Come Allevare Il Cane Perfetto

Come insegnare al cane a non andare in strada?

Una delle maggiori perplessità che nutre oggi chi vuole adottare una coppia di veri cani da guardia, capaci di respingere efficacemente chiunque intenda intromettersi senza permesso in una proprietà privata, (oltre ai comuni dubbi sulla loro eventuale affidabilità con i familiari che dovranno gestirla quotidianamente), è quella di riuscire entrare e uscire con l’automobile dal cancello automatico, senza correre il rischio che gli animali possano scappare.

Prima di entrare nel vivo di questo argomento, vorrei precisare che la cinofilia non si divide fra i “furbi” che cercano i cuccioli su internet al minor prezzo possibile (per poi allevarli seguendo le istruzioni “fai da te” – offerte gratis – reperibili sulla stessa rete web) e gli “stupidi” che invece fanno centinaia di chilometri in auto per acquistare (magari a caro prezzo) un cane da guardia selezionato, con lo scopo di essere seguiti da un allevatore competente.

Allo stesso modo, non si deve credere che, dotarsi di veri cani da guardia, significhi dover rinunciare ad una vita più che normale, a causa dei problemi di gestione che potrebbero sopraggiungere! Ci sono ormai centinaia di famiglie di professionisti, di imprenditori, di funzionari dello Stato, etc.

che si proteggono da anni con cani molto efficaci nel tenere lontani i ladri e, pur avendo bambini di ogni età e anziani che frequentano la casa, conducono una vita assolutamente regolare come gli altri: vanno in ferie, si assentano per i week-end, invitano a casa gli amici e in egual modo entrano ed escono con le loro auto dal cancello automatico senza che i cani escano per combinare guai! Basta conoscere il giusto sistema su come organizzarsi nella gestione dei propri cani e tutto diventa non solo possibile ma addirittura facile: è sufficiente capire e rispettare gli istinti degli animali che si possiedono! La prima cosa da sapere è che il territorio di un cane non è mai rappresentato da quello delimitato dalla recinzione che racchiude il giardino e all’interno della quale il padrone ha deciso di inserirlo, ma comprende tutta la zona circostante che il suo udito e il suo olfatto riescono a raggiungere.

Se un cane possiede la capacità di sentire e/o fiutare a 2 km di distanza, il suo territorio è rappresentato da un’area molto vasta che ha per raggio la stessa lunghezza. L’abitudine che hanno quindi molti proprietari di arrabbiarsi e sgridare il cane quando esce (o scappa) dal cancello per andarsi a fare un giro, sostenendo che non sia un buon cane “territoriale”, poiché spesso si allontana dal suo territorio, non solo è ridicola (poiché l’animale non capisce una sola parola di ciò che gli si dice), ma è anche assolutamente infondata: il cane esce dal cancello proprio per il suo marcato istinto di territorialità, tanto da voler ispezionare il circondario ogni volta che gli è possibile! In quella porzione di terreno attorno alla nostra recinzione (la stessa che rappresenta il territorio del cane) accade spesso che passino altri cani per lasciare impronte identificative, che ci siano femmine in calore, animali selvatici che transitano e altro ancora, tutti episodi ai quali noi “umani” non prestiamo attenzione e non diamo la minima importanza, mentre per “lui”, costretto a rimanere chiuso nel giardino per nostra volontà, rappresentano ciò che esiste di più interessante di tutta la sua esistenza.

E’ assolutamente vero che noi adottiamo i cani da guardia affinché ci difendano dai ladri e dai malviventi che desiderano intrufolarsi abusivamente nella nostra abitazione, ma gli animali non lo sanno, tanto da ambire innanzitutto a soddisfare le loro esigenze, sempre molto diverse dalle nostre. E’ più che logico che pensino ai loro istinti e non alle aspettative del loro padrone.

Anche in merito al territorio dei lupi, si pensò per anni che fosse geograficamente delimitato e misurabile, fin quando poi, con ulteriori studi successivi, si scoprì che l’area di appartenenza di un branco non era mai fissa, bensì in relazione allo spostamento delle loro possibili prede.

  1. Se per sopravvivere, un branco necessita ad esempio di predare cento capi ogni anno, il suo territorio è rappresentato dall’area in cui vivono e si spostano le prede e può facilmente variare in base alle capacità di un branco nel prevalere su un altro nelle azioni di caccia.
  2. Il territorio di un cane domestico tende ovviamente ad essere molto più stabile di quello di un selvatico, dato che il padrone gli somministra il cibo necessario alla sua sopravvivenza e quindi l’animale non ha bisogno di continui spostamenti per andare a cercarlo, inoltre si nutre preferibilmente di avanzi di cibo e non di prede da dover cacciare.

Può in ogni caso variare di molto in base alle qualità caratteriali del singolo soggetto, al suo ruolo di branco, all’età, al sesso, al periodo dell’anno in cui si trova e molto altro ancora. Vi ho scritto tutto ciò per sottolineare che, il voler scappare dal cancello ogni volta che il suo padrone entra ed esce con l’automobile, per un cane da guardia è assolutamente normale, anzi, più l’animale possiede un’antica genetica e più si dimostrerà interessato ad uscire dalla recinzione! Conosco anch’io i racconti di chi loda i propri cani capaci di non oltrepassare mai la soglia del portone, anche quando lo stesso rimane aperto.

  • Un giorno incontrai addirittura una persona convinta che il cane conoscesse perfettamente i confini della sua proprietà, tanto da non sconfinare mai pur non essendoci una recinzione di contenimento.
  • La fantasia dell’uomo non ha mai limiti quando si tratta di attribuire ai propri animali domestici le più disparate qualità, ma la realtà è ben altra.

Esistono pastori (ovviamente non esperti) convinti che i loro cani anti lupo siano migliori di altri poiché non si allontanano mai dal gregge, in verità lo fanno sono perché non ne hanno il coraggio e, mimetizzandosi fra le pecore, trovano quella protezione di cui necessitano a causa della loro marcata insicurezza caratteriale.

Il buon cane anti lupo deve sempre anticipare gli spostamenti del gregge per cercare di scovare il predatore appostato in attesa di afferrare qualche pecora o agnello di passaggio, certamente che, per far questo, il cane non deve temere un eventuale scontro con il lupo! Alla maggior parte dei cani che invece si confondono nel gregge, il lupo sottrae le pecore senza che loro osino obiettare! La stessa cosa avviene coi cani da guardia per la casa: i meno audaci e quindi poco dotati di coraggio, oltre ad essere sempre i più obbedienti e facili da gestire, poiché più sottomessi (e quindi più adattabili a tutte le esigenze del padrone), non si allontanano mai dalla loro proprietà, perché temono di uscire da quell’ambiente dentro il quale si sentono protetti, oltre ad aver paura di perdere quella quotidiana razione di cibo che gli consente di sopravvivere.

Non si tratta quasi mai però di animali disposti a sacrificare la loro vita per salvaguardare l’incolumità della famiglia che li ospita, è invece molto più probabile che si limitino ad abbaiare ma che lascino entrare il ladro senza intervenire, ecco perché poi nascono così tante storie (inventate dai loro padroni “vergognosi”) sui ladri che addormentano i cani.

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In tanti anni di cinofilia, a me non è mai accaduto una sola volta! Il guardiano dotato di forte carattere e marcati istinti animali, non vede l’ora di poter uscire dalla sua “prigione” e poter finalmente affrontare le “avventure” che lo aspettano: misurarsi con altri suoi simili, trovare femmine in calore con le quali accoppiarsi, cacciare qualche preda dalle caratteristiche nutritive sicuramente migliori del solito cibo fornito dal padrone, oltre che poter segnare la sua presenza orinando in ogni luogo.

Questi si manifestano ovviamente animali più “scomodi” da gestire ma anche gli unici che possono far vivere al sicuro una famiglia che teme intrusioni pericolose per la propria incolumità. Io e molti dei miei clienti possediamo da anni cani da guardia di fortissimo temperamento e quasi tutti viviamo in case singole con giardino e con un portone automatico che si apre sulla strada.

  1. Eppure gestiamo senza troppi problemi i nostri cani da guardia che rimangono all’interno (senza cercare di uscire) ogni volta che entriamo o usciamo con la nostra automobile.
  2. Dove sta il segreto? Molto semplice! E’ sufficiente far capire al cane che, ogni volta che l’automobile si avvicina al portone, è decisamente più vantaggioso per lui rimanere all’interno della proprietà, piuttosto che uscire.

In questo caso, il cane non avrà mai più l’interesse a scappare! Il sistema da adottare per ottenere questo comportamento del cane, che rappresenta senza dubbi una grande comodità e sicurezza per i proprietari, non si limita a dover impartire dei semplici comandi all’animale, né tanto meno sgridarlo come invece sceglie di fare la maggior parte dei proprietari.

  1. Si tratta invece di capire come poter esercitare la propria LEADERSHIP sul cane che si possiede, dimostrandogli che da essa trae dei vantaggi per se stesso.
  2. Se i famigliari rappresentano dei veri LEADER per il proprio cane, ogni volta che arriveranno con l’automobile, il cane non vorrà andare da nessuna altra parte se non interagire con loro non appena entrati nella proprietà.

La stessa cosa avverrà quando usciranno, poiché sarà interessato a custodire la riserva di cibo della quale loro sono i custodi e grazie alla quale i cani sono consapevoli di poter sopravvivere. Se invece i famigliari contano poco o nulla per il loro cane, è ovvio che, non appena si aprirà il cancello, lui uscirà per andare dove desidera.

  1. Guardatevi questo filmato, ammirerete il comportamento che hanno i miei due cani da guardia di altissime qualità caratteriali, ogni volta che un familiare entra o esce con l’automobile dal nostro portone automatico: CLIACCARE QUI,
  2. Avete visto come si comportano? Addirittura non escono nemmeno dal cancello per rincorrere l’auto che passa per strada, eppure si tratta di cani molto prestanti, sia come guardiani della casa che come protettori della famiglia che li ospita! Per ottenere questa corretta e facile gestione dei cani da guardia, non basta andare a “caccia” delle solite inserzioni e nozioni che si trovano su internet per praticare il “fai da te”, è invece necessario adottare gli animali giusti da un allevatore esperto, tanto da poter essere seguiti successivamente in modo adeguato e poter capire a fondo alcuni principi che legano il cane al suo padrone, senza i quali non è MAI possibile costruire un buon rapporto di fiducia reciproca e di ottima convivenza.

Rinunciare alla grande sicurezza che offre una coppia di buoni cani da guardia, solo perché si teme di non poterli gestire, è come lasciare la porta aperta ai ladri, solo per evitare che la possano scassinare! E’ assolutamente possibile tenere lontani per sempre i malviventi dalla nostra abitazione, serve però una buona coppia di cani da guardia e imparare a gestirli bene, come stanno già facendo da tempo molte famiglie italiane seguite dalla Federazione Italiana Cani da Guardia! INFO CUCCIOLI CLICCA QUI Guarda i miei video pubblicati ogni giorno su YouTube (canale Ezio Maria Romano – Cani da Guardia e Sicurezza): Oppure sulla mia pagina Facebook: Oppure su Instagram : #eziomariaromano E se vuoi scaricare da Amazon.it questo mio LIBRO : “CANI DA GUARDIA – Come liberarsi dai ladri per sempre”, CLICCA QUI

Come sgridare un cane che scappa?

Molti padroni si trovano a dover letteralmente combattere alcuni comportamenti scorretti del proprio cane, la cosa migliore sarebbe quella di prendere un cucciolo e cominciare un percorso di educ­­azione insieme a lui. Non sempre questo capita ma, con i cani adulti, spesso si danno per scontato vari comportamenti, per esempio il fatto di usare sempre il guinzaglio o di tenerlo in ambienti chiusi.

  • Queste sono tutte convinzioni non corrette.
  • Bisogna avere pazienza nel insegnare al proprio cane come comportarsi, infatti, i risultati non sempre arrivano in tempi brevi ma, non bisogna disperare.
  • Il padrone dovrà abituare il proprio cane, fin da cucciolo, a stare in spazi aperti, questo è in grado di seguire istintivamente il proprio amico e impara in modo autonomo a non allontanarsi troppo.

Il cane si abitua abbastanza in fretta a sentire il proprio nome, per questo il richiamo è una delle prime cose che gli vengono insegnate, Come spesso detto, il rapporto tra cane e padrone è fondamentale perché se tale liason è forte e si basa sulla fiducia, tutto viene più facile.

I cani scappano, È qualcosa di assolutamente spontaneo e normale, dipende anche da come sono stati abituati. Se, per esempio, il padrone non presta molte attenzioni al proprio animale, che vive in uno spazio chiuso, con poca possibilità di uscire, questo ne approfitterà quelle poche volte che è lasciato in libertà.

Nei casi più gravi capita che i cani, lasciati liberi, si perdano o fuggano non rendendosi conto degli eventuali pericoli. Il cane è comunque un animale che istintivamente è in grado di capire con chi ha a che fare: un leader, un semplice amico o qualcuno da temere,

Così come accade in ogni relazione è giusto impostare delle regole affinché il cane non abbia modo di recepire male i ruoli di chi lo circonda. Se si ha a che fare con un cucciolo uno dei primi insegnamenti riguarderà il richiamo mentre, nel caso degli esemplari adulti, soprattutto se provati da brutte esperienze, il percorso sarà più complicato.

Sarà necessario trasmettergli il legame tra una parola e l’azione che gli viene richiesto di compiere, come “prendi” oppure “vieni qui”. Questa tipologia di cane sarà ricompensata dalla sola presenza dell’’uomo accanto proprio perché non abituato. Alcuni cani non sono particolarmente interessati alla pratica del richiamo e sono attratti dagli stimoli che si presentano intorno,

  • Per questo bisognerà optare per un percorso di rieducazione personalizzate a seconda del singolo soggetto.
  • In ogni caso il cane dovrà vedere il padrone come colui che detiene il comando e cercare di modificare ciò che gli può piacere,
  • Il primo punto non è semplice da comunicare ma, il padrone dovrà pretendere rispetto dal proprio animale, che non dovrà disobbedire.

Ciò non significa essere cattivi con il cane ma, intransigenti, cercando di impostare un giusto rapporto che porterà a dei risultati positivi nel lungo tempo. Inoltre, il cane deve imparare a essere recettivo quando il suo padrone chiama, Per far questo, all’’inizio, si può usare un guinzaglio ben lungo, il cane sarà lasciato libero di girovagare e verrà richiamato quando magari non sembra interessato a qualcosa in particolare.

  1. Se non dovesse rispondere al richiamo, il padrone procederà tirando il guinzaglio e dando relativa ricompensa, come bocconcino o carezze.
  2. Pian pianino il padrone richiamerà il cane in momenti magari più rischiosi procedendo sempre allo stesso modo, quindi lasciandolo prima libero e poi chiamandolo.
  3. Alcuni addestratori suggeriscono di punire lanciando dei sassolini contro il cane ma, soprattutto se si tratta di animali che hanno subito delle violenze o abbandonati, si peggiorerà la situazione.
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La punizione in questo caso non aiuta, anzi. In ogni caso il padrone deve cercare di non richiamare il cane più di una volta altrimenti gli trasmette l’’idea della seconda possibilità. Se il cane non obbedisce subito allora è bene provare con altri richiami ricordandosi sempre di indietreggiare e non di sporgersi in avanti perché è il cane che deve andare verso il padrone e non il contrario.

Quando il cane è lasciato libero, tende a ricercare la sua condizione ideale svolgendo attività per lui stimolanti, può anche succedere che ricerchi subito la compagnia del suo padrone, se questo non accade bisogna fare in modo che capiti. Alcuni cani possono magari scappare e girovagare ma, sempre con un obiettivo in testa, anche se non è detto che riescano a raggiungerlo.

In caso di cani che sono stati abbandonati, può succedere che vadano alla ricerca del loro precedente padrone. Bisognerà comunque metterlo alla prova lasciandolo libero, anche se questo potrebbe essere pericoloso. Se non dovesse rispondere al richiamo, non serve a niente rincorrerlo perché andrebbe ancora più lontano.

  1. In tal caso o si procede in un percorso alternativo oppure si aspetta il suo ritorno con premio, prima o poi il cane si abituerà al nuovo padrone.
  2. In generale il padrone deve trasmettere al cane il fatto che il richiamo non è una negazione bensì un modo per raggiungere più in fretta ciò che vuole e la disobbedienza, di contro, non porta ai risultati.

Il cane deve essere allenato a tali atteggiamenti quindi il padrone dovrà dedicare a lui del tempo per fargli capire tutto questo. L’’insegnamento del richiamo dipende un po’ dal cane, dal suo vissuto, da come si propone e così via. Un comando utile che può essere insegnato al cane è il “resta ”, che serve per farlo rimanere fermo e di fermarlo se si vuole muovere.

  • Se il cane non accetta il comando, il padrone dovrà farlo indietreggiare comunicandogli l’’idea che disobbedire non conviene.
  • L’insegnamento del comando “resta” è utile proprio per procedere poi con il richiamo, diciamo che le due cose sembrano particolarmente collegate.
  • Se il cane risponde al richiamo, va premiato.

Alcuni animali sono abbastanza difficoltosi e non reagiscono all’insegnamento del richiamo, si tratta spesso di esemplari che hanno subìto violenze, picchiati o cose di questo tipo. In tali casi il cane si mostrerà impaurito e anche dargli il premio sarà difficile, si potrebbe provare lanciandogli qualche bocconcino.

Perché il cane non obbedisce più?

Uno dei motivi più comuni per cui i cani non obbediscono ai comandi del loro umano è semplicemente un problema di comunicazione. Il cane non capisce i comandi perché non li percepisce come richieste.

Quando il cucciolo non obbedisce?

Ambulatorio Veterinario ORSAMAGGIORE COME ESSERE IL CAPOBRANCO C’è un errore di fondo nel detto popolare “essere solo come un cane”: il cane non è affatto un animale solitario, ma un animale sociale che vive in branco. I proprietari dicono spesso che il proprio cane “ormai è un membro della famiglia”. A volte alcuni proprietari restano interdetti quando, di fronte a un problema comportamentale qualsiasi, do consigli che possono sembrare fuori luogo: dare il cibo ad orari precisi, non lasciare al cane giocattoli a disposizione, non farlo dormire sul letto.

  • Che c’entra il cane che morde, che abbaia troppo, o che non obbedisce, con tutte queste cose? Il nesso c’è, eccome.
  • Quei consigli servono a far capire al cane che il capobranco siete voi.
  • Soltanto quando il cane vi riconoscerà come capobranco sarà disposto ad accettare le vostre sgridate : altrimenti otterrete solo ringhi e perfino morsi, perché voi, umani sottomessi, osate alzare la voce con lui che è il capo.

Il cane disobbediente è quasi sempre un cane che non vi riconosce come capobranco. Non esistono cani ribelli, stupidi o feroci: questi concetti in natura non esistono. Il cane semplicemente rispetta le regole sociali che ha appreso. Quindi un cane mordace, che non obbedisce al proprietario, non è cattivo o disobbediente: è semplicemente un cane dominante che sta svolgendo con zelo il proprio ruolo di capobranco e sta lottando per la difesa del proprio territorio, del proprio padrone, o della propria posizione sociale.

Avere il cane sottomesso non significa che non vi sia amore. Non lasciatevi fuorviare dai connotati negativi che la parola “sottomesso” potrebbe richiamare. Il cane sottomesso non è uno schiavo che obbedisce al padrone, ma piuttosto un bravo figlio che conosce le regole del vivere civile e ha un rapporto equilibrato coi genitori.

Tanto è vero che i cani e i lupi sottomessi preferiscono restare nei ceti bassi del branco piuttosto che abbandonarlo. IMPARIAMO AD ESSERE IL CAPO Il capo, per essere tale, deve farlo CAPIRE agli altri. Questo presuppone che nella famiglia vi sia comunicazione.

  • Vi riporto due esempi di traduzione errata, che prendono in considerazione entrambe le fasi della traduzione.
  • CAPIAMO QUELLO CHE VUOLE IL CANE?

Dareste un bocconcino-premio al cane subito dopo che vi ha fatto pipì sul tappeto nuovo? Certamente no. Eppure a volte ci comportiamo esattamente così. Non ci credete? Immaginate di portare un cucciolo a casa, e quello per tutta la notte, appena viene lasciato solo, piange. Voi come vi comportate?

  • Lo prendete a dormire con voi nella stanza, magari anche sul letto;
  • Non lo mettete nella vostra stanza, ma andate a rassicurarlo, visto che in fondo è appena arrivato, è cucciolo, e ha paura di restare solo;
  • Seguite una linea dura, e lo sgridate, perché deve imparare che non può fare quello che vuole.

Ebbene, qualsiasi risposta abbiate dato fra queste, sono tutti comportamenti errati, analoghi al bocconcino dato quando il cane ha fatto pipì sul tappeto. Infatti in quel momento il cane, piangendo, sta chiedendo attenzione, e voi, andando da lui (che sia per sgridarlo o per rassicurarlo, e peggio ancora, per portarlo sul letto con voi) state obbedendo alle sue richieste: è il cane che sta decidendo QUANDO voi dovete andare da lui, ma voi non l’avete capito.

  • RIUSCIAMO A FARCI CAPIRE DAL CANE? A volte siamo noi a lanciare al cane messaggi ambigui.
  • Quando un cane arriva nella nostra casa, spesso viene riempito di coccole.
  • Le coccole per noi sono un gesto d’affetto, vogliamo rassicurarlo, farlo sentire felice e a casa.
  • Ma nel linguaggio canino, queste coccole equivalgono ad una dichiarazione di sottomissione.

“Anche senza che io faccia niente, stanno tutti qui intorno ad ossequiarmi. Bello essere il capo”. Col tempo, questa nostra costante “dichiarazione di sottomissione” darà al cane l’autorità di sentirsi il capo. Un giorno che saremo particolarmente impegnati e non avremo tempo di coccolarlo per tutto il tempo, lui protesterà abbaiando: “Dove sono le mie coccole? Allora? Allora?”.

A quel punto non servirà a niente sgridarlo, lui non obbedirà: siamo stati noi stessi, con le nostre inconsapevoli azioni, a dargli l’autorità del capobranco. GIOCHI DI POTERE Il cane sviluppa il proprio carattere già nelle prime fasi di vita, quando interagisce con i fratellini, le sorelline e la madre.

Guardando una cucciolata vediamo che alcuni piccoli dormono insieme, uno mordicchia le zampe di un altro, altri due si azzuffano, uno si precipita sulla ciotola del cibo. I cuccioli non stanno semplicemente divertendosi. Il gioco, per un cucciolo, è un modo per comprendere quale posto avrà nella gerarchia del branco.

  • E’ per questo che i cani che vengono allontanati troppo presto dalla cucciolata spesso hanno disturbi del comportamento.
  • Il cucciolo che si lascia mordicchiare le zampe sta mostrando sottomissione; quelli che mordicchiano gli altri stanno imparando a dosare la forza del proprio morso.
  • Quello che si precipita per primo sul cibo sta mostrando dominanza, e così via.
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ARRIVO A CASA, SI RICOMINCIA DAL. “CAPO” Quando un cane viene portato a casa, cambia tutto il suo ambiente. Da piccolo magari era il “capo” della cucciolata, il più grosso di tutti, il più forte, quello che arrivava al capezzolo migliore e si cibava più degli altri, quello che mordicchiava tutti.

e adesso, nella nuova casa, come si dovrà comportare con i suoi “nuovi” compagni di branco? Per capirlo, farà le stesse cose che faceva ai fratellini: ad esempio vi mordicchierà le mani. Voi potreste scambiarlo per gioco, “tanto non fa male”, ma in realtà lui sta cercando di capire se può essere il vostro capo e se i propri morsi fanno male.

Voi, lasciandovi mordicchiare, state dicendo al cane che può mordere a suo piacimento, e quando sarà adulto (e i suoi morsi saranno più potenti), sarà difficile fargli cambiare idea.

  1. Vi metterà alla prova in continuazione, e in base alle vostre risposte capirà quale gradino della gerarchia gli spetta.
  2. IMPARIAMO A PENSARE DA CANI!

A volte ci guarda con due occhi così che ci viene naturale fargli una carezza. Ma è un comportamento scorretto. Prima di interagire in qualsiasi modo con lui (coccole, bocconcini, alzarsi la notte perché abbaia, sculacciate, eccetera) dovete fermarvi un secondo a riflettere: “sto facendo qualcosa perché LUI me lo sta comandando? E cosa può significare la mia azione per lui?”. Il capobranco è quello che dà ordini su cosa fare e quando farlo. In natura, il lupo dominante decide quando è il momento della caccia, del gioco, dello spostamento, eccetera. Quindi, se volete essere il capo, il primo passo è non cedere alle richieste del cane, ma semplicemente ignorarle,

  • Ecco la parola chiave.
  • Il cane non sta semplicemente “chiedendovi” il bocconcino da tavola, o di giocare o di uscire: è come vi stesse impartendo un ordine.
  • A volte sanno essere molto furbi, e capiscono che il modo migliore per farsi obbedire è sgranare due occhioni grandi così o scodinzolare o farvi le feste.

Non lasciatevi ingannare, e non cedete mai alle sue richieste, in qualunque modo vi vengano fatte, che siano abbai insistenti, ringhi, lamenti, leccatine alla mano. Dovete essere voi a stabilire i tempi per ogni cosa: il cibo, le passeggiate, le coccole, il gioco.

PRENDETE IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE Tutto ciò che per il cane è piacevole (carezze, bocconcini, perfino la vostra presenza) deve essere concesso solo come premio per un comportamento corretto. Uno dei metodi più semplici che si può attuare tutti i giorni è quello di razionare il cibo. I cani e i lupi in natura non hanno certo il cibo sempre pronto nella ciotola: è il capobranco che decide quando si va a caccia.

Allo stesso modo, dovete far capire al cane che siete voi ad avere il controllo sull’alimento. Se abbaia per chiedere cibo, ignoratelo. Non sgridatelo, non guardatelo nemmeno. Come se lui non fosse lì. Quando è arrivato il momento del pasto, chiamatelo, prendete il cibo, fate mettere seduto il cane o impartitegli un comando qualsiasi, e finché non vi obbedisce non dateglielo.

  1. Appena esegue l’ordine, dategli la ciotola per premiarlo.
  2. In questo modo, VOI avete deciso che è il momento del cibo.
  3. VOGLIO GIOCARE! Stesso discorso vale per i giocattoli, o per le richieste di attenzione.
  4. Accontentereste le richieste di un bambino che invece di andare a scuola vuole sempre giocare? Ignorate le sue richieste finché non smette.

Niente sgridate, niente sguardi. Ignoratelo. Fategli capire che sta sprecando il suo tempo. Quando avrà smesso di chiedere, ignoratelo ancora per alcuni minuti, poi dategli un comando qualsiasi, e solo quando obbedisce, dategli il giocattolo. Ignoratelo anche se abbaia come un ossesso intorno alla tavola, o se piange la notte.

  1. A volte accade che dopo un’ora di fracasso, di infruttuosi “stai buono”, “a cuccia” e simili, alla fine cediamo, lanciandogli finalmente l’ambito bocconcino o portandolo a passeggio, “così almeno sta zitto”.
  2. In questo modo peggioreremo la situazione, perché stiamo fornendo un rinforzo positivo: lui imparerà che abbaiare a lungo è l’unico modo per farsi obbedire; quindi la prossima volta abbaierà ancora più furiosamente e più a lungo.

E’ proprio il caso di dire che si entra nella proverbiale situazione del “cane che si morde la coda”. Ricordatevi che ignorarlo non significa non preoccuparsi del problema, ma è un comportamento attivo, è un messaggio importante che state lanciando al cane : “se fai così, non otterrai nulla”.

  • ALCUNE COSE CHE IL CAPO NON FA MAI
  • Il capobranco non si lascia mordicchiare, nemmeno per gioco: lasciarsi mordicchiare le mani, le caviglie o i piedi significa accettare la sua dominanza, e inoltre il cucciolo non imparerà a dosare la forza del morso.
  • Il capobranco non eccede con le feste quando torna a casa: una carezza, poi torna dal cane quando si sarà calmato.
  • Il capobranco è quello che dorme in posizione sopraelevata rispetto agli altri; se gli permettete di dormire sul letto con voi, presto il cane vi metterà le zampe in testa, non solo in senso letterale!

Il capobranco, riassumendo, è quello che dice cosa fare e quando farlo, e non cede mai alle richieste dei sottomessi. Insegnare comandi semplici al cane ha proprio lo scopo di rafforzare questi ruoli. OGNUNO FACCIA LA PROPRIA PARTE Come vedete, non è sempre facile “pensare come un cane” e comunicare correttamente con lui.

Diffidate del classico consiglio dell’amico, perché si sentono in giro fin troppi luoghi comuni e credenze prive di senso o addirittura controproducenti. Se dovete parlarne col veterinario, prendete appuntamento: quando si parla di educazione del cane, l’argomento non può essere liquidato in dieci minuti; un piccolo problema comportamentale può essere la spia di un difetto nel rapporto uomo-cane, e analizzare questo aspetto può richiedere più tempo di una visita medica.

: Ambulatorio Veterinario ORSAMAGGIORE

Come insegnare al cane a non fare i dispetti?

Fornire distrazioni al cane in assenza del padrone – Ottima mossa per scongiurare eventuali danni domestici dettati dalla noia, () è di dargli dei giochi masticabili come “premio” di modo che non associ il gioco all’assenza del suo padrone. Meglio che i giochi non siano sempre a disposizione del cane cosicché il suo interesse possa essere più vivo e mantenersi tale.