Piastrine Basse Cane Quando Preoccuparsi
Trombocitopenia nel cane Introduzione : per piastrinopenia (o trombocitopenia o ipopiastrinemia ) si intende una quantità di piastrine (o trombociti) circolanti inferiore a 150000/µL. Nel cane e nel gatto, a seconda dell’apparecchio di misurazione, i valori considerati nella norma variano tra 150000 e 400000/µl.

  1. La trombocitopenia rappresenta il più comune disordine che affligge le piastrine e la più comune coagulopatia.
  2. Pazienti con valori delle piastrine inferiori ai 50000/µL sono soggetti a sanguinamenti spontanei (normalmente si verificano a partire da valori inferiori a 25000-30000/µL).
  3. Fisiopatologia : la produzione delle piastrine avviene a livello del midollo osseo sotto l’influsso della trombopoietina.

L’emivita di una singola cellula è di circa 7-10 giorni. Le piastrine ricoprono un ruolo primario nell’emostasi primaria. Eziologia (5 gruppi): diminuzione della produzione (cause ereditarie, patologie a livello del midollo osseo, patologie immunomediate, radioterapia, farmaci), sequestro delle piastrine (patologie che causano splenomegalia, alcune infezioni che danneggiano le cellule), aumento del consumo, aumento della distruzione, aumento della distruzione.

  • Numerosi agenti infettivi sono associati a trombocitopenia nei cani e nei gatti. Nel gatto essi comprendono ila leucemia felina (FeLV), l’immunodeficienza felina (FIV), la peritonite infettiva felina (FIP), parvovirus, cytauxzoonosi, salmonellosi, sepsi batterica, ehrlichiosi, toxoplasmosi, istoplasmosi, filariosi cardiopolmonare, Nel cane: epatite infettiva canina, parvovirus, cimurro, leptospirosi, RMSD, ehrlichiosi, babesiosi, bartonellosi, borreliosi, leptospirosi, salmonellosi, filariosi cardiopolmonare, anaplasmosi, candida disseminata, leishmaniosi, sepsi batterica
  • Ogni malattia neoplastica secondariamente può essere associata a trombocitopenia: linfoma, emangiosarcoma e leucemie le più frequenti.
  • Medicamenti ad alto rischio: estrogeni, fenobarbitale, carprofen, albendazolo, metimazolo, fenilbutadione, sulfonamidici, griseofulvina, cefalosporine, diversi medicamenti chemioterapici.

Petecchie in uno Shih-Tzu di due anni Segni clinici : alcuni pazienti con trombocitopenia sono asintomatici. Possibili segni clinici o anomalie fisiche includono letargia, anoressia, debolezza, collasso, perdita di peso, vomito, diarrea, mucose pallide, petecchie, ecchimosi, eccessivo sanguinamento da ferite, epistassi, ematuria, ematemesi, ematochezia, melena, tosse, dispnea, tachicardia, soffio al cuore, tachipnea, febbre, emorragie retiniche, ifema, anomalie neurologiche, splenomegalia, linfoadenopatia, epatomegalia, masse addominali palpabili o dolore addominale. Diagnosi : alcuni pazienti con trombocitopenia non mostrano alcun sintomo durante la normale visita clinica. Tuttavia, soprattutto se i valori delle piastrine scendono sotto i 30000/µl, petecchie, ecchimosi, melena, ematochezia, ematemesi, ematuria, splenomegalia, epatomegalia, linfadenopatia, mucose pallide, febbre, soffio al cuore, tosse, dispnea, epistassi, segni neurologici, debolezza, collasso, vomito, diarrea e anomalie oculari (emorragie retiniche per esempio) possono essere presenti. Ecchimosi in uno Shih-Tzu di due anni In uno studio con cani trombocitopenici il 42% di 36 cani con trombocitopenia e il 42% dei 24 cani con l’anemia e la trompocitopenia aveva lesioni oculari. Nell’anamnesi, a volte il proprietario riporta la presenza di un eccessivo sanguinamento dopo aver effettuato iniezioni endovenose o procedure chirurgiche. In pazienti con trombocitopenia è consigliato procedere con i seguenti passi diagnostici: ematologia completa (stato e differenziazione), diagnostica per immagini (radiografie del torace in due proiezioni), valori della coagulazione (ACT), esame oculistico, evtl. aspirazione del midollo osseo e citometria di flusso. L’abbassamento del valore delle piastrine è normalmente misurato attraverso un normale stato ematologico. Altre alterazioni ematologiche spesso presenti: anemia, neutropenia, leucocitosi, neutrofilia con spostamento a sinistra e presenza di schistociti. Petecchie in uno Shih-Tzu di 2 anni Trattamento : la terapia dipende dalla causa sottostante. Pazienti con trombocitepnia grave, necessitano una trasfusione con plasma ricco di piastrine o crioconservati concentrati di piastrine. Alcuni farmaci possono essere utilizzati per la stimolazione della produzione di piastrine (l’eritropoietina può produrre una reazione incrociata con la trombopoietina e può essere utilizzata in questi pazienti). La vincristina, accelera la maturazione di piastrine nel midollo osseo e favorisce il rilascio di nuove cellule nella periferia. Ogni medicamento non necessario, che potrebbe causare abbassamento del valore delle piastrine, sarebbe da sospendere. Diagnosi differenziali : coagulopatia di altra origine, errore di laboratorio, dovuto ad aggregazione delle piastrine o diluizione con EDTA, altre cause di emorragie, trombocitopatia. Curiosità : alcune razze tendono ad avere valori della piastrine più bassi rispetto ai valori di referenza descritti. Il Cavalier King Charles Spaniel presenta una trombocitopenia asintomatica ereditaria. In uno studio, i valori medi riportati si attestavano attorno a 87500/µL e 38/152 pazienti mostravano valori < 50000/µL. In aggiunta, il 30% di questi pazienti mostrava macrotrombociti. Anche i Greyhound possono mostrare una leggera trombocitopenia ereditaria. Abbassamento dei valori delle piastrine è stato anche dimostrato nelle seguenti razze: Shiba inu, Segugio polacco e in alcune linee di barboncini in Portogallo. Galeandro Luca, Dr. med. vet, DACVIM (SAIM), specialista in medicina interna; Baumstark Miriam, Dr.ssa med. vet, DACVIM (SAIM), specialista in medicina interna Letteratura:

  1. Abrams-Ogg ACG : Triggers for prophylactic use of platelet transfusions and optimal platelet dosing in thrombocytopenia dogs and cats. Vet Clin N Am Small Anim Pract, 73 Refs ed.2003 Vol 33 (6) pp.1401-18.
  2. Botsch V, Kuchenhoff H, Hartmann K, et al: Retrospective study of 871 dogs with thrombocytopenia. Vet Rec 2009 Vol 164 (21) pp.647-51.
  3. Hedwig Dircks B, Schuberth H-J, Mischke R: Underlying diseases and clinocopathologic variables of thrombocytopenic dogs with and without platelet-bound antibodies detected by use of a cytometric assay: 83 cases 82004-2006). J Am Vet Med Assoc 2009 Vol 235 (8) pp.960-66
  4. Ofri R, Aroch, Kass PH, et al: A prospective study of the association of anemia and thrombocytopenia with ocular lesions in dogs. American College of Veterinary Ophthalmologists 2008.
  5. Shell L.: Thrombocytopenia. www.vin.com
  6. Singh M K, Lamb W A: Idiopathic thrombocytopenia in Cavalier King Charles Spaniels. Aust Vet J 2005 Vol 83 (11) pp.700-03.

: Trombocitopenia nel cane

Perché il cane ha le piastrine basse?

Le cause di poche piastrine possono essere molte come la presenza di infezioni, la presenza di malattie infettive come l’Ehrlichia, la Leishmaniosi e la Borreliosi. Possono essere anche il sintomo di tumori o malattie sistemiche.

Quando sono pericolose le piastrine basse?

Piastrine basse: quando preoccuparsi – Una conta piastrinica inferiore alle 50 mila unità può comportare gravi emorragie in caso di contusioni o tagli. Al di sotto di un range compreso tra 10 e 20 mila piastrine per microlitro, il soggetto può andare incontro ad una emorragia spontanea potenzialmente mortale. In questi casi si rende necessaria una trasfusione piastrinica,

Qual è la cura per le piastrine basse?

Farmaci – La piastrinopenia di lieve entità – quando la conta delle piastrine è lievemente al di sotto del range di normalità (<150.000 unità/mm 3 ) - non necessita di trattamenti o cure particolari, dato che la condizione tende a stabilizzarsi da sé, fatta eccezione, chiaramente, per i pazienti che lamentano sintomi di apprezzabile entità. Analogo discorso per la piastrinopenia gravidica: in molte donne in dolce attesa (circa il 10%) si osserva una sensibile alterazione della conta piastrinica che, generalmente, non comporta danni né alla madre né al bambino, e tende a ritornare nel range di normalità dopo la nascita del figlio. Quando la piastrinopenia diviene importante, è necessario intervenire con una terapia farmacologica e/o con una trasfusione di sangue: l'approccio terapeutico - è bene ricordarlo - va intrapreso solo dopo aver identificato la causa scatenante. Per fare un esempio, la piastrinopenia può dipendere dalla somministrazione di alcune specialità farmacologiche: in questo caso, la prima misura da considerare è la sospensione del farmaco ed eventualmente la sua sostituzione con un altro. Nei pazienti in cui la piastrinopenia provoca gravi emorragie, è possibile intervenire seguendo più approcci diversi:

  1. Somministrazione di farmaci glucocorticoidi per via orale o endovenosa (per contrastare l’emorragia)
  2. Somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa (per trattare la piastrinopenia dipendente da una reazione immunitaria anomala)
  3. Trasfusione di piastrine: riservata per i pazienti con evidente sanguinamento ed elevato rischio di emorragie
  4. Rimozione della milza : riservata ai casi estremi, in cui i farmaci non hanno riportato beneficio osservabile
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Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro la piastrinopenia, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato e alla sua risposta alla cura: Corticosteroidi : risulta piuttosto complicato riportare una posologia precisa d’assunzione dei farmaci corticosteroidi per il trattamento della piastrinopenia, considerata la diversa risposta dei pazienti alle cure e l’intensità variabile dei sintomi.

  • Prednisone (es. Deltacortene, Lodotra ): indicativamente, assumere il farmaco alla dose di 20-60 mg al giorno, per le forme gravi di piastrinopenia. Il farmaco può essere assunto anche per il trattamento delle forme gravi di piastrinopenia in gravidanza: in tal caso, si consiglia indicativamente di assumere una dose di attivo pari a 1mg/kg di peso corporeo extragravidico. Il trattamento va mantenuto alla minima dose necessaria per scongiurare complicazioni emorragiche, vale a dire evitando che le piastrine scendano al di sotto del valore di 50.000 unità/mm 3,
  • Desametasone (es. Decadron, Soldesam ): il desametasone, per merito del proprio effetto antiemorragico, è indicato per bloccare le emorragie causate dalla piastrinopenia. Indicativamente, assumere il farmaco alla dose di 40 mg/dì per 4 giorni. Proseguire con 28 giorni di sospensione e ripetere il ciclo, rispettando le indicazioni prescritte dal medico.
  • Cortisone (es. Cortis Acet, Cortone ): per la cura della piastrinopenia idiopatica (immune), si consiglia di assumere 25-300 mg di farmaco al giorno, per via orale o intramuscolare, frazionando il carico in una o due dosi.
  • Triamcinolone (es. Kenacort, Triamvirgi, Aftab ): indicato per la piastrinopenia idiopatica alla dose di 16-60 mg al giorno.

La durata della terapia con i corticosteroidi varia da 5 a 6 mesi. Se la quantità di corticosteroidi richiesta dall’organismo è elevata, si può considerare la splenectomia, per fuggire agli effetti collaterali che comporterebbe una terapia a lungo termine con farmaci steroidei. Terapia enzimatica:

Miglucerase (es. Cerezyme) : trattasi di un farmaco indicato per la terapia enzimatica, laddove la piastrinopenia costituisce un sintomo caratteristico di patologie importanti come la sindrome di Gaucher, Non è possibile riportare un dosaggio indicativo, dato che la posologia precisa dev’essere personalizzata in base al paziente. Ad ogni modo, il farmaco è reperibile in polvere per concentrato (soluzione per infusione ): sembra che alcuni pazienti rispondano positivamente assumendo 2,5 unità/kg, tre volte alla settimana, fino ad un massimo di 60U/kg una volta ogni 2 settimane. La durata della iniezione e.v. è di 1-2 ore. Il dosaggio va personalizzato per ogni paziente.

Somministrazionedi immunoglobuline ad alto dosaggio (in caso di mancata risposta ai cortisonici)

  • Gammaglobuline: immunoglobuline da somministrare ad alto dosaggio (per le forme gravi di piastrinopenia). Il farmaco esercita la propria attività terapeutica rallentando il processo di distruzione delle piastrine. Per la posologia, consultare il medico.
  • Immunoglobuline anti-Rh: la somministrazione di questi farmaci è indicata per i pazienti affetti da piastrinopenia refrattaria; avviene alla dose indicativa di 10-30 mcg/kg al giorno, per 1-3 gg consecutivi. Questo trattamento è indicato quasi esclusivamente ai pazienti Rh positivo

Farmaci immunosoppressori

  • Azatioprina (es. Azatiopirina, Immunoprin): farmaco immunosoppressore del sistema immunitario, indicato nel trattamento della piastrinopenia per ridurre la somministrazione di steroidi, i cui effetti collaterali nel lungo termine potrebbero essere piuttosto importanti; indicativamente, assumere l’azatioprina alla dose di 100 mg al giorno per 30 giorni, seguiti successivamente da 50 mg/die. Si osserva che i pazienti trattati con questo farmaco reagiscono in modo positivo nel 60% dei casi. Il farmaco, se assunto alle dosi indicate dal medico, non causa consistenti effetti collaterali.
  • Ciclofosfamide (es. Endoxan Baxter, flacone o compresse): è un agente alchilante ed immunosoppressore utilizzato anche in terapia per la cura della piastrinopenia autoimmune. La dose indicativa prevede di assumere il principio attivo alla dose di 50 mg al giorno; boli da 800-1000 mg e.v./3 settimane.
  • Ciclosporina (es. Sandimmun Neoral ): farmaco di seconda linea per il trattamento delle piastrinopenie immunologiche. Si raccomanda di assumere 3mg/kg di farmaco al giorno; l’efficacia di questo farmaco è ancora dubbia.
  • Rituximab (es. MabThera) : è un anticorpo monoclonale utilizzato in terapia per la cura della piastrinopenia a carattere immunologico. Per la posologia: consultare il medico.
  • Eltrombopag (es. Revolade ): il farmaco è indicato per la cura della porpora trombocitopenica autoimmune, una variante della trombocitopenia in cui la carenza di trombociti è dovuta ad una distruzione periferica degli stessi. L’eltrombopag è un agonista dei recettori della trombopoietina, farmaco che favorisce la formazione di piastrine: in altre parole, il farmaco aumenta la possibilità di aumentare la conta piastrinica riducendo il rischio di sanguinamento.

Cosa può provocare un abbassamento delle piastrine?

Definizione – Il termine piastrinopenia (o trombocitopenia ) indica una quantità di piastrine circolanti inferiore a 150.000 unità per mm3 (microlitro) di sangue (la conta piastrinica è normalmente compresa tra 150.000 e 400.000/mm3). La soglia sotto la quale iniziano a verificarsi alterazioni dell’emostasi è 50.000/mm3.

  1. Il numero di piastrine nel sangue può variare lievemente in base alle fasi del ciclo mestruale, diminuisce nelle ultime fasi della gravidanza (trombocitopenia gestazionale) e aumenta in risposta a citochine infiammatorie (trombocitosi secondaria o reattiva).
  2. La diminuzione delle piastrine, come altre disfunzioni piastriniche, può causare difetti nella coagulazione del sangue e manifestazioni emorragiche di vario tipo (nota: il rischio di sanguinamento è inversamente proporzionale alla conta piastrinica).

Sintomi correlati alla ridotta conta piastrinica comprendono petecchie, porpora e sanguinamento dalle mucose. Le cause di piastrinopenia possono essere classificate sulla base del meccanismo fisiopatologico che le determina e comprendono la ridotta produzione, l’aumentata distruzione a livello splenico o il consumo (sia immune, che non immune), la diluizione (ad esempio, per trasfusioni di sangue massive) e l’associazione di questi processi.

Le piastrinopenie possono essere primitive (o idiopatiche) quando non si conosce la causa scatenante (es. porpora trombocitopenica idiopatica). Spesso, la trombocitopenia si può osservare anche quando il midollo è interessato da processi infettivi, infiammatori o neoplastici, come nel caso di leucemie, linfomi, fibrosi midollare, anemia aplastica, disturbi linfoproliferativi e alcune sindromi mielodisplastiche.

Una diminuzione delle piastrine, però, può comparire anche nel corso di malattie infettive (es. epatite, morbillo, varicella, rosolia, mononucleosi, infezione da HIV e da cytomegalovirus ), collagenopatie, reazioni autoimmuni (es. lupus eritematoso sistemico ) e alcuni processi neoplastici.

Altre possibili cause comprendono: cirrosi epatica (con ipertensione portale e aumento di volume della milza ), problemi di sanguinamento cronico (es. emorragia cerebrale, complicanze di ulcere allo stomaco), deficit di Vitamina B12 o folati, allergie e reazioni anafilattiche, ustioni, sepsi e sindrome da distress respiratorio acuto.

La trombocitopenia può derivare dall’azione di varie sostanze tossiche (es. abuso di alcool ) e farmaci (più comuni: chinino, trimetoprim/sulfametossazolo e agenti chemioterapici) che producono una mielosoppressione dose-dipendente o innescano una distruzione immuno-mediata delle piastrine.

Cosa può causare l’abbassamento delle piastrine?

Tra le cause di carenza di piastrine ci sono: Patologie gravi come carcinomi e leucemie. Malattie infettive come la rosolia, la mononucleosi, la varicella. Infezioni batteriche come la salmonellosi.

Quanto si può vivere con le piastrine basse?

La sopravvivenza delle piastrine è di 10 giorni.

Quali tumori abbassano le piastrine?

Diagnosi – Il primo passo verso la diagnosi di LMA è un consulto con il medico che valuterà la storia familiare e i sintomi ed effettuerà una visita attenta per verificare la presenza di segni che potrebbero far pensare alla malattia (ingrossamento di organi addominali, segni di sanguinamento, lividi o infezioni eccetera).

In caso di sospetto di malattia, si procede a ulteriori esami. Il prelievo di sangue permette di valutare numero e forma delle cellule: la leucemia causa infatti anemia, un basso numero di piastrine e aumento o diminuzione dei globuli bianchi, e l’aspetto delle cellule osservate al microscopio è utile per togliere gli ultimi dubbi e formulare una diagnosi più precisa.

Una volta accertata la presenza di leucemia, si procede in genere con un ulteriore prelievo di sangue e di midollo osseo che, grazie a test molecolari e citogenetici, consente di caratterizzare in modo più preciso il tipo di leucemia (presenza di mutazioni, anomalie ai cromosomi eccetera).

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Quando il valore delle piastrine è preoccupante?

Il rischio di sanguinamento spontaneo nasce quando la conta piastrinica scende al di sotto di 10.000-20.000, ma già con valori inferiori a 50.000 si può andare incontro ad un aumento del rischio di complicazioni in caso di tagli e altri traumi.

Quale cibo fa alzare le piastrine?

Il dott. Federico Chiurazzi (Napoli): “Le principali indicazioni dal punto di vista nutrizionale sono legate alla terapia in atto per la malattia” – Uno degli aspetti che maggiormente interessa i pazienti colpiti da una malattia – rara o meno rara – è quello della corretta alimentazione,

  1. E la trombocitopenia immune (ITP), non fa eccezione dal momento che la preoccupazione di quali alimenti possano o meno incidere sull’aumento del livello delle piastrine circolanti è comune a un gran numero di malati.
  2. Tra le domande che più spesso mi sento rivolgere dai pazienti che ricevono una diagnosi di ITP c’è quella relativa ai cibi la cui assunzione è sconsigliata e a quelli che, invece, potrebbero determinare un rialzo del totale delle piastrine”, afferma il dott.

Federico Chiurazzi, specialista in Ematologia presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Federico II” di Napoli. Le persone alle quali viene diagnosticata questa patologia autoimmune, definita da un importante diminuzione del numero di piastrine nel sangue, desiderano capire se le loro abitudini alimentari siano in grado di influenzare il corso della malattia, dal momento che la gestione dell’alimentazione dipende in prima istanza dalla volontà e dall’impegno individuali.

Nella stragrande maggioranza dei casi, l’alimentazione incide marginalmente sul corso di una patologia e l’ITP rientra tra quelli”, continua Chiurazzi. ” Non c’è alcuna relazione diretta o indiretta tra il numero delle piastrine e l’alimentazione, la quale, di conseguenza, non incide sull’andamento della malattia.

Perciò, la prima e unica raccomandazione che possiamo rivolgere ai pazienti è quella di seguire una dieta quanto più varia e ricca possibile, come qualsiasi altro soggetto sano “. L’alimentazione non deve quindi rappresentare un motivo di turbamento per i pazienti con ITP, anche se alcune accortezze vanno comunque rispettate, specialmente in riferimento alle terapie indicate per la malattia.

  1. Le principali indicazioni dal punto di vista nutrizionale sono rivolte ai pazienti in terapia “, precisa Chiurazzi.
  2. Infatti, la prima linea di trattamento per la ITP prevede il ricorso ai corticosteroidi e il consiglio che diamo ai pazienti che devono iniziare ad assumerli, specialmente a coloro che hanno una familiarità per diabete, è prestare attenzione, in corso di terapia, a ridurre l’introduzione di carboidrati che possano aumentare la glicemia, limitando dunque il consumo di cibi come pane, pasta e dolci,

In questo caso, è meglio una dieta più ricca in verdure e legumi, che possono attenuare la sensazione di fame indotta dai farmaci steroidei”. Infatti, tra gli effetti collaterali di questa classe di molecole c’è l’aumento della sensazione di fame, ed è perciò importante superare lo stimolo continuo al cibo prediligendo alimenti a basso impatto sulla glicemia.

  1. Una seconda situazione che richiede particolare attenzione alla dieta è quella dei pazienti che usano eltrombopag “, riprende l’esperto napoletano.
  2. Si tratta di un farmaco ad assunzione orale che mima l’azione della trombopoietina e che, insieme al romiplostim, farmaco somministrato per via sottocutanea, ha rivoluzionato la terapia dell’ITP.

Tuttavia, si è visto che eltrombopag può interagire con i cibi contenenti calcio, perciò quando diamo indicazione al trattamento con questo TPO-mimetico, indichiamo sempre al paziente di evitare, nelle 2 ore prima dell‘assunzione e nelle 4 ore successive, l’assunzione di cibi contenenti calcio come latte e yogurt, formaggi e latticini o integratori arricchiti in calcio, che possono determinare una riduzione dell’assorbimento del farmaco e quindi una minore efficacia della terapia”.

L’ultimo caso che merita una precisazione è quello dei pazienti con ITP che assumono anticoagulanti orali cumarinici, come il Coumadin, e necessitano di monitoraggio continuo dei livelli di PT e aPTT per il corretto dosaggio del farmaco. “Attraverso l’alimentazione è possibile influire sull’attività fluidificante del farmaco modificando i livelli del tempo di protrombina”, spiega Chiurazzi.”I pazienti in terapia con farmaci cumarinici, cioè antagonisti della vitamina K, devono quindi prestare attenzione a non assumere grossi quantitativi di verza, prezzemolo, verdure a foglia larga, fegato e altri cibi ricchi in vitamina K, che interferiscono col metabolismo di questi farmaci, portando a uno scompenso del PT e ad eccessi di fluidificazione del sangue, aumentando così il rischio emorragico.

Piuttosto di impazzire nell’eliminazione di alcuni cibi, però, il consiglio generale è quello di consumarli in maniera moderata e, soprattutto, costante nel tempo. Si tratta, comunque, di un comportamento comune a tutti i pazienti in terapia con dicumarolici e non specifico per i pazienti con ITP”.

  1. Una dieta regolare è, dunque, il presupposto migliore per affrontare la terapia per l’ITP, senza temere l’aggiunta di alimenti come i mirtilli, l’uva rossa, la cipolla o i pomodori, che si ritiene possano concorrere alla fluidificazione del sangue.
  2. Tali cibi dovrebbero essere assunti in quantitativi enormi per produrre un effetto fluidificante.

E comunque non è mai stato dimostrato che possano condurre a emorragie gravi”, precisa Chiurazzi. ” Il rispetto dei principi di una dieta sana ed equilibrata, come quella mediterranea, è il miglior comportamento che un paziente con ITP possa adottare,

  • Per questo è utile affidarsi ai consigli di un esperto nutrizionista, specialmente quando si ha paura che le proprie abitudini alimentari possano inficiare l’efficacia della terapia”.
  • Alcuni pazienti modificano in maniera radicale il loro stile di vita, arrivando a cenare a tarde ore serali per assumere un farmaco come eltrombopag a mezzanotte, così che, dormendo nelle ore successive, sono certi di non ingerire nulla di sbagliato.

“Non è necessaria una modifica così radicale delle proprie abitudini”, aggiunge Chiurazzi. “Basta evitare alcuni cibi in particolare e non imporsi un digiuno assoluto. Il consiglio di un nutrizionista che conosca la malattia e le varie opzioni terapeutiche per contrastarla può contribuire a dare tranquillità, evitando una brusca modifica delle abitudini e della qualità di vita del paziente”.

E ciò risulta doppiamente importante, dal momento che nei pazienti che raggiungono una risposta alla terapia buona e stabile nel tempo, oggi si prospetta sempre con maggiore insistenza, basandosi sulle osservazioni derivanti dalla real life, la possibilità di una terapia con TPO, non più a vita bensì interrotta o alleggerita, permettendo anche un ritorno alle iniziali abitudini alimentari.

“L’argomento nutrizione – conclude Chiurazzi – porta nuovamente alla ribalta il concetto, già affermato in passato e da me molto sentito, che un centro di riferimento per pazienti con ITP debba necessariamente affiancare alla figura dell’ematologo una serie di specialisti, tra cui il nutrizionista, il ginecologo, l’endocrinologo e lo psicologo, con esperienza specifica nella materia, da consultare su richiesta o necessità del paziente”.

Quante piastrine deve avere un cane?

Ad esempio, un cane con una media di 12 piastrine per campo 1000x, presumibilmente avrà un numero di piastrine pari a 180.000-240.000/uL.

Cosa si deve mangiare per aumentare le piastrine?

Cosa mangiare in caso di trombocitopenia –

  1. In generale, per migliorare una situazione di trompocitopenia si dovrebbe evitare l’assunzione di troppi zuccheri e grassi scegliendo invece di incrementare il consumo di frutta e verdura di stagione.
  2. E’ consigliato assumere alimenti che contengono, importante nel processo di coaugulazione e dalle spiccate doti antinfiammatorie, così come di cibi ricchi in acido folico e vitamina B12,
  3. Ma vediamo nello specifico gli :
  • : grazie all’alto contenuto in ferro, potassio e fibre, questo alimento può rivelarsi ottimo per aumentare la conta piastrinica nel sangue.
  • Crucifere, bietole e spinaci: mangiare quotidianamente broccoli, cavoli, bietole e spinaci (alimenti ricchi di vitamina K) aiuta a mantenere sane le ossa e porta benefici alla coagulazione del sangue. Gli spinaci, in particolare, ricchi di ferro e vitamine E aiutano a produrre emoglobina.
  • Avena e orzo: cereali ricchi di betaglucano da consumare 3 volte nel corso della giornata in quanto ottimi per aumentare le piastrine.
  • Sedano e carota: anche questi due ortaggi mangiati crudi possono aiutare in caso di piastrine basse.
  • Agrumi e Kiwi: e più in generale tutta la frutta ad alto contenuto di vitamina C è utile a fronteggiare una condizione di trombocitopenia.
  • Aglio: oltre a combattere le infezioni batteriche, l’allicina contenuta nell’aglio previene la formazione di coaguli nel sangue.
  • Acqua di cocco: utile per idratare ma anche per aumentare le piastrine in quanto ricca di potassio ed elettroliti.
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Può aiutare molto anche tenere uno stile di vita equilibrato, ricordandosi di bere molto, riposare il giusto e fare attività fisica regolare. Leggi anche: Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi. : Cosa mangiare per aumentare le piastrine nel sangue se compaiono spesso lividi sulla pelle

Quanto tempo impiegano le piastrine a salire?

Il plasma si riforma in poche ore. Globuli bianchi e piastrine tendono a ricrearsi in 24-48 ore.

Quale malattia distrugge le piastrine?

Generalità – La malattia viene distinta in due forme: forme primarie (circa 80% del totale) e forme secondarie (20%). In entrambe la natura della malattia sembra essere di tipo autoimmune e si possono autoanticorpi antipiastrine. Purtroppo però non sono note le cause che scatenano tale processo e danno origine alla malattia.Nelle forme secondarie la malattia insorge a seguito di altre patologie (ad esempio malattie autoimmuni come il lupus, malattie ematologiche come la leucemia linfatica cronica) o a causa dell’assunzione di farmaci.

Quali sono i cibi che fanno aumentare le piastrine?

Il dott. Federico Chiurazzi (Napoli): “Le principali indicazioni dal punto di vista nutrizionale sono legate alla terapia in atto per la malattia” – Uno degli aspetti che maggiormente interessa i pazienti colpiti da una malattia – rara o meno rara – è quello della corretta alimentazione,

  1. E la trombocitopenia immune (ITP), non fa eccezione dal momento che la preoccupazione di quali alimenti possano o meno incidere sull’aumento del livello delle piastrine circolanti è comune a un gran numero di malati.
  2. Tra le domande che più spesso mi sento rivolgere dai pazienti che ricevono una diagnosi di ITP c’è quella relativa ai cibi la cui assunzione è sconsigliata e a quelli che, invece, potrebbero determinare un rialzo del totale delle piastrine”, afferma il dott.

Federico Chiurazzi, specialista in Ematologia presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Federico II” di Napoli. Le persone alle quali viene diagnosticata questa patologia autoimmune, definita da un importante diminuzione del numero di piastrine nel sangue, desiderano capire se le loro abitudini alimentari siano in grado di influenzare il corso della malattia, dal momento che la gestione dell’alimentazione dipende in prima istanza dalla volontà e dall’impegno individuali.

  • Nella stragrande maggioranza dei casi, l’alimentazione incide marginalmente sul corso di una patologia e l’ITP rientra tra quelli”, continua Chiurazzi.
  • Non c’è alcuna relazione diretta o indiretta tra il numero delle piastrine e l’alimentazione, la quale, di conseguenza, non incide sull’andamento della malattia.

Perciò, la prima e unica raccomandazione che possiamo rivolgere ai pazienti è quella di seguire una dieta quanto più varia e ricca possibile, come qualsiasi altro soggetto sano “. L’alimentazione non deve quindi rappresentare un motivo di turbamento per i pazienti con ITP, anche se alcune accortezze vanno comunque rispettate, specialmente in riferimento alle terapie indicate per la malattia.

  • Le principali indicazioni dal punto di vista nutrizionale sono rivolte ai pazienti in terapia “, precisa Chiurazzi.
  • Infatti, la prima linea di trattamento per la ITP prevede il ricorso ai corticosteroidi e il consiglio che diamo ai pazienti che devono iniziare ad assumerli, specialmente a coloro che hanno una familiarità per diabete, è prestare attenzione, in corso di terapia, a ridurre l’introduzione di carboidrati che possano aumentare la glicemia, limitando dunque il consumo di cibi come pane, pasta e dolci,

In questo caso, è meglio una dieta più ricca in verdure e legumi, che possono attenuare la sensazione di fame indotta dai farmaci steroidei”. Infatti, tra gli effetti collaterali di questa classe di molecole c’è l’aumento della sensazione di fame, ed è perciò importante superare lo stimolo continuo al cibo prediligendo alimenti a basso impatto sulla glicemia.

  1. Una seconda situazione che richiede particolare attenzione alla dieta è quella dei pazienti che usano eltrombopag “, riprende l’esperto napoletano.
  2. Si tratta di un farmaco ad assunzione orale che mima l’azione della trombopoietina e che, insieme al romiplostim, farmaco somministrato per via sottocutanea, ha rivoluzionato la terapia dell’ITP.

Tuttavia, si è visto che eltrombopag può interagire con i cibi contenenti calcio, perciò quando diamo indicazione al trattamento con questo TPO-mimetico, indichiamo sempre al paziente di evitare, nelle 2 ore prima dell‘assunzione e nelle 4 ore successive, l’assunzione di cibi contenenti calcio come latte e yogurt, formaggi e latticini o integratori arricchiti in calcio, che possono determinare una riduzione dell’assorbimento del farmaco e quindi una minore efficacia della terapia”.

L’ultimo caso che merita una precisazione è quello dei pazienti con ITP che assumono anticoagulanti orali cumarinici, come il Coumadin, e necessitano di monitoraggio continuo dei livelli di PT e aPTT per il corretto dosaggio del farmaco. “Attraverso l’alimentazione è possibile influire sull’attività fluidificante del farmaco modificando i livelli del tempo di protrombina”, spiega Chiurazzi.”I pazienti in terapia con farmaci cumarinici, cioè antagonisti della vitamina K, devono quindi prestare attenzione a non assumere grossi quantitativi di verza, prezzemolo, verdure a foglia larga, fegato e altri cibi ricchi in vitamina K, che interferiscono col metabolismo di questi farmaci, portando a uno scompenso del PT e ad eccessi di fluidificazione del sangue, aumentando così il rischio emorragico.

Piuttosto di impazzire nell’eliminazione di alcuni cibi, però, il consiglio generale è quello di consumarli in maniera moderata e, soprattutto, costante nel tempo. Si tratta, comunque, di un comportamento comune a tutti i pazienti in terapia con dicumarolici e non specifico per i pazienti con ITP”.

  • Una dieta regolare è, dunque, il presupposto migliore per affrontare la terapia per l’ITP, senza temere l’aggiunta di alimenti come i mirtilli, l’uva rossa, la cipolla o i pomodori, che si ritiene possano concorrere alla fluidificazione del sangue.
  • Tali cibi dovrebbero essere assunti in quantitativi enormi per produrre un effetto fluidificante.

E comunque non è mai stato dimostrato che possano condurre a emorragie gravi”, precisa Chiurazzi. ” Il rispetto dei principi di una dieta sana ed equilibrata, come quella mediterranea, è il miglior comportamento che un paziente con ITP possa adottare,

  1. Per questo è utile affidarsi ai consigli di un esperto nutrizionista, specialmente quando si ha paura che le proprie abitudini alimentari possano inficiare l’efficacia della terapia”.
  2. Alcuni pazienti modificano in maniera radicale il loro stile di vita, arrivando a cenare a tarde ore serali per assumere un farmaco come eltrombopag a mezzanotte, così che, dormendo nelle ore successive, sono certi di non ingerire nulla di sbagliato.

“Non è necessaria una modifica così radicale delle proprie abitudini”, aggiunge Chiurazzi. “Basta evitare alcuni cibi in particolare e non imporsi un digiuno assoluto. Il consiglio di un nutrizionista che conosca la malattia e le varie opzioni terapeutiche per contrastarla può contribuire a dare tranquillità, evitando una brusca modifica delle abitudini e della qualità di vita del paziente”.

E ciò risulta doppiamente importante, dal momento che nei pazienti che raggiungono una risposta alla terapia buona e stabile nel tempo, oggi si prospetta sempre con maggiore insistenza, basandosi sulle osservazioni derivanti dalla real life, la possibilità di una terapia con TPO, non più a vita bensì interrotta o alleggerita, permettendo anche un ritorno alle iniziali abitudini alimentari.

“L’argomento nutrizione – conclude Chiurazzi – porta nuovamente alla ribalta il concetto, già affermato in passato e da me molto sentito, che un centro di riferimento per pazienti con ITP debba necessariamente affiancare alla figura dell’ematologo una serie di specialisti, tra cui il nutrizionista, il ginecologo, l’endocrinologo e lo psicologo, con esperienza specifica nella materia, da consultare su richiesta o necessità del paziente”.

Quante piastrine deve avere un cane?

Ad esempio, un cane con una media di 12 piastrine per campo 1000x, presumibilmente avrà un numero di piastrine pari a 180.000-240.000/uL.