Cosa Fare Se Ti Morde Un Cane Vaccinato
Che si tratti di morsi di cane o gatto la prima cosa da fare è lavare la ferita con acqua fresca corrente e procedere a disinfettarla. Se si è stati morsi da un cane è consigliabile poi recarsi in pronto soccorso: il personale sanitario valuterà se occorre suturare la ferita o prescrivere una terapia antibiotica.

Come faccio a sapere se ho preso la rabbia?

Sintomatologia della rabbia – Nella sede del morso possono svilupparsi dolori o parestesie. La rapidità della progressione si basa sull’inoculazione virale e sulla vicinanza della ferita al cervello. Il periodo di incubazione è in media di 1 o 2 mesi ma può essere > 1 anno. I sintomi iniziali della rabbia sono aspecifici: febbre, cefalea e malessere. In pochi giorni, si sviluppa l’encefalite (rabbia “furiosa”; nell’80%) o la paralisi (rabbia “muta”; nel 20%). L’encefalite causa inquietudine, confusione, agitazione, comportamento bizzarro, allucinazioni e insonnia. La salivazione è eccessiva e anche i tentativi di bere provocano spasmi dolorosi dei muscoli laringei e faringei (idrofobia). Nella forma paralitica si sviluppano paralisi ascendente e tetraplegia senza delirium e idrofobia.

Biopsia cutanea con test con anticorpi fluorescenti A volte test della PCR (Polymerase Chain Reaction) su campioni di liquido o di tessuto

La rabbia è da sospettare nei soggetti con encefalite o paralisi ascendente e che abbiano un’anamnesi positiva per morso di animale o esposizione a pipistrelli; i morsi di pipistrello possono essere superficiali e passare inosservati. Un test a fluorescenza diretta in un campione di biopsia della cute della parte posteriore del collo è il test diagnostico di scelta.

  • La diagnosi può anche essere fatta con la PCR (Polymerase Chain Reaction) del liquido cerebrospinale, della saliva o di un tessuto.
  • I campioni testati per gli anticorpi della rabbia comprendono il siero e il liquido cerebrospinale.
  • TC, RM ed elettroencefalografia possono essere normali oppure mostrare alterazioni aspecifiche.

Il trattamento una volta che la rabbia si è sviluppata è solo di supporto e comprende la sedazione profonda (p. es., con ketamina e midazolam) e le misure di conforto. Il decesso di solito avviene circa 3-10 giorni dopo la comparsa dei sintomi. Pochi pazienti sono sopravvissuti; molti avevano ricevuto immunoprofilassi prima dell’insorgenza dei sintomi.

Secondo alcune evidenze somministrare il vaccino antirabbico e le immunoglobuline dopo aver contratto la malattia può indurre un deterioramento clinico più rapido. Gli animali affetti da rabbia possono spesso essere riconosciuti per il loro comportamento bizzarro; possono essere agitati e rabbiosi, deboli o paralizzati e possono non dimostrare paura nei confronti dell’uomo.

Gli animali notturni (p. es., pipistrelli, puzzole, procioni) escono durante il giorno. I pipistrelli possono produrre rumori insoliti ed avere difficoltà a volare. Se si sospetta che un animale abbia contratto la rabbia, non deve essere avvicinato. Le autorità sanitarie locali devono essere contattate per rimuovere l’animale.

  • Poiché i pipistrelli sono un importante serbatoio per il virus della rabbia negli Stati Uniti e poiché i morsi di pipistrello possono essere difficili da rilevare, il contatto con un pipistrello è un’indicazione assoluta per la profilassi post-esposizione.
  • Il vaccino antirabbico ottenuto da cellule umane diploidi è sicuro e consigliato per la profilassi pre-esposizione per le persone a rischio, ovvero veterinari, allevatori, speleologi, personale che maneggia il virus e per tutti coloro che viaggiano nelle zone endemiche.

Tre dosi totali da 1 mL vengono somministrate IM, una alla volta nei giorni 0, 7 e tra il 21o e il 28o giorno. La vaccinazione fornisce una protezione a vita in una certa misura. Tuttavia, la protezione diminuisce con il tempo; se è probabile che l’esposizione continui, si raccomanda di eseguire test sierologici ogni 6 mesi (per esposizione continua) o ogni 2 anni (per esposizione frequente) e viene somministrata una dose di richiamo di vaccino se il titolo anticorpale è inferiore a un determinato livello.

Per esposizione si intende un morso che interrompe la continuità della cute o qualsiasi contatto tra la mucosa o le fissurazioni cutanee e la saliva dell’animale. Se si verifica l’esposizione al virus, una profilassi rapida ed eseguita meticolosamente è quasi sempre in grado di prevenire la rabbia umana.

L’area contaminata deve essere immediatamente e accuratamente pulita con acqua e sapone o benzalconio cloruro. Le ferite profonde vanno deterse con acqua saponata esercitando una moderata pressione. Le ferite vengono solitamente lasciate scoperte. La profilassi post-esposizione con vaccino antirabbico e immunoglobuline antirabbiche viene somministrata a seconda dell’animale che ha inferto il morso e a seconda delle circostanze (vedi tabella Profilassi post-esposizione per la rabbia Profilassi post-esposizione per la rabbia ) e il cervello dell’animale viene testato per il virus. Gli uffici di sanità locali o statali oppure i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) conducono spesso i test e possono consigliare altri trattamenti. Per la profilassi post-esposizione, le immunoglobuline antirabbiche 20 UI/kg vengono iniettate attorno alla ferita per l’immunizzazione passiva; se il volume del liquido da iniettare è troppo grande per determinate aree distali (p. es., dita o naso), parte delle immunoglobuline antirabbiche possono essere somministrate IM ( 2 Riferimenti relativi alla prevenzione La rabbia è un’encefalite virale trasmessa dalla saliva dei pipistrelli e di alcuni mammiferi infetti.

I sintomi comprendono depressione e febbre, seguite da agitazione, eccessiva salivazione. maggiori informazioni ). Questo trattamento è accompagnato dal vaccino contro la rabbia (vaccino a cellule diploidi umane o vaccino purificato da cellule embrionali di pollo ) per l’immunizzazione attiva. Il vaccino antirabbico ottenuto da cellule umane diploidi terapeutico viene somministrato in una serie di quattro iniezioni IM da 1 mL (l’area deltoidea è quella preferita), cominciando dal giorno dell’esposizione (giorno 0), in un altro arto rispetto a quello usato per le immunoglobuline antirabbiche.

Iniezioni successive avvengono nei giorni 3, 7 e 14; per i pazienti immunocompromessi è necessaria una 5a dose nel giorno 28. Di rado, avvengono una reazione grave o una reazione neuroparalitica; il rischio/beneficio del completamento della vaccinazione deve tener conto della probabilità che il paziente ha di sviluppare la rabbia.

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1. ACIP : Human Rabies Prevention – United States, 2008 Recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices. Morbidity and Mortality Weekly Report 57 (RR03):1–26,28, 2008. 2. ACIP : (Advisory Committee on Immunization Practices) recommendations: Use of a reduced (4-dose) vaccine schedule for postexposure prophylaxis to prevent human rabies. Morbidity and Mortality Weekly Report 59 (RR02):1–9, 2010.

In tutto il mondo, la rabbia causa ancora decine di migliaia di morti ogni anno, principalmente in America Latina, Africa e Asia, dove la rabbia canina è endemica. Negli Stati Uniti, la rabbia uccide solo poche persone ogni anno; di solito è trasmessa da pipistrelli, ma eventualmente procioni, puzzole o volpi. A dolore e/o parestesie nella sede del morso seguono l’encefalite (causando irrequietezza e agitazione) o la paralisi ascendente. In quei pazienti che presentano encefalite inspiegabile o paralisi ascendente è necessario eseguire una biopsia a livello della cute del collo per il test con anticorpi fluorescenti o PCR (Polymerase Chain Reaction) su saliva, liquido cerebrospinale o altri tessuti. Trattare i pazienti con terapia di supporto. È bene somministrare il vaccino anti-rabbico pre-esposizione a tutte le persone a rischio (p. es., veterinari, allevatori, speleologi, personale che maneggia il virus e coloro che viaggiano nelle zone endemiche). Dopo il contatto con un animale che ha o c’è il sospetto che abbia la rabbia, pulire bene qualsiasi ferita e sbrigliarla, successivamente somministrare il vaccino antirabbico e le immunoglobuline per la rabbia. I procioni, le puzzole o le volpi che hanno morso una persona devono essere considerati rabbiosi; poiché i morsi di pipistrello possono essere minuti e difficili da individuare, il contatto con un pipistrello è un’indicazione assoluta per la terapia con immunoglobuline contro la rabbia e il vaccino antirabbico.

Come si fa a capire se si ha il tetano?

Informazioni generali – Il tetano è una malattia infettiva acuta non contagiosa causata dal batterio Clostridium tetani. Si tratta di un bacillo Gram-positivo che cresce solo in assenza di ossigeno (cioè è anaerobio), ed è presente in natura sia in forma vegetativa, sia sotto forma di spore.

  • Il germe in forma vegetativa produce una tossina, detta tetanospasmina, che è neurotossica e causa i sintomi clinici della malattia.
  • Si tratta di una di una tossina estremamente potente, tanto che la quantità letale per un uomo è di circa 7 milionesimi di milligrammo.
  • Il batterio è normalmente presente nell’intestino degli animali (bovini, equini, ovini) e nell’intestino umano e viene eliminato con le feci.
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Le spore possono sopravvivere nell’ambiente esterno anche per anni e contaminano spesso la polvere e la terra. Possono penetrare nell’organismo umano attraverso ferite dove, in condizioni opportune (che si verificano specialmente nei tessuti necrotici), si possono trasformare nelle forme vegetative che producono la tossina.

Il batterio non invade i tessuti ma la tossina raggiunge attraverso il sangue e il sistema linfatico il sistema nervoso centrale, interferendo con il rilascio di neurotrasmettitori che regolano la muscolatura, causando contrazioni e spasmi diffusi. Sintomi e diagnosi Nella maggior parte dei casi, il periodo di incubazione varia da 3 a 21 giorni.

Generalmente, più breve è il periodo di incubazione più grave è il decorso clinico. Le contrazioni muscolari di solito iniziano dal capo, e progrediscono poi verso il tronco e gli arti. Un caratteristico sintomo iniziale è il trisma, cioè la contrattura del muscolo massetere, che dà al volto del paziente un aspetto caratteristico (riso sardonico), seguito da rigidità del collo, difficoltà di deglutizione, rigidità dei muscoli addominali.

Altri sintomi includono febbre, sudorazione, tachicardia. Il paziente rimane conscio e gli spasmi muscolari, provocati da stimoli anche minimi, causano dolore. Non esistono test di laboratorio per confermare la diagnosi, che è essenzialmente clinica. Una forma particolare di tetano è quello che colpisce i neonati (tetano neonatale), osservata soprattutto in Paesi in via di sviluppo.

Colpisce bambini nati da madri non vaccinate, che non hanno quindi la protezione conferita nei primi mesi di vita dagli anticorpi materni. L’infezione viene contratta quando il cordone ombelicale viene reciso con strumenti non sterili. Di solito, il tempo di incubazione è di 7-14 giorni.

  1. I sintomi sono quelli del tetano generalizzato, con una elevata letalità.
  2. Trattamento e decorso La malattia non è contagiosa, quindi l’isolamento nel paziente non è necessario.
  3. La somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche (TIG) e l’accurata pulizia della ferita infetta, con rimozione dell’eventuale tessuto necrotico, l’uso di disinfettanti ad azione ossidante (come l’acqua ossigenata) e la somministrazione di antibiotici (penicillina) sono importanti per prevenire la fissazione alle cellule nervose della tossina eventualmente ancora presente in circolo e per impedire che ne venga prodotta di nuova.

Tuttavia, le TIG non sono in grado di limitare l’azione neurotossica della tossina che ha già raggiunto le terminazioni nervose: la terapia degli spasmi tetanici è quindi essenzialmente sintomatica, e si avvale di sedativi o anestetici generali, neuroplegici, farmaci curaro-simili.

La malattia non conferisce immunità, perciò i pazienti che hanno avuto il tetano devono iniziare o continuare il ciclo vaccinale non appena le condizioni cliniche lo consentano. Prevenzione La prevenzione della malattia si basa sulla vaccinazione, prevista in Italia per tutti i nuovi nati. In Italia, infatti, la vaccinazione antitetanica è stata resa obbligatoria dal 1938 per i militari, dal 1963 (Legge del 5 marzo 1963, n.292) per i bambini nel secondo anno di vita e per alcune categorie professionali considerate più esposte a rischio di infezione (lavoratori agricoli, allevatori di bestiame, ecc).

Dal 1968 la somministrazione è stata anticipata al primo anno di vita e il calendario vaccinale vigente prevede la somministrazione di tre dosi al terzo, quinto e dodicesimo mese di età. Una dose di richiamo (associata con le componenti contro la difterite e la pertosse – Dtap) viene eseguita nel sesto anno e un’altra a 14 anni (tetano, difterite a ridotto contenuto di anatossina e pertosse – Tdap).

Il vaccino è costituito dall’anatossina, cioè dalla tossina tetanica trattata in modo da perdere la sua tossicità, mantenendo però la capacità di stimolare la produzione di anticorpi protettivi. Dal 1998 a oggi sono stati introdotti in commercio numerosi vaccini, in cui l’anatossina tetanica è associata, oltre che ai vaccini antidifterico e antipertosse acellulare, anche all’anti Haemophilus influenzae b (Hib), all’antipolio (Ipv) e all’antiepatite B (vaccino esavalente).

La somministrazione di tre dosi di vaccinazione antitetanica conferisce una protezione molto elevata, con un’efficacia superiore al 95%. La durata della protezione nel tempo è di almeno 10 anni ed è ulteriormente garantita dall’esecuzione dei richiami.

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Quanto è probabile prendere il tetano?

Introduzione – Il tetano è una malattia che colpisce i muscoli e i nervi dell’organismo: quando contratta si rivela particolarmente grave e pericolosa, ma può essere prevenuta con successo attraverso il vaccino. Il contagio avviene generalmente quando una ferita della pelle viene contaminata da un batterio di nome Clostridium tetani, che spesso si trova nel terreno.

  1. Dopo essere penetrati nell’organismo, il batteri producono una neurotossina (una proteina che agisce come un veleno sul sistema nervoso), di nome tetanospasmina, in grado di provocare spasmi muscolari.
  2. La tossina può diffondersi in tutto il corpo mediante il flusso sanguigno ed il sistema linfatico, in questo modo va ad interferire con la normale attività dei nervi in tutto l’organismo, causando spasmi muscolari generalizzati.

I sintomi possono verificarsi in un periodo variabile da alcuni giorni ad alcuni mesi dopo che si è venuti in contatto con i batteri, anche se la maggior parte dei casi si manifesta entro 14 giorni. Ferite più gravi sono in genere legate a periodi di incubazione minore.

  • L’infezione provoca una dolorosissima tensione generalizzata dei muscoli, che coinvolge l’intero l’organismo; uno dei sintomi caratteristici è il blocco della mascella, che rende impossibile aprire la bocca o deglutire.
  • L’infezione da tetano è un’emergenza medica che, se non viene gestita tempestivamente, può diventare fatale; la malattia è in grado di provocare la morte per collasso cardio-respiratorio, causando la contrazione con paralisi della muscolatura, perché si localizza a livello dei nervi.

In un caso su dieci porta a morte per l’impossibilità di respirare. In realtà il tetano è ormai fortunatamente molto raro in Italia, così come negli altri Paesi che hanno reso obbligatorie le vaccinazioni antitetaniche (ogni anno nel nostro Paese vengono diagnosticati circa 100 morti di tetano). iStock.com/FrankMarkSerge

Come liberarsi dal morso del cane?

Cosa fare? – Rabbia a parte, quando si viene morsi da un cane occorre tenere presente che nella bocca dell’animale sono presenti batteri e residui di cibo fermentati che, entrando nella ferita, possono causare gravi infezioni, fino alla gangrena, Se il paziente non è vaccinato o si nutrono dei dubbi in merito, è utile la profilassi antitetanica, dal momento che la tipologia della lesione aumenta fortemente il rischio di infezione da anaerobi ( tetano ).

Dopo essere stati morsi da un cane è quindi importante lavare immediatamente e abbondantemente la ferita con soluzione saponosa, risciacquare e disinfettare (anche quando la ferita è lieve o modesta). Utile l’ acqua ossigenata, da usarsi generosamente per il citato rischio di infezione da anaerobi ( batteri che vivono in assenza di ossigeno).

Invitare il paziente a rivolgersi presso l’ufficio di Igiene di competenza per verificare la situazione sanitaria del cane che l’ha morso (anche quando la ferita è lieve o modesta). Se l’animale è sospetto e non è possibile tenerlo in osservazione nei giorni successivi al morso, è indicata la vaccinoprofilassi antirabbica che consente, data la lunga incubazione della malattia, l’instaurarsi di una risposta immunitaria efficace prima che il virus attacchi il sistema nervoso centrale.