Come È Nato Il Cane
I primi cani I primi cani I migliori amici dell’uomo derivano tutti da 10 razze, che si sono differenziate a partire da 10 mila anni fa.

Aibo, il cane robot giapponese è l’unica “razza canina” che non deriva dai 10 gruppi primitivi recentemente evidenziati. sul futuro dei robot.

Piccoli, grandi, mordaci, da salotto, con orecchie pendule, dagli occhi dolci o da guardia. I cani sono tutti diversi in taglia, colore, comportamento e attualmente ne esistono addirittura 300 razze. Ma se si fa un salto a ritroso di 10 mila anni i “migliori amici dell’uomo” erano solo una decina di tipi.

  • È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori americani che ha indagato la storia del Canis Familiaris,
  • «Per la prima volta abbiamo identificato le varietà progenitrici dei cani attuali – ha detto la ricercatrice Deborah Lynch,- E sono 10».
  • I primi cani che vissero con le popolazioni umane del Paleolitico derivano dall’addomesticamento di lupi grigi ed avvenne in Asia circa 15 mila anni fa.

Poi gli uomini iniziarono a incrociarli tra loro per avere tipi sempre più adatti alla caccia, alla punta, al riporto, etc. In 3/4 mila anni si vennero a differenziare le 10 razze progenitrici. Nei secoli seguenti questo gruppetto di cani è stato ulteriormente selezionato per dare origine alle razze che conosciamo oggi.

  • Storia da cani.
  • Il cane da punta, per esempio, è sorto in Mesopotamia attorno ai 4/5 mila anni a.C.
  • E i moderni Afgani e levrieri sono il risultato dell’evoluzione da questo ramo dell’albero genealogico canino.
  • Per i San Bernardo e i rottweiler la discendenza è diversa; arrivano dal Tibet da antichi cani da lavoro e da guardia.

Malta fu, invece, la terra d’origine di barboncini e carlini che derivano da progenitori selezionati per il gioco e la compagnia.

Le 10 varietà progenitrici vengono classificate in cani da punta, da fiuto, da guardia, da compagnia, del nord, da caccia, acquatici, pointers, terriers e da pastore. ( Notizia aggiornata al 19 febbraio 2004 )

18 febbraio 2004 : I primi cani

Com’è stato creato il cane?

Le origini del cane – I cani (Canis lupus familiaris) sono discendenti dei lupi grigi e sono frutto della domesticazione e della selezione da parte dell’uomo iniziata migliaia di anni fa e che ha prodotto una grande varietà di specie diverse. Secondo recenti studi si ritiene che l’antenato degli attuali cani avrebbe avuto origine circa 15mila anni fa nelle steppe dell’Asia centrale. Dai lupi grigi, secondo gli scienziati, discendono tutti i cani esistenti. Nel diciannovesimo secolo Darwin suggerì come i diversi membri della famiglia dei Canidi e del genere Canis, lupi, coyote e sciacalli, potessero tutti aver giocato un ruolo nell’evoluzione dei cani domestici attuali © Matt Cardy/Getty Images

Qual è il primo cane al mondo?

Basenji (Africa), il cane più antico del mondo – Originaria del Congo, è una razza primitiva utilizzata principalmente per la caccia. I Basenji non abbaiono come gli altri cani ma emettono una specie di ululato. Secondo uno studio scientifico che confronta le analisi genomiche di 161 razze canine, pubblicato da Cell Reports, è a tutti gli effeti la razza canina più antica del mondo.

Come ha fatto il lupo a diventare un cane?

Lupo e cane: parenti – Lupo e cane appartengono alla stessa specie, ma mentre il lupo è una specie biologicamente naturale, il cane è il risultato dell’addomesticamento e della selezione esercitata dall’uomo da almeno 12.000 anni. Il lupo è infatti il progenitore del cane domestico.

L’origine della domesticazione del migliore amico dell’uomo risale potrebbe essere messa in relazione al fatto che i contatti tra lupo e uomo preistorico fossero frequenti, in quanto cacciatori delle stesse prede. Le più accreditate teorie suggeriscono che i lupi seguissero a breve distanza gli umani ed i loro accampamenti sfruttando, come risorsa alimentare, i loro rifiuti.

L’uomo capì che gli straordinari sensi del lupo potevano essere sfruttati sia per la caccia che per allertare gli assembramenti umani in caso di pericolo e così iniziò a prendere e ad addomesticare dei cuccioli di lupi. Con l’evolversi della civiltà, i compiti dei cani si diversificarono e specializzarono; come risultato vennero selezionate varie razze rispondenti alle differenti necessità.

Chi è nato prima l’uomo o il cane?

La storia tra il cane e l’uomo è più antica e complessa di quanto pensassimo Non a caso lo definiamo il miglior amico dell’uomo: in uno pubblicato sulla rivista Science si è portato alla luce come il rapporto tra essere umane e cane sia più antico di quanto pensiamo, La ricerca, portata avanti in primis dai ricercatori dell’ Ancient Genomics Laboratory del Francis Crick Institute di Londra, ha analizzato genomi di cani antichi dell’Eurasia, alcuni vissuti anche 11mila anni fa.

Pur sapendo che il cane è probabilmente il primo animale addomesticato dall’uomo, dallo studio è emerso che durante l’ultima glaciazione erano presenti nel mondo almeno 5 diverse tipologie di cani, abbastanza diffuse in tutto l’emisfero settentrionale. Oltre a questo dettaglio, la ricerca, intitolata Origins and genetic legacy of prehistoric dogs, pone ulteriori spunti importanti per la costruzione della storia genetica dei cani,

Ancora oggi non si conosce il momento esatto del loro addomesticamento, probabilmente la separazione tra cani e lupi è avvenuta tra i 25mila e i 40mila anni fa: anche se lo studio non approfondisce questo tema, i ricercatori sono giunti alla conclusione che tutti i cani provengano da una stirpe ben precisa di lupi che si è ormai estinta.

Ma è quando si incrociano i dati dei genomi umani con quelli canini che la storia si fa più interessante. Di questo e altro ne parliamo insieme a Silvia Ghirotto, docente del dipartimento nel Dipartimento di Scienze della vita e Biotecnologie dell’università di Ferrara e vicepresidente della Società italiana di biologia evoluzionistica,

“Quando si studia questa tipologia di processi, l’addomesticazione e la relazione con una specie come l’uomo che è migrata ovunque, è importante avere un’estensione geografica di campionamento come in questa ricerca. Ed era un po’ questo che mancava – spiega Silvia Ghirotto – : l’informazione antica c’era ma eravamo in possesso di pochi genomi, di qualche sequenza proveniente dal DNA mitocondrial e, provenienti pochi individui e soprattutto localizzati in regioni geografiche specifiche, come ad esempio l’Europa. Ancestry of global dogs today, “Origins and genetic legacy of prehistoric dogs”, Science, 30 ottobre 2020 : La storia tra il cane e l’uomo è più antica e complessa di quanto pensassimo

Come l’uomo ha creato il cane?

I primi cani – Focus.it I primi cani I migliori amici dell’uomo derivano tutti da 10 razze, che si sono differenziate a partire da 10 mila anni fa.

Aibo, il cane robot giapponese è l’unica “razza canina” che non deriva dai 10 gruppi primitivi recentemente evidenziati. sul futuro dei robot.

Piccoli, grandi, mordaci, da salotto, con orecchie pendule, dagli occhi dolci o da guardia. I cani sono tutti diversi in taglia, colore, comportamento e attualmente ne esistono addirittura 300 razze. Ma se si fa un salto a ritroso di 10 mila anni i “migliori amici dell’uomo” erano solo una decina di tipi.

  • È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori americani che ha indagato la storia del Canis Familiaris,
  • «Per la prima volta abbiamo identificato le varietà progenitrici dei cani attuali – ha detto la ricercatrice Deborah Lynch,- E sono 10».
  • I primi cani che vissero con le popolazioni umane del Paleolitico derivano dall’addomesticamento di lupi grigi ed avvenne in Asia circa 15 mila anni fa.

Poi gli uomini iniziarono a incrociarli tra loro per avere tipi sempre più adatti alla caccia, alla punta, al riporto, etc. In 3/4 mila anni si vennero a differenziare le 10 razze progenitrici. Nei secoli seguenti questo gruppetto di cani è stato ulteriormente selezionato per dare origine alle razze che conosciamo oggi.

  • Storia da cani.
  • Il cane da punta, per esempio, è sorto in Mesopotamia attorno ai 4/5 mila anni a.C.
  • E i moderni Afgani e levrieri sono il risultato dell’evoluzione da questo ramo dell’albero genealogico canino.
  • Per i San Bernardo e i rottweiler la discendenza è diversa; arrivano dal Tibet da antichi cani da lavoro e da guardia.

Malta fu, invece, la terra d’origine di barboncini e carlini che derivano da progenitori selezionati per il gioco e la compagnia.

Le 10 varietà progenitrici vengono classificate in cani da punta, da fiuto, da guardia, da compagnia, del nord, da caccia, acquatici, pointers, terriers e da pastore. ( Notizia aggiornata al 19 febbraio 2004 )

18 febbraio 2004 : I primi cani – Focus.it

Quando Dio creò il cane?

“E l’8° giorno, Dio guardò i suoi figli e disse: hanno bisogno di un compagno sincero. Così Dio creo il cane” Non si sa con precisione chi abbia scritto queste parole, ma trovandolo un pensiero molto profondo e reale, abbiamo voluto riportarlo. Forse farà riflettere più di qualcuno. “Non siamo qui per aiutare i cani, anche se pensiamo che sia così. Sono loro che sono qui per aiutare noi. Sono coloro che ci confortano senza motivo, che leccano le nostre lacrime, leniscono le nostre anime e non si aspettano mai niente in cambio. In realtà hanno solo bisogno di un posto caldo per dormire, un buon cibo da mangiare, e qualche carezza sulla testa. Pensateci! “Abbiamo bisogno di qualcuno disposto a sedersi affianco a noi per il gusto di starci vicino. Qualcuno senza ego, a cui non importa dei nostri cappelli o di cosa indossiamo. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci difenda senza giudicare, senza pensare.

  • Qualcuno che ci risollevi lo spirito con cose semplici, mentre lo guardiamo rincorrere la propria coda, mentre gli tiriamo un bastone, o semplicemente con le sue leccate.
  • Qualcuno a cui non importa quello che non abbiamo fatto o non abbiamo potuto comprare o non abbiamo vinto, qualcuno che ci amerà senza motivo.

Così Dio fece il cane. “Probabilmente la più pura di tutte le creature è quella accanto a te ora. Colui che vuole sempre stare vicino a te, non importa che tipo di giornata abbia avuto, non sarà mai troppo di mal umore per stare al tuo fianco, non sconterà mai su di te le sue frustrazioni. : “E l’8° giorno, Dio guardò i suoi figli e disse: hanno bisogno di un compagno sincero. Così Dio creo il cane”

Chi ha scoperto il cane?

Evoluzione –

«Non esiste patto che non sia stato spezzato, non esiste fedeltà che non sia stata tradita, all’infuori di quella di un cane veramente fedele. »
( Konrad Lorenz )

I cani domestici discendono dai lupi grigi Gli studi basati sulla genetica, supportati da ritrovamenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento del lupo grigio ( Canis lupus ) come progenitore del cane domestico, riconosciuto come sottospecie ( Canis lupus familiaris ).

Ancora incerte sono le ipotesi sul processo di domesticazione. Una delle ipotesi più accreditate è quella dei coniugi Ray e Lorna Coppinger, biologi, che propongono la teoria di un “domesticamento naturale” del lupo, una selezione naturale di soggetti meno abili nella caccia, ma al contempo meno timorosi nei confronti dell’ uomo, che avrebbero cominciato a seguire i primi gruppi di cacciatori nomadi, nutrendosi dei resti dei loro pasti, ma fornendo inconsapevolmente un prezioso servizio di “sentinelle”, stabilendosi in seguito nei pressi dei primi insediamenti, e dando il via ad una sorprendente coabitazione tra due specie di predatori, con reciproci vantaggi.

Alcuni di questi “cani selvatici” sarebbero poi stati avvicinati ed adottati nella comunità umana (cani del villaggio, i ” cani pariah ” che si trovano ancora in alcune società, “di tutto il villaggio”, tollerati per il loro ruolo di spazzini e di predatori di piccoli animali nocivi), dando il via ad un perfetto esempio di coevoluzione,

Quasi certamente, come dimostrato anche dagli studi di Dmitrij Beljaev, la naturale selezione basata sulle attitudini caratteriali al domesticamento ha provocato la comparsa di mutamenti fisici (dalla riduzione del volume cranico, all’accorciamento dei denti, ma anche la comparsa di caratteri quali le chiazze bianche sul mantello e le code arricciate).

In una ricerca pubblicata nel 2013 sulla rivista scientifica Science, alcuni ricercatori dell’ Università di Turku in Finlandia hanno utilizzato il DNA mitocondriale, comparando il genoma di 18 canidi preistorici europei e americani con uno spettro del genoma di cani e di lupi attuali. Cranio di cane addomesticato preistorico, rinvenuto in Siberia, vecchio di 33.000 anni Questo studio contraddirebbe la tesi secondo la quale le prime domesticazioni siano avvenute in Asia in popolazioni stanziali; anche se episodi “abortiti” di domesticazione sono avvenuti in varie epoche e luoghi.

In Europa il primo resto archeologico di cane è stato ritrovato in Belgio nella caverna di Goyet (nelle Ardenne ) e risale a 31.000 anni fa. Scoperto nel 1870 si è ritenuto per molto tempo che fosse un lupo ma nel 2007 è stato ristudiato e ricatalogato. Inoltre, nei siti archeologici più antichi, numerosi sono i ritrovamenti di resti di cani (che pure testimoniano le prime differenze dall’antenato selvatico).

La testimonianza più antica di un legame fra cani ed umani risale al Gravettiano (circa 28.000 anni fa) e sono le orme di un bambino e di un cane ritrovate presso la grotta di Chauvet, nel sud della Francia, Sono stati scoperti siti tombali risalenti allo stesso periodo (25.000/28.000 anni fa) che dimostrano una sepoltura rituale di cani (introduzione di un osso di mammut nella bocca di uno dei tre cani ritrovati). Un dipinto, che ritrae un boxer vicino alla sua cuccia Alla luce delle esperienze in cui si è tentato di addomesticare il lupo (tentativi tutti miseramente falliti) o di ibridazione dello stesso con i cani (gli unici due tentativi riusciti, dopo innumerevoli peripezie, sono il cane lupo cecoslovacco ed il Saarloos, in quanto il lupo italiano è molto probabilmente, secondo studi genetici recenti, un cane a tutti gli effetti), sembra alquanto inverosimile che la prima differenziazione tra razze diverse sia da attribuire alle diverse sottospecie di lupo (che, secondo la tradizione, vennero addomesticate quasi contemporaneamente in diverse parti del mondo, in situazioni geografiche e climatiche altrettanto dissimili); appare più logico, invece, che le prime razze siano state selezionate in maniera molto più semplicemente empirica tramite l’accoppiamento di cani pariah con caratteristiche analoghe (ad esempio i levrieri ancestrali possono essere stati il frutto di selezione fra cani snelli, veloci ed abili predatori, così come gli antenati del Basenji furono selezionati accoppiando cani di piccola taglia con gambe snelle particolarmente abili nel cacciare i topi ).

Successivamente, i soggetti più dotati fisicamente e/o attitudinalmente per i diversi impieghi, furono selezionati con metodi sempre più efficaci: a quanto pare i primi ad effettuare un processo selettivo sistematico furono i romani intorno al III – IV sec.a.C. Può essere interessante osservare come le grandi variazioni morfologiche che hanno permesso al lupo di “trasformarsi” in alano, chihuahua oppure bassotto, si siano presentate nel corso dei secoli in forma involontaria, vere e proprie mutazioni spontanee che l’uomo ha saputo sfruttare.

Si sono talvolta sfruttate quelle che potevano apparire assurde bizzarrie genetiche, quali il nanismo acondroplasico (arti corti su corpi normali), utili in cani adibiti a seguire la selvaggina nel folto dei cespugli, o dentro le tane: ecco la comparsa delle forme “bassotte” in molte razze da caccia.

  • cani primitivi – Discendenti del lupo; con proporzioni della testa e struttura generale fortemente lupine, orecchie erette. Esempi: Groenlandese, Pharaon hound, Basenji, Västgötaspets, Siberian Husky, Samoiedo ;
  • pedomorfi di primo grado – teste allungate, stop accentuato, orecchie semi erette. Sono segugi e cani paratori, con spiccato istinto all’inseguimento. Esempi: Wolfhound, Bloodhound, Bracco, i Collie, i Terrier, Bassotto ;
  • pedomorfi di secondo grado – teste più larghe, musi più quadrati, stop marcato, orecchie pendenti, pelle più spessa. Cani giocatori con gli oggetti, buoni riportatori. Esempi: Terranova, Golden Retriever, Barbone, Cavalier King Charles Spaniel, Bichon Frisé ;
  • pedomorfi di terzo grado – accentuati diametri trasversali, musi corti o cortissimi, occhi frontali, orecchie piccole e cadenti, cute abbondante che forma rughe, molto predisposti all’accumulo di grassi. Cani “lottatori” (anche nella forma giocosa), fortemente territoriali e diffidenti. Esempi: i mastini, i cani da montagna, i cani da presa, Bulldog, Carlino, Pechinese,

Nel tempo, l’uomo ha selezionato diverse razze e varietà di cani per avere un aiuto nelle sue attività: esistono quindi razze di cani da pastore, da caccia, da guardia, da compagnia, da corsa,

Perché i lupi mangiano i cani?

I lupi attaccano i cani? La risposta è sì. In Europa, America e Asia, sono stati documentati casi di attacchi e uccisioni di cani da parte del lupo e con pochissime eccezioni (vedi sotto), possono considerarsi eventi rari (numero basso di cani uccisi annualmente), così come di lupi che si alimentano su carcasse di cane.

La gran parte degli attacchi è da attribuirsi a tre specifiche situazioni: 1) cani da caccia lasciati liberi o persi (spesso feriti) durante le battute di caccia in ambienti frequentati da lupi; 2) cani da compagnia lasciati incustoditi o alla catena nell’intorno dell’azienda/abitazione in ambienti rurali; 3) cani da protezione in difesa del bestiame.

Le ricerche per comprendere quali siano le motivazioni dietro a questi attacchi non sono ancora conclusive, ma sono probabilmente legate a meccanismi di difesa territoriale e/o competizione naturale tra canidi (i lupi avvertono i cani come una minaccia), ma anche alla ricerca di cibo.

Inoltre, molti fattori possono contribuire a far si che dei lupi imparino a riconoscere un cane come preda (e quindi cibo) o che si trovi nelle condizioni di attaccare o difendersi: 1) assenza di prede naturali (in mancanza di altre risorse di cibo possono predare i domestici); 2) lupi confidenti che occupano territori antropizzati (con aumento delle occasioni d’interazioni con cani); 3) presenza di attrattivi che richiamano i lupi in contesti di copresenza con i cani (es.: carcasse di domestici, bestiame domestico, elevata concentrazione di prede selvatiche; i lupi sono attratti non dai cani, ma da altre risorse di cibo); 4) una gestione dei cani che aumenta le probabilità di incontro reciproco o che rende più vulnerabili i cani stessi (es.

cani tenuti alla catena in aree di presenza di lupi, cani lasciati liberi durante le battute di caccia e cani da protezione e non lasciati vaganti). Per quanto concerne l’Europa, soltanto in Spagna, Russia e Romania sono state documentate situazioni (ma che si contano sulle dita di una mano!) in cui cani costituiscono un cibo ricorrente nella dieta dei lupi, ma parliamo di ambienti totalmente alterati dall’uomo (aree con scarse prede selvatiche o situazioni in cui un branco di lupi si è stabilizzato vicino a piccole città).

In Italia, negli ultimi 4-5 anni sono stati documentati dei casi nell’area dell’ Appennino tosco emiliano (in particolare nelle province di Reggio Emilia e Parma, ma più recentemente anche Modena, Forlì e Cesena), nel caso di cani da caccia durante le braccate al cinghiale o in aree di compresenza di aziende agricole, attrattivi (resti di carcasse o placente nei pressi delle aziende) e cani da compagnia e da lavoro (Wolf Appennine Centre, com.

pers.). Anche se il fenomeno è raro, il suo impatto emotivo (affezione da parte dei padroni) ed economico nel caso di cani da caccia e protezione) può essere di dimensioni importanti sul singolo proprietario e allevatore. Maggiore custodia dei cani da compagnia o da guardia e misure di protezione per i cani da caccia (collari GPS per rintracciare gli animali, attrezzatura di protezione, ecc.), possono contribuire a mitigare i conflitti.

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Perché il lupo non abbaia?

Etologia: la caccia – Il lupo è un cacciatore sociale per eccellenza, ma, almeno allo stato attuale di grande rarefazione, non sempre si mostra animale di branco: la sua socialità è, infatti, un adattamento alla predazione di grandi animali. Il lupo mostra grande adattabilità e riesce a sopravvivere anche in luoghi o in periodi in cui le grandi prede scarseggiano: ripiega allora sulle prede minori, per la cattura delle quali non occorre l’azione coordinata di più individui e i branchi si possono frammentare o singoli individui possono vagare separatamente nei terreni di caccia.

  • Questa adattabilità ha permesso al lupo di sopravvivere alla persecuzione plurisecolare da parte dell’uomo, del quale è un competitore per le stesse prede e un parassita che si nutre degli animali domestici; nel sec.
  • XX, a causa sia delle armi da fuoco sempre più sofisticate adottate dall’uomo sia delle leggi venatorie di molti Paesi, che includevano il lupo nelle liste degli animali cosiddetti “nocivi”, ha rischiato la scomparsa da molte regioni del pianeta.

Il comportamento del lupo è oggi conosciuto attraverso studi effettuati su popolazioni senz’altro decimate ma in buona salute e probabilmente non è molto cambiato rispetto a quello dei suoi antenati. Le dimensioni delle prede del lupo variano da quelle dei piccoli Roditori, che i singoli individui catturano mettendone le tane allo scoperto, a quelle dei grandi Ungulati quali gli alci e i cervi, per la cui cattura occorre la cooperazione di un intero branco; in condizioni di penuria, comunque, il lupo si accontenta di animali morti e di avanzi di discarica; inoltre, a seconda delle stagioni e delle aree, mangia una quantità di vegetali, come bacche, frutti, ecc.

  1. Normalmente il lupo vive in branchi formati da una coppia riproduttrice e dalla sua progenie, alle quali possono essere aggregati altri individui.
  2. I branchi dell’America settentrionale non superano generalmente le 15-20 unità, ma quelli siberiani possono contarne alcune decine.
  3. L’ululato, così caratteristico del lupo, serve alla comunicazione fra i membri del branco dispersi, ma spesso i lupi riuniti ululano in coro per pura eccitazione.

Inoltre, fatto meno noto, i lupi abbaiano come i cani. Animali territoriali ma assai mobili, i lupi possono percorrere parecchie decine di chilometri in un solo giorno e di fatto vagano continuamente entro i confini di territori che, per branchi di 15 lupi, possono estendersi su oltre 150 km².

Qual è stato il primo animale scoperto dall’uomo?

Tabella comparativa – I nomi delle specie in grassetto indicano l’esistenza di numerosi fossili. Sono elencate anche le specie di attribuzione non ancora definitiva Uomo di Neanderthal: ricostruzione

specie periodo (milioni di anni fa) luogo altezza (m) peso (kg) volume del cervello (cm³) fossili scoperta / pubblicazione del nome
H. habilis 2.5–1.5 Africa 1.0–1.5 33–55 510-600 molti 1960 / 1964
H. rudolfensis la sua appartenenza al genere Homo è incerta 1.9 Kenya 1 teschio 1972 / 1986
H. gautengensis classificato anche come Homo habilis 1.9–0.6 Sudafrica 1 600 tre individui 2010 / 2010
H. ergaster classificato anche come Homo erectus 1.8–1.3 Africa 700–850 molti 1975
H. erectus 1.7–0.07 Africa, Eurasia ( Giava, Cina, India Caucaso ) 1.8 60 900–1100 molti 1891 / 1892
H. antecessor classificato anche come Homo heidelbergensis 1.2–0.8 Spagna 1.75 90 1000 2 siti 1997
H. cepranensis un singolo fossile, forse di Homo erectus 0.9-0.35 Italia 1000 1 teschio 1994 / 2003
H. heidelbergensis 0.6–0.35 Europa, Africa, Cina 1.8 90 1100–1400 molti 1908
H. rhodesiensis classificato anche come Homo heidelbergensis 0.35–0.12 Zambia 1300 molto pochi 1921
H. neanderthalensis forse una sottospecie di Homo sapiens 0.35–0.04 Europa, Asia occidentale 1.7 55–70 1200–1900 molti ( 1829 )/ 1864
H. naledi 0.33-0.23 Sudafrica 1.5 45 450 15 individui 2013 / 2015
H. floresiensis classificazione incerta ?–0.05 Indonesia 1.0 25 400 7 individui 2003 / 2004
H. tsaichangensis forse Homo erectus 0.19-0.01 Taiwan 1 individuo prima del 2008 / 2015
H. sapiens (essere umano moderno) 0.3(?)/0.2–presente Tutto il mondo 1.5–1.9 50–100 950–1800 vivente —/ 1758
H. di Denisova forse una sottospecie di Homo sapiens o un ibrido 0.04 Russia 1 sito 2010
Red Deer Cave people forse una sottospecie di Homo sapiens o un ibrido 0.0145-0.0115 Cina molto pochi 2012

Qual è stato il primo animale scoperto?

La dickinsonia, il primo animale del mondo, appartiene ad un periodo storico iniziato non meno di 635 milioni di anni fa.

Come erano i cani nella preistoria?

La variabilità morfologica dei cani preistorici europei è stata oggetto di uno studio comparativo confrontando quella dei cani moderni. I ricercatori si sono concentrati in particolare sull’analisi delle mascelle dei canidi preistorici, alcune caratteristiche che illustrano l’adattamento dei cani a varie pressioni legate allo stile di vita o alla dieta.

Dal Chihuahua al San Bernardo, passando per i levrieri Borzois con i loro crani incredibilmente allungati, i cani di oggi presentano un’eccezionale varietà di forme, mentre discendono tutti dallo stesso antenato, il lupo grigio. Questa elevata variabilità è solo molto recente, in quanto legata alle selezioni intensive effettuate negli ultimi 200 anni per la creazione delle 355 razze oggi riconosciute dalla Fédération Cynologique Internationale,

Ma cosa sappiamo dell’apparizione dei primi cani, in epoca preistorica? Questa è la domanda che si sono posti i ricercatori, lo scorso 18 maggio, sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B, La nostra ricerca ha mostrato, per la prima volta, che in questo primissimo periodo i cani avevano già un’ampia varietà di dimensioni e forme della testa.

Tutti i cani attuali provengono dallo stesso antenato utti i cani provengono dallo stesso antenato: il lupo grigio. Almeno 15.000 anni fa nel Paleolitico superiore (la data esatta e il luogo dell’addomesticamento rimangono oggetto di dibattito), lupi impavidi e aggressivi appartenenti a una stirpe ormai estinta sarebbero stati attratti dagli accampamenti umani, probabilmente per trarre vantaggio dal cibo avanzato,

Gli uomini preistorici si sarebbero poi avvicinati a questi lupi, portando loro un aiuto per cacciare o per proteggere i loro accampamenti dagli attacchi di altri predatori. Avremmo addomesticato i meno selvaggi, facendoli riprodurre e così addomesticandoli nel tempo.

  1. Questo addomesticamento è stato accompagnato da molte modificazioni genetiche, fisiologiche, comportamentali e persino fisiche, la maggior parte delle quali non intenzionali.
  2. Tra i cambiamenti morfologici, archeologi (gli esperti di relazioni uomo-animale in passato) e paleogenetisti hanno notato variazioni nel colore del mantello, una riduzione delle dimensioni, differenze meno marcate tra maschi e femmine e la conservazione di tratti piuttosto giovanili, che si traduce in alterazioni delle dimensioni del cranio con muso fortemente marcato e accorciato e anomalie dentarie più frequenti (assenza o rotazione di alcuni denti) per mancanza di spazio.

Inoltre, uno studio condotto a partire dagli anni ’60 in Siberia ha dimostrato che selezionando le volpi più curiose e meno aggressive nel corso delle generazioni (ricreando così le condizioni ipotetiche dei primi incontri tra uomini e lupi), gli animali diventavano sempre più docili, i loro livello di stress (apprezzato dalla secrezione di cortisolo) in diminuzione, e che presentavano le stesse differenze morfologiche di quelle osservate dagli archeologi durante il passaggio dal lupo al cane.

L’addomesticamento avrebbe modificato anche l’anatomia dei muscoli del viso, così da consentire l’inarcamento delle sopracciglia. Una diversificazione dei cani dal Neolitico? Successivamente durante il Neolitico, nell’Eurasia occidentale, gli esseri umani optarono gradualmente per una vita sedentaria e si dedicarono all’agricoltura.

Questi cambiamenti nel nostro modo di vivere molto probabilmente hanno influenzato i nostri compagni canini, rendendoli ancora più diversi dai loro antenati selvaggi. In particolare, gli esseri umani preistorici sono stati in grado di selezionare morfologie adatte allo svolgimento di determinati compiti, come la caccia alla grossa selvaggina o la difesa di accampamenti e villaggi.

  1. Tuttavia, solo pochi studi hanno tentato di descrivere la morfologia del cane dai resti ossei.
  2. Ad esempio, uno studio scozzese ha tentato una ricostruzione facciale dal cranio di un cane datato circa 4.500 anni fa e trovato in una necropoli nella regione di Cuween Hill nell’arcipelago scozzese delle Orcadi.

Sulle ossa ricostruite, le cui dimensioni evocano il nostro moderno border collie, sono stati utilizzati silicone e argilla per ricostruire il volume dei muscoli. E’ stata poi aggiunta una pelle, scegliendo la pelliccia in modo da ricordare il lupo grigio europeo.

Una ricostruzione simile è stata fatta di recente per un cane ancora più vecchio, datato circa 7.600 anni fa. Altri studi, purtroppo dispersi, si sono basati su misurazioni effettuate sulle ossa per descrivere la forma di questi cani preistorici. Questa ricerca si confronta con il problema della conservazione dei resti ossei (i resti cranici sono rari e spesso molto frammentati), si riferisce a piccoli campioni e si limita allo studio di determinate regioni o periodi, senza cercare di avere più della variabilità di cani in Europa sulla scala della preistoria.

Inoltre, il metodo utilizzato è generalmente molto rudimentale e non consente di descrivere con precisione la forma delle ossa (al massimo abbiamo stime di robustezza o altezza al garrese da misurazioni effettuate sulle ossa lunghe, e indicazioni dimensionali da misurazioni effettuate sugli elementi del cranio).

  1. Pertanto, ad oggi, nessuno studio ha documentato in modo preciso e affidabile la variabilità morfologica dei cani alla scala della Preistoria e dell’Europa.
  2. Nel nostro studio, abbiamo studiato un campione di oltre 500 mascelle inferiori (mandibole) di cani europei datati da 11.100 a 5.000 anni prima dei nostri giorni, cioè dal Mesolitico fino all’inizio dell’età del bronzo, quando i cani erano già ben differenziati dai lupi.

Ci siamo basati sulla mandibola perché è l’osso più frequente e meglio conservato in un contesto archeologico. Inoltre, la mandibola resta un buon indicatore della forma generale della testa e può essere utilizzata per dare un significato funzionale alle variazioni di forma osservate.

  • Possiamo quindi stimare se i muscoli masticatori fossero più o meno sviluppati e quali agissero di più durante il morso.
  • Abbiamo utilizzato metodi 3D per descrivere con precisione la forma di queste mandibole, ovvero le dimensioni e le proporzioni all’interno dell’osso.
  • Per quantificare questa variabilità e confrontarla con quella dei nostri cani attuali, abbiamo utilizzato un repository composto da un centinaio di cani moderni di varie razze o restituiti allo stato selvatico (dingo australiani), oltre a pochi lupi (moderni e vecchi),

I risultati del nostro studio Il nostro studio ha mostrato, per la prima volta, che in questo primissimo periodo i cani avevano già un’ampia varietà di dimensioni e forme della testa. I cani preistorici europei avevano mandibole delle stesse dimensioni di alcuni attuali cani di taglia media come l’husky o il golden retriever, o della stessa taglia dei nostri attuali beagle, o anche cani di piccola taglia come il Pomerania (chiamato anche spitz nano) o il bassotto.

  • In ogni caso, avevano tutti mascelle significativamente più piccole rispetto al più piccolo dei lupi moderni o archeologici nel nostro campione.
  • Non abbiamo trovato taglie estremamente grandi (come i moderni Rottweiler o i Borzois Greyhound per esempio) o estremamente piccole (come gli Yorkies o i Chihuahua).

Anche in termini di forma, non abbiamo identificato una forma molto estrema, quindi nessun equivalente a razze altamente modificate come il Rottweiler, il Borzoi Greyhound, il Bulldog francese, il Bassotto o il Chihuahua. La maggior parte dei cani aveva una conformazione media, simile ai beagle odierni o ad altre razze come l’husky, ma c’era una certa variabilità con teste più allungate (mandibole simili a quelle di Sloughi o levrieri whippet, o Pomerania).

  • Se ci aspettavamo questo risultato e questa minore variabilità dei cani preistorici rispetto ai cani moderni.
  • Non ci aspettavamo quello che abbiamo dimostrato in seguito.
  • Abbiamo evidenziato che parte della variabilità dei cani preistorici non sembrava avere un equivalente tra i nostri cani attuali o tra i lupi.

Il che sorprende, dato che ci siamo assicurati di includere tutti i possibili tipi di morfologia integrando gli estremi (cani di piccola o grande taglia con muso corto o lungo, cani con morfologia cranica leggermente modificata come beagle o dingo). Ci si poteva quindi aspettare che i cani preistorici si posizionassero da qualche parte in questa variabilità.

È vero che il nostro campione moderno non era esaustivo al momento dello studio, ma da allora abbiamo effettuato ulteriori analisi aggiungendo cani randagi (senza morfologia particolarmente selezionata), e si scopre che non sono sufficienti per spiegare queste uniche forme osservate nei cani preistorici europei.

È più che probabile che aggiungendo cani al corpus moderno, facciamo sempre questa osservazione. Questo ci porta a chiederci se alcune forme potrebbero non essere scomparse. Inoltre, abbiamo individuato peculiarità anatomiche nei cani preistorici rispetto ai cani moderni, il che permette di riconoscerli con certezza.

Questi tratti discriminatori possono, tra l’altro, illustrare l’adattamento dei cani alle pressioni selettive legate al loro ambiente e al loro modo di vivere. In effetti, i cani europei preistorici hanno mascelle forti e arcuate, il che suggerisce che usassero di più il muscolo temporale. Una possibile spiegazione è che mangiavano cibi più duri e difficili da masticare rispetto ai nostri cani nutriti con crocchette.

Un’altra ipotesi è che sarebbero stati utili per difendere accampamenti e villaggi o per aiutare a catturare selvaggina di grossa taglia durante la caccia. Infine, abbiamo mostrato una maggiore flessibilità all’interno della mandibola dei cani archeologici: nei cani moderni la forma della parte anteriore della mandibola è fortemente legata a quella della parte posteriore della mandibola, a causa di vincoli evolutivi, mentre ciò è meno vero nella preistoria dei cani.

Questa maggiore flessibilità avrebbe potuto consentire ai cani di adattarsi più facilmente a cambiamenti improvvisi della dieta, ad esempio. In questo studio, abbiamo mirato a descrivere in modo molto globale la variabilità morfologica dei cani europei nella preistoria, confrontandoli con i cani moderni, senza cercare di spiegare questa variabilità o di seguire l’evoluzione morfologica dei cani durante la preistoria.

Sarà necessario un lavoro futuro per decifrare, con rigore, come le differenze geografiche e culturali (che incidono sul posto concesso al cane nelle società o sulla loro dieta) possano aver influito sulla morfologia dei nostri alleati canini durante questo periodo.

Che cosa è il cane per la Bibbia?

Gianfranco Nicora, Tobia, il cane e l’Angelo Gianfranco Nicora Tobia, il cane e l’Angelo Premessa La tradizione cristiana è la più arretrata nel riconoscimento e rispetto del mistero degli animali.Molti teologi o religiosi ammutoliscono o, se aprono bocca, parlano a sproposito quando sentono parlare di Teologia degli Animali e non si rendono conto che anche noi siamo animali,esseri animati dal soffio divino che dona la vita a angeli, uomini, viventi non umani: cani,gatti, bestiame, volatili, animali selvatici, pesci, alberi, foreste, fiori, erbe, frumento, viti e che quindi la Teologia degli Animali altro non è che un discorso ( logos) sul rapporto tra DIO (TEOS) e le sue creature, che hanno un’anima.

Alla luce di queste premesse mi piace partire dal Libro di Tobia, che contiene tutti i personaggi umani e non umani viventi e il prezioso cameo sul cane. Questo grazioso libretto e’ un grande affresco che descrive il viaggio come simbolo della vita. L’immagine biblica di Tobia, che parte per un lungo viaggio accompagnato da un angelo e dal suo cane “Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro” (Tobia 6,1), è la parabola del nostro cammino sulla terra, durante il quale animali e angeli ci sono compagni, fratelli e amici.

Se è vero che noi ci prendiamo cura di loro è ancor più vero che loro si prendono cura di noi e in molteplici circostanze ci dimostrano il loro affetto e i loro sentimenti ll libro di Tobia nulla ha a che vedere con la storia, si tratta infatti di un racconto popolare a lieto fine il cui scopo è sapienziale-didattico.Lo scopo principale dell’autore è quello di esaltare la fedeltà alla Legge di un ebreo della diaspora, costretto a vivere in mezzo a popoli pagani.

Questo scopo è delineato con uno stile che si può definire “romanzesco”, fatto com’è di colpi di scena, di trovate geniali e di irruzioni del Soprannaturale nella vita quotidiana, che lasciano il lettore con il fiato sospeso fino al lieto fine.La parte centrale del testo è dedicata alle vicende di un uomo non vedente, chiamato Tobi e di suo figlio Tobia, che viene inviato dal padre a ritirare del denaro, che un parente gli doveva.Tobia si mette in cammino accompagnato dal suo cane e da Azaria, che si offre di proteggerlo durante il viaggio.Il giovane non immagina certo che Azaria sia un Angelo, che si cela sotto le spoglie del viandante, anche se questi dimostra subito una sapienza non comune, consigliando ad esempio al suo protetto di conservare il fiele, il cuore e il fegato di un pesce da lui catturato nel grande fiume Tigri.

È sempre lo stesso Azaria ad informare Tobia della triste vicenda di sua cugina Sara, condannata dal demonio ad essere perennemente vedova. Tobia si innamora di lei e la chiede in sposa.Asmodeo, lo spirito maligno, è però in agguato e progetta l’uccisione di Tobia.

  • Azaria/Raffaele è pronto però con un esorcismo: brucia il cuore e il fegato del pesce, (seguendo probabilmente un rituale ebraico antichissimo per allontanare il Maligno), ed Asmodeo fugge per sempre.
  • Infine Tobia, Sara ed Azaria fanno rientro a Ninive: “partirono; venne anche il cane dietro a loro” ( Tobia 11,4 ).

Si arriva così alla parte conclusiva del viaggio: il padre Tobi guarisce dalla cecità non appena il figlio gli applica sugli occhi il fiele del pesce. A questo punto il padre vorrebbe ricompensare Azaria, che invece manifesta la sua natura angelica ritornando in Cielo tra lo stupore dei protagonisti.Il capitolo 13 contiene un brano di alta poesia, il cosiddetto Cantico di Tobia, un vero e proprio inno a Sion, che testimonia l’appassionata nostalgia dell’Ebreo della diaspora nei confronti della Città Santa, attraverso immagini di beatitudine che preannunciano l’Apocalisse di Giovanni.Oltre a tutti i personaggi appena descritti e presenti in questa storia compaiono altri esseri viventi non umani: Il cane domestico, che accompagna Tobia: “Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro”( Tobia 6,1) e nella strada del ritorno ” venne anche il cane dietro a loro” ( Tobia 11,4 ).

La Bibbia cita frequentemente i cani. Erano usati come da guardia per le case e proteggevano e controllavano greggi di pecore e di capre. Erano allevati specialmente per la caccia. Vi erano numerosi branchi di cani selvatici che vivevano fuori città presso i depositi di rifiuti. Erano così feroci e temuti che nemici crudeli erano spesso loro paragonati.

Il cane era considerato impuro e quindi non lo si poteva mangiare. Nel VI secolo a.c. la cultura considerava il cane come essere immondo. Qui il cane viene presentato per la prima volta come amico e compagno, assieme all’angelo e in contrapposizione al demonio Asmodeo.

  • Il pesce: “si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri.
  • Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand’ecco un grosso pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare.
  • Ma l’angelo gli disse: -Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire-.
  • Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva.

Gli disse allora l’angelo: – Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili” (Tobia 6,3-10. I passeri, accusati di aver causato la cecità di Tobi ” Per il caldo che c’era tenevo la faccia scoperta, ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri.

  • Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, finché divenni cieco del tutto”.
  • Il capretto che entra in casa belando “fecero dono di un capretto per il desinare.
  • Quando il capretto entrò in casa mia, si mise a belare” (Tobia 2,12-13).
  • L’angelo: Il nome Raffaele significa “Il Signore guarisce”.

Nel libro di Tobia viene ampiamente sviluppato il tema dell’angelologia ebraica, ripresa anche dal libro di Daniele e da molti apocrifi. Questa è una prova della composizione assai tardiva del libro, perchè l’angelologia e la demonologia si svilupparono principalmente sotto l’influsso ellenistico.

Raffaele, che si è sempre comportato come un’entità personale dotato di propria volontà e non come un alter ego di JHWH, dice di sé stesso: “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore” (Tobia 12,15 ).Quanto alla parola “angelo”, essa deriva dal greco “messaggero”; agli angeli vengono contrapposti i demoni, visti dall’ebraismo e poi dal cristianesimo come angeli caduti, nemici di Dio e degli uomini.

La parola greca “daimones” indicava i “geni”, esseri intermedi fra gli déi e gli uomini. Solo in epoca ellenistica demone diventa sinonimo di spirito maligno, in precedenza tale parola non possedeva alcuna connotazione negativa. Animali e angeli nella cultura teologica vengono scarsamente considerati, forse perché della loro esistenza non siamo molto convinti e soprattutto perché non ci accorgiamo della loro presenza Appaiono e poi spariscono.” (come tre mila anni fa nella vicenda di Tobia).

  1. Il diavolo: in Tobia 3,8 compare uno dei pochi demoni chiamati dalla Bibbia con il suo nome: Asmodeo.
  2. Il suo nome deriva dal persiano “Aeshma Deva”, cioè “colui che fa morire” anche in contrapposizione a Raffaele, che significa “Dio guarisce”.
  3. Certamente Asmodeo era un personaggio preesistente al libro di Tobia e ben noto alle leggende ebraiche; compare ad esempio nell’apocrifo “Testamento di Salomone” dove è presentato proprio come nemico dell’unione coniugale.

La descrizione della cacciata di Asmodeo da parte di Raffaele in Tobia (6, 17-18) è legata proprio ad antichissime pratiche esorcistiche: nell’Oriente antico si era convinti che il fumo nauseabondo fosse indigesto a spiriti e demoni e che quindi li facesse fuggire.

Si noti però che questo rito, un po’ ingenuo e quasi sciamanico, non basterebbe da solo a salvare Tobia se lo stesso Raffaele non intervenisse ad incatenare il demonio. Che dire, in conclusione, di un libro come quello di Tobia? Le parole più adeguate a descriverlo sembrano quelle usate da Martin Lutero: “Se si tratta di storia, è storia sacra; se si tratta di poesia, è un poema davvero bello, salutare e proficuo, opera di un poeta geniale, commedia fine e amabile”.

In questa storia sacra tutti i personaggi, umani e non umani, in particolare cane e Angelo, con le loro vicende ci rimandano ai più noti testi di Genesi. Qui l’affresco diventa cosmico e il viaggio ha inizio dalle profondità dei millenni quando tutto il creato (cielo, terra, acqua, fuoco, sole, luna, piante, animali, uomo, angeli) nasce dal soffio dello spirito di Dio.

Il primo racconto della creazione E’ il primo testo di ecoteologia (οἶκος, “casa”, “ambiente”). La struttura del racconto vede in Dio un architetto, che prepara gli ambienti, le stanze e poi vi colloca gli abitanti, che vivono tutti sotto lo stesso tetto nei diversi piani della casa. Il testo è poetico e il suo genere letterario è didattico; in un contesto culturale politeista e manicheo insegna che: · l’universo è opera di Dio; · tutte le creature (anche l’ erba verde) sono opera della Sua Bontà e della Sua Bellezza; · ogni creatura è immagine di Dio, che vi si rispecchia (Gen 1,31 “vide che era cosa molto buona”, in ebraico tov significa sia buono che bello); l’uomo (maschio e femmina), creato a immagine di Dio, deve prendersi cura del creato, esattamente come fa Dio nei confronti di tutte le sue creature.

Il senso del verbo kavash non è tanto “soggiogare”,quanto piuttosto prendersi cura della terra in un rapporto amoroso, armonioso e ordinato. Quanto al verbo tradotto usualmente con “dominare”, radah, indica reggere, guidare, con un’azione che è quella del pastore, che ama il suo gregge,

· In questi testi la visione è teocentrica perché tutte le creature riflettono la bellezza e la bontà di Dio e il rapporto uomo/animali si può ricondurre al modello della fraternità, della bellezza e della bontà che ritroviamo anche ne: 1.3.2 Il secondo racconto della creazione dove si ha l’immagine di Dio come di un Vasaio.

Il Creatore prende del fango e lo modella a corpo umano, cui dà poi vita con il suo alito vitale “Tu mandi il tuo spirito, ed essi sono creati” (Sal.104,30). Il racconto prosegue con tre quadri, in cui non avviene nessun cambiamento di scena se non l’ingresso o l’uscita di un personaggio.

Nel terzo quadro fa la sua apparizione la donna. Primo quadro. Appare Dio che delibera: “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto conveniente a lui” (Gn 2:18). La scena è suggestiva: Tutto appare perfetto, ma Dio si ferma per riflettere su un vuoto che ha notato nella sua creazione. “Il terroso” (הָאָדָם, haadam, “Adamo”) che Dio “pose nel giardino dell’Eden” (v.15), ovvero ἐν τῷ παραδείσῳ, “nel paradiso”, non poteva essere felice stando da solo: “Non è bene che l’uomo stia solo” (Gn 2:18, ).

Il maschio non è un essere umano completo. E Dio dice: “Gli farò un sostegno come una che gli sta di fronte “, Secondo quadro. Adamo passa in rassegna gli animali, “ma per l’uomo non si trovò un sostegno come una che gli sta di fronte”. L’unico risultato è che Adamo dà il nome a tutti gli animali: “In qualunque modo l’uomo avesse chiamato ogni essere vivente, quello doveva essere il suo nome.

  • E l’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi” (Gen.19,20).
  • Nel linguaggio biblico, imporre il nome significa riconoscere la propria paternità su chi riceve il nome.
  • Terzo quadro.
  • Dio dà una compagna femmina tratta dalla sua metà (Gn 2:21,22).
  • Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne” (v.23).

La chiama “uoma אִשָּׁה (ishà); femminile di אִישׁ (ysh), “uomo”] perché è stata tratta dall’uomo ” (v.23). Ora Adamo non è più semplicemente un “terroso” (אָדָם, adàm): ora lui è אִישׁ (ysh), “uomo”, e lei è אִשָּׁה (ishà), “donna”. Anche questo racconto appartiene al genere letterario didattico e in un contesto culturale maschilista in cui la donna è sottoposta all’uomo e quasi considerata allo stesso piano della farina di frumento che impasta, della macina, che frantuma i chicchi di grano e dell’asino, che fa girare la pietra, insegna che: · femmina e maschio hanno pari dignità e sono complementari l’una all’altro; · l’uomo è animato dallo stesso alito di vita che lo accomuna a tutti gli altri esseri viventi; Ritroviamo anche qui il modello della fraternità.

  • Il rapporto tra l’ uomo e gli altri esseri viventi è un rapporto padre-figlio, come Dio è Padre per noi così gli altri esseri viventi sono nostri fratelli, anzi nostri figli.
  • Come non ricordare a tal proposito la pecorella di 2 Sam 12,3 cresciuta nella casa del povero “insieme con i figli, mangiando il suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno come una figlia”.

Il primo atto compiuto dall’uomo dopo la creazione è quello di dare il nome ad ogni animale introducendolo così nella sfera dei viventi; nella tradizione ebraica dare il nome ad un individuo significava riconoscerlo come figlio. Gli animali che popolano la terra non solo sono esseri viventi, ma in un certo senso, ricevendo il nome dall’uomo, ne ricevono lo stesso soffio di vita e ne sono figli.

  1. Possiamo sicuramente dire che esiste un rapporto di fratellanza interspecifica e universale.
  2. Coltivare e custodire il giardino dell’Eden e il Creato pullulante di energia e vita sono verbi che indicano non solo il prendersi cura (custodire), ma anche lo sviluppare, il far crescere, il far evolvere l’Universo.

Anche i vegetali nascono crescono e si sviluppano come tutti i viventi e offrono abbondante nutrimento all’uomo e agli animali. L’uomo, espulso dal Paradiso terrestre trascina in questo percorso rovinoso anche gli altri esseri viventi; gli animali non peccano, ma sono travolti inconsapevolmente dal peccato dell’uomo.

Non solo ma vengono travolti anche dal primo disastro ecologico: il Diluvio, da cui Dio risparmia Noè con tutta la sua famiglia di viventi umani e non umani. Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male, si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.

Il Signore disse: “Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti” (Gen 6 5-7). Allora Dio disse a Noè: “Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.

Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.

Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro. Noè eseguì tutto, come Dio gli aveva comandato, così egli fece”. ( Gen 6,8-22 ) “Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.

Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì. Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca”.

(Gen 7,21-23 ) ” Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.” (Gen 8, 1 e 8,14).

Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.”( Gen 9,1) Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: “Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con i vostri discendenti dopo di voi; con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca.

Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra. Dio disse: “Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne.

  1. Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra.
  2. Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e tra ogni essere che vive in ogni carne e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne.

L’arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra”. (Gen 9, 8-16 ). La teologia degli animali qui raggiunge il culmine, perché Dio stringe un patto indelebile con ogni essere che vive sulla terra, e quindi anche con tutti gli animali, e anzi poiché il testo parla di essere vivente dobbiamo certamente estendere l’alleanza anche al mondo vegetale.

  1. Dopo il diluvio rinasce una nuova terra, un nuovo ambiente popolato da tutti gli abitanti dell’Arca-Casa, si riaccende la speranza di un nuovo ecos.
  2. L’uomo ha però presto dimenticato la solidarietà tra uomini e esseri viventi e di conseguenza anche l’alleanza con Dio.L’uomo di nuovo pretende di essere il signore, il padrone della terra e di tutti gli esseri viventi; la sua signoria non è più il prendersi cura, ma è la padronanza assoluta e indiscussa su tutta la terra.

Dopo la tragedia del Diluvio Noè è autorizzato a mangiare tutto ciò che si muove e ha vita (Gen 9,2) e da quel momento comincia la rottura tra coloro che erano riuniti nella stessa Arca (Gen 9,3) e quindi gli animali sono sottoposti alla malvagità e alla dittatura dell’uomo.

  • Gli animali, che non hanno preteso di essere come Dio, come invece hanno fatto le altre creature (alcuni angeli e gli uomini), iniziano un cammino di sofferenza, che non è ancora terminato ai nostri giorni.
  • Gli Ebrei non hanno però dimenticato che questi viventi, innocenti e privi di malizia, sono a loro così prossimi da essere utilizzati nel sacrificio a Dio.

L’uso dell’animale per il sacrificio è sicuramente una forma arcaica di culto, legata alle culture dell’epoca, ma sottolinea il valore di questo essere vivente offerto a Dio, la cui vita è sullo stesso piano della vita umana. Da questa convinzione scaturisce anche la proibizione di mangiare il sangue degli animali sacrificati o uccisi perché il sangue è la vita di ogni essere vivente, che è fratello dell’uomo.

  1. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.
  2. Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ogni suo fratello.”( Gen.9,4-5 ).
  3. Nella Bibbia e nella tradizione rabbinica si introduce poi gradualmente, ma costantemente, la convinzione etica che la compassione è il primo criterio, che deve guidare il nostro comportamento verso gli animali.

Possiamo quindi ritenere che la visione antropocentrica iniziale si vada moderando gradualmente con tutta una serie di precetti etici. In essa numerose sono le norme che tendono a limitare la sofferenza negli animali: gli animali ad esempio hanno diritto al riposo sabbatico, così pure non bisogna arare un campo con un bue legato con il giogo ad un asino per evitare la sofferenza che ne deriverebbe dalla disparità di forza, e’ vietato mettere la museruola al bue mentre trebbia, perché ha diritto di nutrirsi del prodotto del suo lavoro.

  1. Possiamo quindi ben sostenere che nella Scrittura troviamo anche un antropocentrismo moderato.
  2. Alla nascita del Messia a Betlemme sono presenti lo splendore degli astri, le armonie degli angeli, la semplicità dei pastori e l’innocenza degli animali, che pascolano.
  3. Nella sua predicazione Gesù spesso ricorda la mitezza dei greggi, delle pecore, degli agnelli, degli asini, la dolce compassione del cane, che lenisce le piaghe del povero, la semplicità della colomba e l’ astuzia del serpente.

Particolarmente significativo è l’invito di Cristo a vedere negli uccelli del cielo e nei fiori del campo la bontà e la bellezza del Padre, che li nutre e li riveste di splendore. Nel messaggio evangelico Cristo si riferisce a Dio come Padre: il Creatore è Padre e il Creato è figlio e tutti gli esseri viventi sono fratelli.

Cristo poi abolisce, proprio durante la Pasqua, alla vigilia della sua morte, ogni rituale sacrificale per sostituirlo con il pane e il vino, frutti della terra e del lavoro dell’uomo, che sono gli alimenti del banchetto del Regno dei Cieli. Da questo rapporto di bontà, bellezza e fratellanza interspecifica e universale deriva la conseguenza che anche gli animali non umani hanno una coscienza, hanno e provano dei sentimenti, sono degli individui intelligenti, capaci di gioire e di avvertire il dolore fisico e provare emozioni.

Secondo la Bibbia e la tradizione ebraica tutti gli animali sono chiamati a esprimere il proprio sentimento religioso: pregano. “Benedite, mostri marini e quanto si muove nell’acqua, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli. Benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.” (Daniele 3,79-81) E la loro preghiera è ascoltata : nel libro del profeta Giona quando a Ninive il re impone penitenza a “uomini e animali, grandi e piccoli” (Giona 3,7-8), Dio risparmia la città anche perché in essa vi è “una grande quantità di animali” (Giona 4,11).

“Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.” (Isaia 43,20-21) “Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo.

  • In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro.
  • Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola.
  • I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!” (Apocalisse 4,6-8) È poi da ricordare che la stessa Apocalisse conferma che tutte le creature lodano il Signore: “Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano: A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli.” (Apocalisse 5,1) Pregano infatti anche tutti gli angeli, prega ogni essere creato, pregano gli animali e le fiere.

D’altronde il noto Salmo 148 esorta tutte le creature, animate ed inanimate, a lodare il Signore: il sole, la luna, le fulgide stelle, i monti, le colline, gli alberi, le fiere, tutte le bestie e gli uccelli alati. Salmo 148 Invito alla lode cosmica Alleluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti, suoi angeli, lodatelo, voi tutte, sue schiere. Lodatelo, sole e luna, lodatelo, voi tutte, fulgide stelle. Lodatelo, cieli dei cieli, voi, acque al di sopra dei cieli. Lodino il nome del Signore, perché al suo comando sono stati creati.

Li ha resi stabili nei secoli per sempre; ha fissato un decreto che non passerà. Lodate il Signore dalla terra, mostri marini e voi tutti, abissi, fuoco e grandine, neve e nebbia, vento di bufera che esegue la sua parola, monti e voi tutte, colline, alberi da frutto e voi tutti, cedri, voi, bestie e animali domestici, rettili e uccelli alati.

  • I re della terra e i popoli tutti, i governanti e i giudici della terra, i giovani e le ragazze, i vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore, perché solo il suo nome è sublime: la sua maestà sovrasta la terra e i cieli.
  • Ha accresciuto la potenza del suo popolo.
  • Egli è la lode per tutti i suoi fedeli, per i figli d’Israele, popolo a lui vicino.

Alleluia Un cenno agli animali che pregano si trova anche nel trattato “Orazione” di Tertulliano sacerdote di Cartagine II secolo d.C. “Animali domestici e feroci pregano e piegano le ginocchia e, uscendo dalle stalle o dalle tane, guardano il cielo non a fauci chiuse, ma facendo vibrare l’aria di grida nel modo che a loro è proprio.

Anche gli uccelli quando si destano, si levano verso il cielo, e al posto delle mani aprono le ali in forma di croce e cinguettano qualcosa che può sembrare una preghiera.” Mi piace qui ricordare Adriana Zarri e il suo amore per gli animali. Nel libro intervista Tutto è grazia, edito da Aliberti, tra le altre cose, si parla anche di animali.

Riporto alcuni passi che ben evidenziano la concretezza dell’amore per gli animali, per tutti gli animali (con preferenza per i gatti). Avete presente lo scambio della pace durante la messa? Scrive la Zarri: Quando durante la liturgia c’è il segno della pace, ci si dà la mano.

  1. Se non c’è nessuno vado a prendere la zampina della mia gatta.
  2. A proposito dell’anima degli animali e sulla loro resurrezione, la scrittrice annota: Sono questioni difficili: i teologi parlano in modo difficile.
  3. Ma dobbiamo credere che il mondo animale fa parte del regno di Dio perché quando Dio ha parlato dell’Alleanza per la prima volta l’ha fatta anche con gli animali È la prima volta che si parla di Alleanza dopo il diluvio.

Se gli animali fanno parte dell’Alleanza vuol dire che fanno parte del regno di Dio. Vuol dire che risorgeranno! Penso di sì! E ritorna sul tema della preghiera: Al mattino quando faccio la liturgia di solito sono vicino all’altare e vedo la mia gatta, la sua contentezza; il suo affetto è il suo modo di pregare.

E allora la tengo lì e preghiamo insieme. Sentimento materno e filiale Il profeta Natan viene inviato dal Signore a redarguire il re David; il profeta si serve di un racconto che narra la storia di un povero che aveva allevato una pecorella piccina insieme ai suoi figli, e l’amava tanto da farla mangiare dal suo piatto e bere dalla sua coppa, e le permetteva anche di dormirgli in grembo.” Era per lui come una figlia” 2 Sam 12,3 Finché un ricco prepotente, anziché sacrificare un suo capo di bestiame, rubò al povero l’agnellina per offrirla come cena ad un ospite.

Il racconto accese l’ira di David verso quell’uomo crudele, ma il profeta fece notare al re che era lui stesso a comportarsi in quel modo. La parabola non avrebbe senso se «l’intimità affettuosa e tenera tra il povero e la sua agnellina non fosse preziosa agli occhi di Dio».

Nella sua predicazione Gesù spesso ricorda la mitezza dei greggi, delle pecore, degli agnelli, degli asini, la dolce compassione del cane, che lenisce le piaghe del povero, la semplicità della colomba e l’ astuzia del serpente. Particolarmente significativo è l’invito di Cristo a vedere negli uccelli del cielo e nei fiori del campo la bontà e la bellezza del Padre, che li nutre e li riveste di splendore.

Nel messaggio evangelico Cristo si riferisce a Dio come Padre: il Creatore è Padre e il Creato è figlio e tutti gli esseri viventi sono fratelli. E ora veniamo a “.quell’enorme problema, che non esiterei a definire come il più grande che la teologia ha da affrontare, che è la sofferenza degli animali”.

  1. La Bibbia prescrive di non farli soffrire, ma è davvero possibile? Gli animali capiscono, e tengono alla vita come noi! Ad esempio il dromedario, che pure è forte e vendicativo, quando sta per essere ucciso, piange.
  2. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada.” (Numeri 22,23) Il racconto ci dice che l’asina ascolta e comprende il Signore e parla a Balaam.

Balaam, il più grande degli indovini dei popoli stranieri, in definitiva ne sa meno di un asino; questa pare essere l’insegnamento che se ne deduce. Il racconto però comporta anche un’altra nozione. Gli animali sono in grado di parlare col Signore. Il Signore non è in lite con gli animali tanto che al versetto 33 dice “Tre volte l’asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei.” Nel caso specifico si può dedurre ci fu un tempo in cui gli uomini s’intendevano con gli animali, ma ciò non è più; l’animale è più amico dell’uomo di quanto l’uomo dell’animale; l’animale sente con maggiore spontaneità dell’uomo il proprio Creatore.

Vi sono, infatti, precetti per ridurre le loro sofferenze come il divieto di: uccidere il piccolo e la madre nello stesso giorno (Levitico 22,28); cuocere il capretto nel latte della madre (Esodo 23,19; 34,26; Deuteronomio 14,21); prendere un uccellino che sta covando (Deuteronomio 22,6-7); mettere la museruola al bue che trebbia (Deuteronomio 25,4); togliere il piccolo alla madre nei primi 7 giorni (Levitico 22,26-27; Esodo 22,28-29).

Vi sono anche precetti in loro aiuto come: il far godere agli animali domestici il riposo del sabato (Esodo 20,10; Deuteronomio 5,13-14); il non gravarli di lavori impossibili che li sfianchino come aggiogare allo stesso aratro un bue e un asino (Deuteronomio 22,10) data la loro diversa resistenza; il diritto ai prodotti spontanei dell’anno sabbatico (Esodo 23,11).

  • Favorire gli animali del nemico (Esodo 23,4-5; Deuteronomio 22,1-3): “Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi, glieli dovrai ricondurre.
  • Quando vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo.” (Levitico 23,4-5) I profeti avevano compreso l’errore del sacrificare gli animali e annunciavano quanto lo spirito di Dio suggeriva loro, ma gli oracoli che pronunciavano in Suo nome non erano ascoltati, troppo grande e profondo ormai era il distorto sentire: Geremia 6,20b “I vostri olocausti non mi sono graditi e non mi piacciono i vostri sacrifici”; Salmo 50,13-14 di Asaf “Mangerò forse la carne dei tori, berrò forse il sangue dei capri? Offri a Dio un sacrificio di lode e sciogli all’Altissimo i tuoi voti”; Salmo 51,18 “.non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti”; Isaia 1,11 “Che m’importa dei vostri sacrifici senza numero? – dice il Signore – Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco.” Al riguardo dello spirito comune a uomini e bestie, il Qoelet o Ecclesiaste porta le seguenti considerazioni: 3,18-21 “Riguardo ai figli dell’uomo mi sono detto: Dio vuol provarli e mostrare che essi di per sé sono come bestie.

Infatti, la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere.

Chi sa se il soffio vitale (spirito) dell’uomo salga in alto e se quello (lo spirito) della bestia scenda in basso nella terra?” 12,1-7 “Ricordati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza prima che torni polvere alla terra, com’era prima e lo spirito torni a Dio che l’ha dato.” · Il profeta Isaia nel profilare l’avvento dei tempi del Messia rievoca la situazione privilegiata e in pace dello stato di vita nel primitivo giardino terrestre: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà.

La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.” (Isaia 11,6-8) Paolo di Tarso, sopra a tutti, capì la portata e la conseguenza della Resurrezione di Cristo su tutta la creazione, destinata a rinascere (nuovi cieli e nuova terra).

La Resurrezione è il fondamento di una nuova etica nei confronti degli esseri viventi e ” anche nei confronti delle creature vegetali. Ma dico di più: se tutto ciò che ha avuto l’essere, l’esistenza, dal creatore e l’ ha persa nella morte non l’avesse di nuovo, bisognerebbe concludere che la morte è più potente di Dio, perché vince sull’esistenza.

Questo è stato realmente un pericolo per Dio, che ha voluto perciò scegliere la propria morte per annunciare la resurrezione. Se, non solo un filo d’erba, ma un sassolino non avesse di nuovo l’esistenza, sarebbe falsa la domanda di Paolo: ” O morte, dov’è la tua vittoria? (1 Cor 15,55 )” Paolo De Benedetti in ” Il Filo d’erba ” pagg.36-37 Morcelliana.

Dopo la resurrezione di Cristo la rinascita di tutta la creazione è in gestazione, infatti «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto» (Rm 8,19-22). Questa sofferenza è dovuta al fatto che la creazione, senza sua colpa, è stata trascinata dall’uomo nello stato di vanità e corruzione; questo stato però non è definitivo, c’è una speranza per il creato legata direttamente a Cristo.

Con Paolo di Tarso si arriva così ad una Visione Cristocentrica di tutto il creato. Nella concezione teologica di Paolo infatti per mezzo di Cristo sono state create tutte le cose: “Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di tutta la creazione, perchè per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Egli è la prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui”. ( Colossesi 1,15-17). Questa visione profetica dell’Apostolo offre l’occasione per toccare il problema, oggi così dibattuto, della presenza o meno di un senso e di un progetto divino interno al creato, senza con ciò voler sovraccaricare il testo paolino di significati scientifici o filosofici, che evidentemente non ha.

  • La ricorrenza del bicentenario della nascita di Darwin (12 febbraio 1809) rende ancora più attuale una riflessione in tal senso.
  • Nella visione di Paolo, Cristo è all’inizio e al termine della storia del mondo.
  • Il tema della liberazione finale della creazione e della sua partecipazione alla gloria dei figli di Dio trova una conferma nel tema dei “cieli nuovi e terra nuova” della Seconda Lettera di Pietro (3,13) e dell’Apocalisse (21,1).

La prima grande novità di questa visione è che essa ci parla di liberazione della materia, non di liberazione dalla materia, come invece avveniva in quasi tutte le concezioni antiche della salvezza: platonismo, gnosticismo, docetismo, manicheismo, catarismo.

Sant’Ireneo ha combattuto tutta la vita contro l’affermazione gnostica secondo cui “la materia è incapace di salvezza” (Cf.S. Ireneo, Adv. haer. V, 1,2; V,3,3.). Nel dialogo attuale tra scienza e fede, il problema si presenta in termini diversi, ma la sostanza è la stessa. Si tratta di sapere se il cosmo è stato pensato e voluto da qualcuno, o se è frutto del caso e della necessità, se il suo cammino mostra i segni di un’intelligenza e avanza verso un traguardo preciso, o se si evolve per così dire alla cieca, obbedendo solo a leggi proprie e a meccanismi biologici.

La tesi dei credenti a questo riguardo ha finito per cristallizzarsi nella formula che in inglese suona “Intelligent design”. Chi ha aperto il discorso sull’evoluzione a una dimensione nuova è stato Pierre Teilhard de Chardin. L’apporto di questo studioso nella discussione sull’evoluzione è consistito essenzialmente nell’aver introdotto in essa la persona di Cristo, di averne fatto un “problema cristologico” (F.

Mooney, Teilhard de Chardin et le mystère du Christ, Aubier, Paris 1966). Il suo punto di partenza biblico è l’affermazione di Paolo, secondo cui “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16). Cristo appare in questa visione come il Punto Omega, cioè come senso e approdo finale dell’evoluzione cosmica, che è in costante tensione di adattamento tra la volontà divina e la libertà umana.

Si possono discutere il modo e gli argomenti con cui lo studioso gesuita giunge a questa conclusione, ma non la conclusione stessa. Ne spiega bene il motivo Maurice Blondel in una nota scritta in difesa del pensiero di Teilhard de Chardin: “Davanti agli orizzonti ingranditi della scienza della natura e dell’umanità, non si può, senza tradire il cristianesimo, rimanere su spiegazioni mediocri e a modi di vedere limitati che fanno del Cristo un incidente storico, che lo isolano nel Cosmo come un episodio posticcio, e sembrano fare di lui un intruso o uno spaesato nella schiacciante e ostile immensità dell’Universo” (M.

  • Blondel et A.
  • Valensin, Correspondance, Aubier, Parigi 1965).
  • Nel versetto finale l’Apostolo fissa questa visione di fede in una immagine ardita e piena di vita: l’intera creazione è paragonata a una donna che soffre e geme nei dolori del parto.
  • Nell’esperienza umana, questo è un dolore sempre misto a gioia, ben diverso dal pianto silenzioso del mondo, che Virgilio ha racchiuso nel noto verso dell’Eneide: “sunt lacrimae rerum”, piangono le cose (Virgilio, Eneide, I, 462).

L’accenno al travaglio da parto della creazione è fatto però nel contesto del discorso di Paolo sulle diverse operazioni dello Spirito. Egli vede una continuità tra il gemito della creazione e quello del credente, che è messo apertamente in rapporto con lo Spirito: “Essa (la creazione) non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente”.

Lo Spirito è la forza misteriosa, l’energia potente che spinge la creazione verso il suo compimento e lo Spirito, che aleggiava agli albori della Creazione, è uno e unico per le stelle, il mare, gli alberi, le gazzelle, gli uomini e gli angeli e questo essere uno e unico, che il teologo Vito Mancuso, chiama energia, è lo Spirito (Vito Mancuso L’anima e il suo destino Cortina Editore pagg.55-57).

“La parola greca che viene tradotta con spirito significa letteralmente soffio unito al fuoco e indicava nell’ antichità quella nozione che la scienza odierna indica con la parola energia” (Simone Weil, La prima radice, tr di Franco Fortini, Leonardo, Milano p.218).

Con un accenno velatamente autobiografico, l’Apostolo scriveva ai Corinzi: “Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Cor 4,16). L’evoluzione dello spirito non si svolge nell’essere vivente parallelamente a quello del corpo, ma in senso contrario.

Si è parlato molto di un film intitolato” Il caso curioso di Benjamin Button”, tratto da un racconto dello scrittore Francis Scott Key Fitzgerald. È la storia di un uomo che nasce vecchio e, crescendo, ringiovanisce fino a morire da vero bambino. La storia è naturalmente paradossale, ma può avere un’applicazione quanto mai vera se trasferita sul piano umano.

Noi nasciamo “uomini vecchi” e dobbiamo diventare “uomini nuovi”. Tutta la vita, non solo l’adolescenza, è una “età evolutiva”! Secondo il Vangelo, bambini non si nasce ma si diventa; san Massimo di Torino, Padre della Chiesa, definisce la vita come un passaggio dalla vecchiaia alla gioventù. Eravamo infatti decrepiti per la vecchiaia dei peccati, ma per la risurrezione di Cristo siamo stati tutti (animali, vegetali, minerali) rinnovati nell’innocenza dei bambini.

In Cristo Pantocratore tutto il creato risorge e il segno di questo rinnovamento lo troveremo proprio nella ricomposta armonia intraspecifica e infraspecifica tra uomini e animali: il lupo pascolerà con l’agnello e i bimbi giocheranno con i cuccioli dei serpenti.

Da questa visione biblica sgorga impellente per i cristiani una nuova etica nei confronti di animali e vegetali, basata sul rispetto e la salvaguardia del creato, perché la natura è sottoposta, ancora una volta, a una corruzione, che deriva dall’egoismo dell’uomo. L’assoluta non violenza nei confronti degli animali e il vegetarianismo sono aspetti fondamentali e profetici di una nuova etica, che si sta sviluppando anche nel cristianesimo nello spirito del Cantico delle Creature di Francesco, che riscopre, per innocenza e grazia, qualcosa del lessico che in qualche modo ci fu alle origini nel primo mattino del mondo fra Adamo e tutte le creature.

In Francesco emerge quella teologia ecologica e cosmica, che fu di Paolo di Tarso alle origini del Cristianesimo, di Humphry Primatt nel settecento e di Teilhard de Chardin nel novecento e infine di Nazareno Fabbretti, di Luisella Battaglia e di Paolo De Benedetti ai nostri giorni.

Concludo ricordando il Cantico delle Creature perché è il più semplice e il più profondo inno cristologico: chi loda il Signore per bocca di Francesco è il Cristo Risorto. Il poverello di Assisi si era così immedesimato con Gesù morto e risorto da riceverne le stimmate e da essere così l’immagine vivente del Cristo risorto, che si presenta ai suoi discepoli con i segni dei chiodi e la ferita del costato e eleva la voce di lode al Padre da parte di tutto il creato.

Si è osservato che, stranamente, nel Cantico non sono citati gli animali, ma Francesco quando parla di “quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione”, pensa a tutti gli esseri viventi (animali compresi), che ancora oggi soffrono a causa nostra, ma che nonostante tutto continuano ad amarci e a perdonarci.

La Gaudium et spes ripropone questa visione escatologica accogliendo proprio le parole di San Paolo ai Romani: “In quel giorno, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in Cristo e ciò che fu seminato nella debolezza rivestirà l’in corruzione; e, restando la carità con i suoi frutti, sarà liberata dalla schiavitù della vanità tutta quella realtà che Dio ha creato proprio per l’uomo”28.

Dalla teologia degli animali deriva impellente per i cristiani l’impegno per una nuova etica della cura nei confronti di tutti gli esseri viventi, etica della cura amorevole e fraterna verso tutte le creature anche le più piccole, che esclude come delittuose tutte le pratiche di sperimentazioni e allevamenti intensivi lager che oltretutto eliminerebbero la sofferenza e la morte di milioni di persone soprattutto bambini, privi di cibo, perchè tutti i cereali risparmiati per gli allevamenti intensivi sarebbero più che sufficienti a sfamare tutta l’umanita’ Relazione all’Università di Genova il 12 Maggio 2012 per la conferenza ” La vita emotiva degli animali”, organizzata da Minding Animals Italy (Manita) in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova e l’Istituto italiano di Bioetica : Gianfranco Nicora, Tobia, il cane e l’Angelo

Quando Dio ha creato gli animali?

UOMINI, BESTIE E ANIMALI – Nel rivolgersi a Giobbe, il Creatore gli ricorda che non è l’uomo la prima delle sue creature, bensì la bestia, anzi le bestie, (è questo il significato del vocabolo ebraico behēmôt, identificato in antico con l’elefante, poi con l’ippopotamo e ora con il bufalo), “che io ho creato al pari di te Esso è la prima delle opere di Dio” (Gb 40,15-19).

  • Infatti, secondo l’ordine della creazione stabilito nel Libro della Genesi, prima sono creati gli animali e solo alla fine l’uomo (Gen 1,20-28).
  • Di fronte all’esito della sua creazione, il Signore ne restò soddisfatto (“Dio vide che era cosa buona”), e benedì gli animali, esattamente come farà per l’uomo e la donna: “Siate fecondi e moltiplicatevi” (Gen 1,21-22.28).

Poi, sempre secondo la Genesi, il Creatore condusse gli animali all’uomo “per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome” (Gen 2,19).

Qual è il Dio dei cani?

Qual è il dio del Nilo? – Hapy è una divinità egizia appartenente alla religione dell’antico Egitto. Essa era l’incarnazione della fecondità dell’inondazione del fiume Nilo, e non la personificazione stessa del fiume. Era quindi simbolo di fertilità della terra, dell’abbondanza dei raccolti e della vita rinnovata dall’inondazione annuale.

Quale cane è stato creato in laboratorio?

Note –

  1. ^ Salta a: a b c d e Breed Standards : American Pit Bull Terrier | United Kennel Club (UKC), su www.ukcdogs.com, URL consultato il 13 marzo 2019,
  2. ^ Home Page, su fipken.com, URL consultato il 3 settembre 2019,
  3. ^ Middle Central Kennel Club of Italy, su middlecentralkennel.it, URL consultato il 3 settembre 2019,
  4. ^ FCI Breeds Nomenclature, su fci.be, URL consultato il 10 marzo 2021,
  5. ^ Salta a: a b ( EN ) Tyler Bullock, Heritage American pit bull terrier Conformation Standard®, su American Dog Breeders Association, 27 gennaio 2018. URL consultato il 13 marzo 2019,
  6. ^ Salta a: a b c David Alderton, Cani, Milano, R.C.S. Libri, 2003, p.207.
  7. ^ Tipologie canine non riconosciute: American Pit Bull Terrier,, su agraria.org, URL consultato il 27 agosto 2008,