Linfonodi Del Cane Dove Sono
Linfoadenopatia del cane Articolo a cura del Dott. Giuseppe Borzacchiello Medico Veterinario e Professore universitario, esperto di patologia animale La linfoadenopatia del cane è un processo patologico che riguarda i linfonodi. I linfonodi sono piccole strutture del sistema linfatico che oltre a ricevere la linfa svolgono una funzione di difesa dell’organismo dagli agenti patogeni. Infatti, nei linfonodi si sviluppano e maturano delle particolari cellule (linfociti) che intervengono e si attivano in risposta a batteri, virus e altri insulti.

  1. I linfonodi sono distribuiti in tutto il corpo dell’animale ma quelli normalmente esplorabili nel cane sono in posizione prescapolare (anteriormente alle scapole), mandibolare, e poplitea.
  2. La linfoadenopatia si può riscontrare con una certa frequenza nel cane e può essere dovuta o malattie infettive o parassitarie o alla presenza di una neoplasia,

La diagnosi di linfoadenopatia non richiede importanti approfondimenti laddove c’è un interessamento dei linfonodi esplorabili. Tuttavia, spesso è necessario indagare la natura della linfoadenopatia sottoponendo ad esame citologico od istologico i linfonodi colpiti.

Dove si trovano i linfonodi pericolosi?

I linfonodi ingrossati sono spesso il sintomo di un’ infezione batterica o virale, Non è però da escludere che possano essere la conseguenza di una malattia autoimmune o, più raramente, di un tumore. Raramente anche alcuni farmaci, come certi antiepilettici, possono portare a un ingrossamento dei linfonodi.

Come si presentano i linfonodi al tatto?

Di norma, i linfonodi si presentano elastici e duri, ma in presenza di un’infezione acuta, provocata da germi patogeni, tali ghiandole si percepiscono alla palpazione per lo più di consistenza molle, con la cute sovrastante maggiormente arrossata e lucente.

Perché si gonfiano i linfonodi ai cani?

DIAGNOSI – Non tutti i linfonodi ingranditi sono colpiti da linfoma; l’aumento di volume si ha anche in corso di infezioni, patologie autoimmuni, allergia, infiammazione. Il test diagnostico usato più comunemente è l’ esame citologico che si effettua con un ago sottile indirizzato a campionare le cellule che verranno poi esaminate al microscopio.

Se l’esame risulta non diagnostico, non conclusivo o la sede da campionare non è facilmente raggiungibile, il veterinario può effettuare biopsia chirurgica ed esame istologico, Se il sospetto viene confermato, verranno proposti al proprietario esami aggiuntivi (esami ematobiochimici tramite prelievo di sangue o ulteriori indagini) per stabilire di quale tipo di linfoma si tratti e decidere il trattamento più indicato.

In fase di diagnosi vengono utilizzate: – diagnostica per immagini (per stabilire quali organi sono interessati). – immunoistochimica e citofluorimetria (per avere maggiori informazioni sulle cellule coinvolte).

Quando i linfonodi devono preoccupare?

Quando preoccuparsi e rivolgersi al medico – Un ingrossamento dei linfonodi è in genere legato ad un’infezione virale o batterica, dove il sintomo sparisce con la risoluzione del processo infettivo nell’arco di 2-3 settimane; solo raramente il disturbo è secondario ad un tumore, ciononostante è sempre consigliabile rivolgersi al medico (o al pediatra in caso di bambini), soprattutto in caso di:

comparsa improvvisa e senza cause apparenti, ingrossamento dei linfonodi sopra la clavicola durata superiore alle due settimane, superficie irregolare alla palpazione, sintomi associati quali febbre, sudorazioni notturne, dispnea (difficoltà respiratorie), perdita di peso inspiegabile,

Quando siano presenti i tipici segni d’infezione (arrossamento, calore, dolore ) la probabile diagnosi è un’infezione, che tuttavia richiede comunque immediata attenzione medica.

Quando i linfonodi sono preoccupanti?

Quando occorre esaminare meglio i linfonodi con una biopsia? – Il medico può talvolta decidere di eseguire una biopsia, aspirando con un ago sottile del tessuto linfonodale o asportandolo con un piccolo intervento chirurgico, allo scopo di esaminarlo al microscopio.

  1. L’esame è sempre necessario quando i malati hanno anche febbre, hanno perso peso, soffrono di sudorazioni e hanno linfonodi non dolenti che aumentano di volume con una distribuzione non simmetrica rispetto al corpo.
  2. In altri casi la scelta può essere meno immediata e dipendere da fattori come l’età dei pazienti, la presenza di altri sintomi o segni, la sede della linfadenopatia.

In particolare, la biopsia linfonodale va sempre eseguita nelle persone anziane in cui l’ingrossamento del linfonodo non si possa spiegare con un’infezione o con un processo infiammatorio. Nei più giovani va approfondita quando coesista un malessere generale, i linfonodi siano di più di 2 centimetri di diametro, e vi siano altri riscontri patologici nella radiografia del torace, in mancanza di sintomi a livello di orecchio, naso o gola che potrebbero giustificare il fenomeno con una malattia infettiva.

Che sintomi danno i linfonodi infiammati?

Quali possono essere altri sintomi collegati ai linfonodi ingrossati? – I sintomi collegati ai linfonodi ingrossati variano a seconda dei linfonodi interessati e della causa dell’ingrossamento. I principali sintomi sono questi: rigonfiamento del linfonodo tale da essere visto e sentito attraverso la cute, dolore che può essere più o meno intenso avvertito in presenza o meno di una pressione esercitata sul luogo interessato dal gonfiore, infezioni alle vie respiratorie superiori (gola e naso), gonfiore degli arti che “ospitano” i linfonodi interessati dall’ingrossamento.

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Quali linfonodi si possono sentire al tatto?

Che cosa sono i linfonodi? – I linfonodi, noti anche con il nome di ghiandole linfatiche, sono delle piccole ghiandole che si trovano in tutto il corpo e che fanno parte del sistema linfatico, Il sistema linfatico è costituito da una rete di organi e vasi che trasporta un fluido, chiamato linfa, in giro per il corpo tra i tessuti e il sangue.

  1. Il fluido contiene dei globuli bianchi chiamati linfociti,
  2. Il sistema linfatico svolge un ruolo fondamentale nel sistema immunitario, combattendo contro le malattie e le infezioni.
  3. I linfonodi si possono trovare da soli o in gruppi.
  4. È possibile sentire al tatto i gruppi di linfonodi presenti nel collo, nell’inguine e nelle ascelle.

In genere non è possibile sentire al tatto la maggior parte dei linfonodi presenti nel corpo; tuttavia, ciò è possibile in caso di rigonfiamento nel collo.

Come si capisce che un cane ha un tumore?

Sintomi – Quando si deve sospettare che il cane sia affetto da tumore? Di solito si sente una formazione durante la palpazione. Un tumore può però manifestarsi anche in molti altri modi: ferite che non guariscono, dolore osseo (zoppia), aumento della sete, febbre, vomito, stanchezza, sanguinamento da orifizi corporei oppure modifica del comportamento durante l’escrezione o la minzione.

Dove si trovano tutti i linfonodi?

Linfonodi profondi –

Mediastino Addome Pelvi Retroperitoneo

I linfonodi si trovano raramente isolati nel corpo e tendono, al contrario, a riunirsi in gruppi o catene formando delle stazioni linfonodali o linfocentri che contengono globuli bianchi, in particolare e i macrofagi. Le principali catene di linfonodi si trovano a livello della testa e del collo, del cavo ascellare, dell’inguine, del torace e della zona addominale.

  • Nello specifico, i linfonodi sono situati lungo il tragitto dei vasi linfatici (rete circolatoria che porta la linfa in tutto il corpo) e ogni stazione linfonodale “pulisce” un’area specifica del corpo in base alla sua localizzazione.
  • Il sistema linfatico drena la linfa da tutti i tessuti, dove occupa gli interstizi tra le cellule, e si riempie del materiale di scarto del loro metabolismo, diverso a seconda del tessuto da cui proviene.

Questa rete è parte integrante del sistema immunitario (insieme anche a midollo osseo, timo, milza e tonsille); infatti, nei linfonodi come nella milza, i globuli bianchi si attivano contro tutte le minacce esterne scatenando una reazione immunitaria di difesa.

Cosa fare se si gonfiano i linfonodi?

Ho i linfonodi ingrossati, devo andare dal medico? – In generale è consigliabile contattare il proprio medico nel caso in cui il problema si manifesti in assenza di un motivo preciso e in modo imprevisto. Occorre rivolgersi al dottore anche se i linfonodi rimangono grossi per oltre due settimane, se al tatto appaiono ruvidi o duri o se la situazione peggiora.

Cosa succede quando i linfonodi si ingrossano?

Perché s’ingrossano? – I linfonodi si possono ingrossare per vari motivi. Nella maggior parte dei casi le cause sono benigne : infezioni di natura batterica o virale. Alcuni di noi hanno per costituzione i linfonodi più ingrossati rispetto alla popolazione normale.

  • Molte volte s’infiammano e aumentano di dimensioni per colpa di germi che colonizzano i linfonodi dall’interno.
  • Queste ghiandole sono una barriera immunologica contro le infezioni: s’ingrossano per uccidere i germi.
  • Ci riescono quasi sempre, a meno che il sistema immunitario non sia “difettoso”.
  • Entro pochi giorni o settimane i linfonodi ritornano alle dimensioni normali, dopo aver risolto l’infezione.

Questo meccanismo di difesa si attiva molto spesso, anche se non ce ne accorgiamo.

Quanto tempo durano i linfonodi ingrossati?

Sintomi – Il sistema linfatico si compone di una rete di organi, vasi e numerosi linfonodi disseminati attraverso il corpo, ma quelli che più frequentemente tendono a ingrossarsi sono quelli di

  • testa,
  • collo,
  • ascelle,
  • inguine.

I sintomi caratteristici che possono colpire i linfonodi sono:

  • aumento della dimensione (possono raggiungere le dimensioni di un fagiolo o talvolta anche molto di più),
  • aumento della sensibilità (ad esempio alla palpazione),
  • in alcuni casi anche comparsa di dolore.

Si noti che i linfonodi ingrossati che fanno anche male sono in genere indicativi di un processo infiammatorio dovuto ad infezione (talvolta si riscontra anche rossore e calore), mentre i processi tumorali tipicamente non causano dolore. A seconda della causa di ingrossamento, ci possono essere altri segni e sintomi, ad esempio:

  • raffreddore : naso chiuso e scolo nasale, mal di gola, febbre e altri segni di infezione delle vie respiratorie superiori,
  • tonsillite : mal di gola e febbre,
  • mononucleosi : mal di gola, debolezza,
  • otite : dolore all’orecchio, talvolta febbre,
  • ascesso dentale : dolore in bocca, gonfiore accentuato,

oppure più raramente:

  • AIDS: ingrossamento generalizzato dei linfonodi, calo delle difese immunitarie con comparsa di infezioni opportunistiche ( esofagite da Candida, polmonite da Pneumocystis jiroveci, toxoplasmosi, tubercolosi, criptosporidiosi, citomegalovirus, ),
  • lupus : stanchezza, dolore e/o gonfiore articolare, febbre,
  • ostruzione del sistema linfatico: arti gonfi, a causa dell’interessamento di un linfonodo troppo profondo per essere palpabile,

e molti altri. Ancora più raramente l’ingrossamento dei linfonodi può essere segno di tumore che sta metastatizzando, oppure in grado di colpire i globuli bianchi (per esempio il linfoma di Hodgkin o alcune forme di leucemia ). In questo caso i linfonodi appaiono:

  • costantemente ingrossati per settimane e/o in lenta crescita,
  • assenza di dolore,
  • duri e fermi,
  • e può comparire sudorazione notturna,
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Il gonfiore ai linfonodi causato da un’infezione virale passerà da solo in circa 2 – 4 settimane. Nel caso di bambini con infezioni batteriche, il medico potrà prescrivere antibiotici per trattare la causa all’origine del gonfiore.

Come disinfiammare i linfonodi?

In generale, stare a riposo, assumere farmaci antidolorifici e applicare impacchi caldi può alleviare il dolore e sgonfiare i linfonodi ingrossati. Se l’ingrossamento è dovuto a infezione virale, il problema in genere passa da solo.

Quali tumori fanno ingrossare i linfonodi?

Linfoma di Hodgkin: sintomi, prevenzione, cause, diagnosi Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi presenti nel sangue, nei linfonodi, nella milza, nel midollo osseo e in numerosi altri organi che compongono il tessuto linfatico.

Il linfoma di Hodgkin molto spesso si sviluppa all’interno dei linfonodi, piccoli organi disposti in maggioranza nella parte superiore del corpo, che svolgono un ruolo cruciale nella difesa immunitaria. Infatti, in condizioni fisiologiche, in presenza di una infiammazione o infezione si ingrossano e inducono la proliferazione di linfociti B e altre cellule immunitarie che raggiungeranno il sito del danno cellulare.

Questo tipo di tumore può insorgere in ogni parte del corpo ove siano presenti linfonodi o altri componenti del tessuto linfatico. Il linfoma di Hodgkin prende il nome dal medico inglese che per primo descrisse la patologia nel 1832, Thomas Hodgkin. Ciò che caratterizza il linfoma di Hodgkin rispetto agli altri linfomi, che vanno sotto il nome collettivo di linfomi non Hodgkin ( LNH ), è la presenza di cellule giganti, chiamate cellule di Reed-Sternberg e cellule di Hodgkin.

L’ematologo Carmelo Carlo Stella parla del linfoma di Hodgkin e degli ultimi progressi della ricerca su questa malattia. È un tumore relativamente raro: colpisce circa 4 persone ogni 100.000 abitanti. Tuttavia è il più comune nella fascia di età di 20 ai 30 anni. In Italia nel 2020 sono state stimate 2.150 nuove diagnosi, di cui 1.220 tra gli uomini e 930 tra le donne.

I casi di linfomi di Hodgkin rappresentano circa il 10% di tutti i casi di linfoma. Alcune fasce della popolazione sono maggiormente a rischio di sviluppare questa malattia e sono classificate per:

età: soprattutto tra i 20 e i 30 anni e oltre i 60 anni;sesso: gli uomini presentano un rischio di ammalarsi leggermente maggiore rispetto alle donne;storia familiare: sembrano essere più importanti i fattori ambientali piuttosto che quelli genetici (non è una malattia ereditaria);infezioni pregresse: si stima che un terzo dei casi sia legato all’infezione da virus di Epstein-Barr (EBV), responsabile della mononucleosi infettiva;condizioni di immunodepressione (ad esempio in seguito a un trapianto d’organo o in caso di infezione da HIV);fattori geografici: il linfoma di Hodgkin è maggiormente diffuso nel Nord Europa, negli Stati Uniti e in Canada rispetto ai Paesi asiatici;livello socioeconomico: è più comune fra le persone a elevato tenore di vita.

Il linfoma di Hodgkin viene distinto in due tipi principali:- classico, per il 95 per cento dei casi (a sua volta classificato in quattro sottotipi: sclero-nodulare, a cellularità mista, ricco in linfociti, a deplezione linfocitaria);- a predominanza linfocitaria.

Nella gran parte dei casi il primo sintomo del linfoma di Hodgkin è un ingrossamento dei linfonodi, soprattutto nella regione cervicale. È importante sottolineare che avere un ingrossamento dei linfonodi non significa avere un linfoma, Infatti, solo per il 15 per cento dei casi questo fenomeno è causato da un tumore, mentre per più dell’80 per cento è ricollegabile a malattie benigne.

  1. Altri sintomi più generici del linfoma di Hodgkin comprendono febbre pomeridiana, sudorazioni notturne, perdita di peso involontaria e prurito.
  2. Meno specifici, ma comunque non trascurabili sono la stanchezza e la mancanza di appetito.
  3. Se la malattia riguarda i linfonodi presenti nel torace si possono manifestare anche tosse, dolore al petto e difficoltà respiratorie.

Non si conoscono fattori di rischio specifici per il linfoma di Hodgkin e quindi non è possibile prevenirne l’insorgenza. In presenza di sintomi che possono far pensare a un linfoma di Hodgkin, è fondamentale rivolgersi al medico per ulteriori esami di approfondimento.

La biopsia dei linfonodi, cioè il prelievo di tessuto dai linfonodi da analizzare al microscopio, è l’esame fondamentale per arrivare a una diagnosi. Una volta ottenuta la diagnosi istologica, occorre effettuare la stadiazione della malattia, cioè valutarne l’estensione. Sono, a questo punto, indispensabili esami di diagnostica per immagini, principalmente la tomografia computerizzata ( TC ) con mezzo di contrasto e la tomografia a emissione di positroni con 18F-fluorodesossiglucosio (18F-FDG PET ).

Quest’ultima indagine sta assumendo un’importanza sempre maggiore non solo per la stadiazione, ma anche per valutare la risposta alla terapia. Gli esami di stadiazione consentono di definire uno stadio del linfoma che va da I a IV in base alle sedi linfonodali coinvolte dalla malattia e al coinvolgimento o meno di organi non linfoidi.

  • Allo stadio viene associato il suffisso A o B a seconda dell’assenza o presenza dei seguenti sintomi: febbre, calo ponderale e sudorazioni notturne.
  • Il linfoma di Hodgkin rappresenta uno dei maggiori successi dell’oncologia moderna.
  • La possibilità di guarigione è oggi elevata, specie in giovane età: l’87 per cento circa delle pazienti e l’85 per cento dei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin guariscono.
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Il trattamento si basa sulla polichemioterapia e sulla radioterapia, Lo schema di polichemioterapia maggiormente utilizzato è stato sviluppato da un ricercatore italiano, Gianni Bonadonna, e si chiama ABVD (dalle iniziali dei farmaci che lo compongono: adriamicina o doxorubicina, bleomicina, vinblastina, dacarbazina ).

Negli stadi più avanzati della malattia si utilizzano altri schemi di terapia più aggressivi, mentre la radioterapia è utilizzata come cura di consolidamento allo scopo di sterilizzare le sedi di malattia voluminosa (detta anche, in inglese, “bulky disease”). Oggi sappiamo che una PET, eseguita dopo i primi due cicli di ABVD, ha un importantissimo valore prognostico: se risulta negativa e si continuano le terapie, le possibilità di guarigione sono molto alte.

L’introduzione della PET per la valutazione della risposta precoce al trattamento ha consentito di ridurre l’intensità di chemioterapia e radioterapia nei pazienti la cui prognosi risulta favorevole. In alcuni pazienti la chemioterapia di prima linea non è sufficiente, mentre in altri il linfoma si ripresenta dopo una iniziale scomparsa ed è a quel punto refrattario alla chemioterapia.

In questi casi è possibile ricorrere a trattamenti intensivi e al trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Quest’ultimo può essere di tipo autologo (con cellule prelevate dallo stesso paziente) o, molto più raramente, di tipo allogenico (con cellule provenienti da un donatore). I progressi della ricerca hanno permesso di sviluppare nuovi farmaci mirati contro il linfoma di Hodgkin: il brentuximab-vedotin è per esempio un anticorpo monoclonale che riconosce l’ antigene CD30 sulle cellule malate e che inoltre veicola una tossina in grado di distruggere tali cellule in maniera selettiva.

Un altro esempio sono i checkpoint inhibitors, come il nivolumab e pembrolizumab, che tolgono i freni alle risposte antitumorali dei linfociti T. Nel caso del linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria, che esprime alti livelli della proteina CD20, il trattamento prevede l’utilizzo degli stessi farmaci chemioterapici usati nel linfoma di Hodgkin classico con l’aggiunta del rituximab.

Quest’ultimo è un anticorpo monoclonale diretto contro la proteina CD20. Questa cura può anche essere effettuata in associazione alla radioterapia. La chemioterapia e la radioterapia possono provocare sterilità, per questo è estremamente importante proporre ai pazienti giovani, prima di iniziare le cure, il congelamento del liquido seminale nei maschi e degli ovociti o del tessuto ovarico nelle femmine.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico. : Linfoma di Hodgkin: sintomi, prevenzione, cause, diagnosi

Come capire se un linfonodo è benigno?

Linfonodi Reattivi: quali esami sono necessari? – In alcuni casi, la diagnosi di linfonodi reattivi viene stabilita attraverso un semplice esame obiettivo, Questo prevede l’osservazione e la palpazione delle ghiandole; se reattive, queste possono risultare talmente ingrossati da vedersi ad occhio nudo.

Nel corso della visita, il medico prenderà in considerazione alcuni fattori, quali: dimensione del linfonodo reattivo, sede del rigonfiamento (riflette la parte del corpo dove si trova il processo infiammatorio o il tumore), età del paziente, segni e i sintomi di accompagnamento, caratteristiche al tatto ecc.

Altre volte, il riscontro dei linfonodi reattivi è accidentale, cioè viene scoperta in seguito a tecniche di imaging ed altri esami diagnostici prescritti per indagare la presenza di una patologia. Questi accertamenti possono includere:

Ecografia : è un esame non invasivo, nel corso del quale i linfonodi reattivi risultano generalmente iperplastici, ovvero risultano ingrossati. In base ad alcuni parametri (forma, motilità, vascolarizzazione, consistenza e dimensioni della ghiandola), l’esame consente di discriminare tra cause benigne e maligne, Quando l’ecografia non è conclusiva, viene eseguito un prelievo citologico, meglio se con biopsia linfonodale escissionale, Tomografia computerizzata (TC) : è un’indagine radiografica che permette di identificare i linfonodi reattivi ed è in grado, in base alle dimensioni ed alla morfologia, di dare indicazioni sulla presenza di possibili linfonodi sospetti per malignità. Mammografia : i linfonodi reattivi che appaiono sono solitamente quelli del cavo ascellare. In base ai parametri definiti dallo strumento ed interpretati dal radiologo, l’indagine mammografica è in grado di discriminare tra linfonodi benigni e maligni.

Dove si trovano i linfonodi sentinella?

Il cosiddetto linfonodo sentinella della mammella si trova all’interno del cavo ascellare ed è il primo linfonodo a essere raggiunto dalle cellule di un tumore primario della ghiandola mammaria: da questo deriva il suo nome di ‘sentinella’.

Che sintomi danno i linfonodi infiammati?

Quali possono essere altri sintomi collegati ai linfonodi ingrossati? – I sintomi collegati ai linfonodi ingrossati variano a seconda dei linfonodi interessati e della causa dell’ingrossamento. I principali sintomi sono questi: rigonfiamento del linfonodo tale da essere visto e sentito attraverso la cute, dolore che può essere più o meno intenso avvertito in presenza o meno di una pressione esercitata sul luogo interessato dal gonfiore, infezioni alle vie respiratorie superiori (gola e naso), gonfiore degli arti che “ospitano” i linfonodi interessati dall’ingrossamento.