, reazioni epilettiche, danno nervoso centrale reversibile ed irreversibile.
  4. Complicazioni sanguigne : trombocitopenia, anemia emolitica, CID (coagulazione intravasale disseminata).
  5. Complicazioni cardiache : angina pectoris, infarto miocardico.

EPIDEMIOLOGIA Naturalmente sono più frequenti i sintomi meno severi rispetto alle reazioni più gravi. Importanti reazioni locali sono state registrate nel 15% della popolazione e reazioni interessanti tutto l’organismo sono presenti in meno dell ‘ uno per cento della popolazione giovane ed in circa il 2% degli adulti.

  • La frequenza di reazioni patologiche alle punture di imenotteri aumenta proporzionalmente al tempo di esposizione a questi insetti : gli apicoltori ed i contadini sono pertanto esposti ad un elevato rischio.
  • In questi soggetti è stata riportata una percentuale del 20-35% di reazioni patologiche.
  • TRATTAMENTO Mentre il pungiglione liscio di una vespa non rimane conficcato nella cute dopo la puntura, quello seghettato dell’ape resta al contrario infisso nella pelle dopo che l’insetto si è allontanato, insieme al sacco del veleno e ai muscoli che lo avvolgono e che, contraendosi, continuano a pompare veleno per alcuni minuti nei tessuti della vittima dell’aggressione.

E’ perciò importante rimuovere rapidamente il pungiglione dell’ape utilizzando l’unghia di un dito per evitare di schiacciare il sacco del veleno.

  • APITERAPIA

Una singola puntura in una persona non allergica non necessita di trattamento. Le persone invece che accusano reazioni generalizzate a tutto il corpo, come ad esempio una imponente orticaria, possono essere trattate con antiistaminici. Individui punti in bocca necessitano di una rapida assistenza medica con la somministrazione endovenosa di cortisone, antiistaminici ed eventualmente adrenalina.

Stesso tipo di trattamento deve essere riservato a pazienti con precedenti gravi reazioni allergiche o in seguito all’insorgenza di problemi respiratori. Le proprietà curative del veleno d’api hanno una tradizione lontanissima. Nell’antico Egitto molte malattie venivano curate con i prodotti dell’alveare,

Trattamenti simili sono stati riportati da Plinio e Galeno, Carlomagno ed Ivan il terribile, che soffrivano di problemi articolari, furono curati con il veleno d’api. Likomskiy nel 1864 e Terc nel 1888 pubblicarono i primi studi clinici sull’influenza delle punture d’api sulle patologie reumatiche.

Comunque l’impiego dell’ apiterapia nella cura delle patologie reumatiche iniziò soltanto nei primi anni del novecento e rapidamente si diffuse in Europa. In America fu il dottor Beck di New York che diffuse questo metodo di cura attraverso una sua ancora attuale monografia pubblicata nel 1934. In questi ultimi anni stiamo assistendo ad un rinnovato interesse verso l’apiterapia grazie all’impegno di alcuni medici americani quali il dottor Saine, Broadmann, Cherbuliez ed altri ancora.

Nonostante tutto, questa terapia ha avuto il suo periodo di declino : infatti nella maggior parte dei testi classici di reumatologia essa è considerata un metodo di scarsa efficacia, ammettendo però il suo effetto come terapia istaminica e la sua efficacia antiinfiammatoria.

  • La causa di questo declino va ricercata nelle eccessive aspettative riversate in questa metodica e la sua troppo vasta diffusione senza che vi fossero esatte indicazioni terapeutiche,
  • La conseguente poca credibilità di questo metodo è dovuta al fatto che mentre le ricerche cliniche e farmacologiche si sono svolte in laboratori con un rigore altamente scientifico, le ricerche cliniche sono state condotte, da una parte, con un entusiasmo quasi mistico e, dall’altra parte, da un gruppo di medici che credevano ciecamente nelle forze “naturali” presenti nel veleno d’ape.

Inoltre molti prodotti terapeutici contenenti il veleno d’ape hanno molto spesso uno scopo esclusivamente commerciale contenendo una imprecisata e infinitesimale quantità di principio attivo di irrilevante significato terapeutico. Se vogliamo ottenere una significativa valutazione dell’efficacia terapeutica del veleno, non dobbiamo considerarlo una panacea per ogni tipo di malattia reumatica, ma piuttosto un efficace coadiuvante del trattamento classico di queste patologie.

  1. Le più importanti componenti del veleno, come abbiamo visto prima, sono l’istamina, la lecitinasi e la ialuronidasi.
  2. L’istamina provoca dolore locale, edema, aumento dell’afflusso sanguigno ed agisce come un potente antiinfiammatorio.
  3. La vasodilatazione da essa provocata avviene per via riflessa, attraverso il sistema nervoso, anche nei tessuti profondi e può esercitare una influenza favorevole sulle infiammazioni croniche aumentando il metabolismo tissutale ed eliminando i prodotti dannosi dell’infiammazione.

La lecitinasi trasforma la lecitina in isolecitina (fosfolipasi B) che ha uno spiccato effetto emolitico distruggendo i globuli rossi ed altre cellule dei tessuti e partecipa all’azione fibrinolitica caratteristica del veleno d’api. La ialuronidasi agisce come un fattore di diffusione del veleno, sciogliendo l’acido ialuronico del tessuto connettivo.

  1. Altre sostanze proteiche presenti nel veleno hanno caratteristiche antigeniche e stimolano in questo modo le reazioni di difesa del sistema immunitario.
  2. A quale di tutti questi fattori sia da attribuire l’effetto curativo del veleno d’api resta un mistero.
  3. Generalmente nel punto in cui si viene punti da un imenottero si forma una piccola tumefazione di colore rosso, pruriginosa e calda che persiste per alcune ore o per alcuni giorni.

Reazioni più violente sono caratterizzate da un gonfiore più esteso che può interessare anche un intero arto. In alcuni pazienti si associano effetti collaterali quali dolori in altre articolazioni ed in altre parti del sistema muscolo scheletrico, affaticamento, tumefazione generalizzata a tutto il corpo, cefalea, nausea e vomito, caduta della pressione sanguigna, aumento della temperatura corporea.

  1. Queste reazioni non alterano l’efficacia terapeutica del veleno e non sono considerate un ostacolo al proseguimento della terapia, che potrà continuare utilizzando dosaggi di veleno inferiori a quello che ha scatenato l’effetto indesiderato.
  2. L’intervallo ottimale fra una serie di punture e l’altra è di 5-7 giorni.

Le indicazioni al trattamento sono :

  • le patologie reumatiche ( artrosi, artrite reumatoide, gotta, fibromialgia,)
  • tendiniti
  • neuropatie periferiche
  • eresipela
  • nefrite
  • idropisia
  • lombalgia, cervicalgia, sciatalgia
  • sclerosi multipla

Dove si punge ? Si punge generalmente sulle zone dolenti utilizzando l’ape viva applicata più volte, con l ‘ ausilio di una retina finissima per estrarre il pungiglione, oppure più api fino ad un massimo di 30 punture. La durata della terapia varia da un minimo di una seduta fino ad un massimo di alcuni mesi, come nel caso dei pazienti affetti da sclerosi multipla.

  • Ricerche sull’efficacia della terapia con veleno d’api.
  • L’unico modo di convincere gli increduli e gli scettici sull’efficacia terapeutica del veleno d’api è di sperimentare questo prodotto su diverse patologie.
  • Negli ultimi vent’anni sono state eseguite numerose ricerche utilizzando modelli animali,

Nei ratti, ad esempio, sono state iniettate nelle articolazioni degli arti sostanze per indurre lo sviluppo di processi infiammatori ; è stata quindi valutata l’efficacia del veleno d’api e del placebo nel ridurre o prevenire l’infiammazione. Una di queste ricerche, condotta da Y.Chang e M.

  1. Bliven nel 1979, verificò come il veleno non soltanto riducesse l’infiammazione, ma anche riuscisse a prevenire lo sviluppo dell’artrite nel ratto.
  2. Lorenzette, Fortenberry e Busby avevano ottenuto gli stessi risultati nel 1972,
  3. Queste ricerche sono state avvalorate dallo studio di Eiseman, Von Bredow e Alvares che nel 1981 dimostrarono come il veleno (somministrato giornalmente ai ratti per 24 giorni ) ha la capacità di sopprimere ma non di eliminare l’infiammazione artritica degli arti posteriori di questi animali.
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Vick ed altri suoi collaboratori studiarono nel 1975 l’eficacia di questa terapia su alcuni cani affetti da artrosi dell’anca, trovando che la capacità di movimento di questi animali aumentava del 70% rispetto al gruppo di controllo. Nel 1992 nel New Jersey fu condotto il primo studio sull’uomo,

Un gruppo di 108 soggetti affetti da artrosi, in cui le terapie tradizionali avevano fallito, furono trattati con il veleno d’api due volte alla settimana per un periodo di dieci settimane, Non furono registrate complicazioni e la maggior parte dei soggetti mostrò un significativo miglioramento della sintomatologia dolorosa.

Nonostante questi incoraggianti risultati sono necessarie ulteriori ricerche, in special modo sull’uomo, prima che la comunità medica scientifica possa accettare il veleno d’api come un trattamento per l’artrite e per altre patologie in cui trova indicazione.

Artrosi di ginocchio Lombalgia e lombosciatalgia
Epicondilite Sindrome del tunnel carpale
Periartrite scapolo-omerale Cervicalgia

TOSSICOLOGIA DEI VELENI DI IMENOTTERI E LORO IMPIEGO TERAPEUTICO (apiterapia)

Cosa succede se si uccide una vespa?

Uccidere un’ape o una vespa può costare fino a 50.000 euro di multa.

Quanto dura il gonfiore dopo una puntura di vespa?

Il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni.

Cosa contiene il veleno delle vespe?

Cosa provoca una Puntura di Vespa? – Una puntura di vespa provoca reazioni cutanee locali in tutte le persone e fenomeni allergici soltanto in quelle precedentemente sensibilizzate. Il veleno di quest’insetto contiene sostanze tossiche e componenti ad attività allergenica, come fosfolipasi, ialuronidasi ed antigen 5 protein.

Quale cortisone per puntura di vespa?

Punture di insetti: come prevenirle e in che modo difendersi. Quando arriva l’estate significa che dobbiamo anche cominciare a fare i conti con la presenza più invadente degli insetti e col fastidio che possono creare le loro punture. Punture di insetti e di animali marini sono l’oggetto della nostra chiacchierata odierna col dottor Luigi Manzoni, allergologo e dermatologo del Centro Medico Benvita.

Buongiorno dottor Manzoni, che importanza rivestono le punture di insetto nel mondo delle allergie? L’allergia alle punture degli imenotteri è uno degli aspetti più importanti nel campo delle reazioni allergiche. Si possono avere reazioni allergiche da tafano, calabrone, ape, vespa, anche alla zanzara, e possono essere di entità limitata, quindi generare il solo ponfo, oppure una lesione più infiltrata, quindi dermo ipodermica con prurito, fino ad arrivare alla reazione più grave come lo shock anafilattico.

Quale comportamento si deve avere in questi casi? Prima di tutto fare la visita allergologica per stabilire se c’è una familiarità allergica. In secondo luogo valutare le reazioni avute nel corso degli anni dopo punture, anche banali, di zanzara, che magari da piccole punture hanno fatto manifestare reazioni più importanti.

  • Infine si dovrebbe fare un RAST, ovvero un test allergico che verifica il dosaggio degli anticorpi specifici, cioè delle IgE (Immunoglobuline E), per poi eventualmente fare il vaccino desensibilizzante agli imenotteri.
  • Questo conviene soprattutto alle persone che hanno valori molto alti di IgE, in modo tale da ridurre il rischio di uno shock anafilattico.

Tutto questo in caso di reazione allergica. Ma in caso di una semplice puntura di insetto, come dovrei comportarmi? Se la reazione è solo il prurito, tipo puntura di zanzara, nei casi limite si può arrivare anche ad assumere una terapia antistaminica orale.

Nel caso di puntura di ape, invece, oltre all’antistaminico conviene usare il cortisone, perché la puntura dell’ape provoca più reazioni e quindi può generare un’infiammazione più profonda. Può interessare anche i linfonodi e quindi conviene bloccare subito i suoi effetti con la combinazione antistaminico-cortisone.

Visto che generalmente non ci si accorge da che cosa si è punti, il consiglio è di agire con la terapia combinata, giusto? Sì conviene il deltacortene, una compressa al giorno per tre quattro giorni. La cosa importante è non sottovalutare le allergie da imenotteri, perché si è molto esposti in quanto gli insetti sono compagni di vita assidui.

È pertanto fondamentale fare dei test allergici preventivamente, perché magari ci si attrezza anche portando sempre con sé la compressa di cortisone in caso di punture indesiderate. È vero che una reazione allergica si scatena dopo una seconda puntura? Dipende dallo status allergico del paziente: non è che se vieni punto a 2 anni da una vespa non ti succede niente, mentre se sei punto una seconda volta a 10 anni hai una reazione molto più violenta.

Spostiamoci al mare, anzi: nel mare. Le punture di animali come le meduse o le tracine che reazioni generano? Per quanto riguarda meduse e tracine, il meccanismo di reazione è lo stesso degli imenotteri. Ma la risposta della cute alle punture di animali, meduse e tracine è sicuramente più importante.

Quale intervento immediato è consigliato in spiaggia, nel momento in cui si subisce una puntura? Sicuramente va bloccata la reazione allergica col cortisone, ma poi bisogna aggiungere un farmaco antalgico, degli antidolorifici. Ringraziamo il dottor Manzoni e ricordiamo che cliccando su è possibile mettersi in contatto con gli specialisti del Centro Medico Benvita.

: Punture di insetti: come prevenirle e in che modo difendersi.

Come si fa a sapere se si è allergici alle vespe?

L’allergia al veleno di api e vespe: dalla prevenzione al test allergologico, come evitare lo shock anafilattico – a cura del Dott. Sergio Pasotti * Le manifestazioni allergiche, nelle persone predisposte geneticamente, si verificano tutto l’anno. In questo periodo, oltre all’allergia al polline, si presentano le reazioni al veleno degli insetti imenotteri (api, vespe, calabrone, bombo),

  1. L’allergia con intensità crescente si verifica con gonfiore locale (pomfo) esteso, orticaria diffusa, difficoltà respiratoria, sintomi gastro intestinali fino allo shock anafilattico, che se non prontamente trattato, mette a rischio la vita della persona punta dall’insetto.
  2. Anche quest’anno si sono già verificati episodi di anafilassi dopo punture di api e vespe, per fortuna risoltisi in maniera favorevole.

Le persone con reazioni a tali insetti dovrebbero avere alcune precauzioni: evitare l’uso di saponi profumati, profumi, spray per capelli, evitare di camminare scalzi, evitare abiti con colori sgargianti e con motivi floreali, stare lontani da fiori e da frutti maturi, i nidi degli imenotteri devono essere rimossi dai vigili del fuoco.

Le persone con precedenti esperienze negative, per esempio gonfiori più estesi di 10 cm di diametro e della durata di oltre un giorno dovrebbero sottoporsi al test allergologico, Il test deve essere eseguito a tutte le persone con sintomi anafilattici. La diagnosi è semplice si effettua con intradermoreazioni cutanee innocue e non dolorose, che danno risultati con pomfi cutanei dopo 15 minuti dall’inserimento dell’estratto allergenico nella cute nelle persone sensibilizzate al veleno.

L’unica terapia efficace è l’immunoterapia vaccinica, che può essere praticata a tutte le età, compresa quella infantile, e nelle donne nel periodo della gravidanza. E’ altresì essenziale premunirsi di un kit con adrenalina autoiniettabile. *Consulente Allergologo, Pneumologo, Reumatologo a Villa Maria.

Cosa succede se non si riesce a togliere il pungiglione?

Generalità – La puntura di un’ape è un’evenienza che occorre considerare soprattutto nei mesi estivi. Il contatto ravvicinato con il pungiglione quest’insetto può causare diverse conseguenze, che vanno dal temporaneo dolore locale alla grave reazione allergica ( shock anafilattico ).

Le api utilizzano la puntura come meccanismo di difesa : quest’ insetti possono utilizzare il loro pungiglione per iniettare le sostanze contenute nel loro sacco velenifero, allo scopo di proteggere gli alveari. Se la puntura di un’ape non causa sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono attuare delle semplici manovre di pronto soccorso (rimozione del pungiglione, applicazione di ghiaccio ecc.).

Nel caso in cui si sviluppi una reazione più severa, è consigliabile richiedere un intervento medico immediato. Chi ha un’allergia accertata, deve portare sempre con sé un preparato monouso a base di adrenalina, da autosomministrarsi in caso di necessità.

Quanto dura il gonfiore dopo una puntura di vespa?

Il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni.