Quale Cane Ha Origini Italiane
Il cane corso è una delle razze più antiche. Di origine Italiana, lo si ritrova solo in alcune regioni. Docile e affettuoso con il padrone e tutti i componenti della famiglia, ma se necessario difende con efficacia il suo territorio e i suoi cari.

Quale cane è italiano?

Domanda di: Maria Martini | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.4/5 ( 51 voti ) Il cane corso italiano è una razza canina di tipo molossoide di origine italiana riconosciuta dalla FCI (Standard N.343, Gruppo 2, molossi e bovari Sezione 2.1).

Qual è il cane più amato dagli italiani?

Secondo i dati ufficiali dell’Enci, al primo posto c’è ancora il pastore tedesco, ma salgono verso il vertice anche razze più «gestibili» come i chihuahua e i jack russell.

Qual è il cane più obbediente del mondo?

Il Border Collie – Il Border Collie oltre a essere al vertice delle razze più intelligenti è al primo posto tra i cani più obbedienti. Un animale dall’intelligenza acuta, e facile da addestrare. Amici a quattro zampe fidati, adatti alla compagnia di adulti e bambini purché non pigri perché il Border Collie è molto molto energico, e ha quindi bisogno di molta attività all’aria aperta e più uscite al giorno.

Qual è il cane più diffuso in Italia?

Quante razze esistono e quali sono le più diffuse in Italia

Ad oggi nessuna ricerca è riuscita a stabilire in maniera conclusiva quale razza di cane da protezione sia la più efficiente nella difesa del bestiame, sebbene sia riconosciuto che le attitudini di un cane possano variare nelle diverse razze. D’altra parte, fattori come le caratteristiche genetiche dei fondatori (es. l’appartenenza a una linea di cani da lavoro allevati in contesti zootecnici simili) e l’applicazione di corrette procedure di inserimento del cane hanno mostrato un effetto superiore rispetto ad altri come la razza stessa.

Secondo alcuni autori il successo di un cane da protezione può dipendere anche dalla sua prontezza a confrontarsi aggressivamente contro un predatore. Tuttavia, anche in questo ambito nessuna ricerca è stata conclusiva. D’altro canto, selezionare razze e/o individui con comportamenti aggressivi di varia natura (ad esempio verso altri cani, verso altre specie, verso le risorse alimentari, o i mezzi in movimento) potrebbe causare comportamenti indesiderati verso altri cani e anche persone, inasprendo i conflitti con i fruitori del territorio.

Le razze più comunemente utilizzate e sperimentate in Italia sono due: il pastore maremmano abruzzese e il cane da montagna dei Pirenei, quest’ultimo diffuso prevalentemente sulle Alpi (per approfondimenti su altre razze si rimanda alla bibliografia). In entrambi casi si tratta di cani di taglia grande: l’altezza oscilla fra 63 e 81 cm, il peso varia fra 30 e 45 kg nel caso del pastore maremmano abruzzese e fra 38 e 64 kg nel cane da montagna dei Pirenei.

Il pastore maremmano abruzzese è la razza da protezione più diffusa nell’Italia peninsulare e appartiene alla tradizione transumante pastorale dell’Appennino Centrale. Proprio grazie a questa tradizione ha mantenuto intatte, fino ad oggi, le proprie caratteristiche funzionali e morfologiche: calma, resistenza, capacità di decisione e indipendenza. Se allevato correttamente, esibisce un forte attaccamento e uno spiccato senso di protezione verso il bestiame, grande affidabilità, diffidenza verso gli estranei e grande equilibrio verso le persone, nel senso che tende a intimidirle ma senza cedere a un confronto diretto e aggressivo.

Il cane da montagna dei Pirenei è una razza diffusa in Francia e nella Penisola Iberica. Rispetto ad altre razze, il cane da montagna dei Pirenei è il meno aggressivo verso l’uomo ed è caldamente raccomandato nelle aree turistiche, e per questo è molto diffuso sull’Arco Alpino.

Tra le razze da protezione più diffuse in Italia figura anche il cane da pastore del Caucaso, massiccio e resistente ad ogni condizione climatica. Ha un pelo folto e nelle varietà di pelo lungo i maschi possono presentare una criniera pronunciata. Presenta un comportamento fermo, attivo, sicuro di sé, e indipendente pur mostrando un forte attaccamento al padrone. Diffidente verso gli estranei, è maggiormente adatto in situazioni meno antropizzate.

In alcune aree dell’Appennino Settentrionale si sta diffondendo anche l’uso del cane da pastore rumeno dei Carpazi, di indole coraggiosa, con un istintivo e incondizionato attaccamento al gregge e al suo padrone e di carattere calmo e stabile.

A quelle già citate si aggiunge anche il Pastore della Sila, cane di origine calabrese, usato dai pastori locali per la protezione del bestiame. Quello che lo distingue principalmente dall’altra razza italiana (PMA) è il colore del mantello. Riconosciuti sono, di base, il nero e lo zibellino. A seconda del colore prevalente sono ammesse la presenza di macchie bianche localizzate in parti ben precise. E’ riconosciuta come una una razza molto legata al pastore, docile nei confronti dei più piccoli, rustica e molto agile nei movimenti.

La sola appartenenza ad una di queste razze non è garanzia di efficacia o efficienza del cane. Determinante, infatti, è il percorso di crescita del cane che deve essere adeguato alla finalità di protezione del bestiame. Cani appartenenti ad incroci di queste razze che sono stati cresciuti in modo appropriato possono essere degli ottimi cani da protezione.

: Quante razze esistono e quali sono le più diffuse in Italia

Qual è la razza di cani più intelligenti?

Border Collie: la razza più intelligente tra le razze canine – Un cane tanto docile quanto intelligente, il Border Collie spicca per la sua capacità di problem solving : se allevato a dovere, è in grado di reagire in maniera rapida ai comandi che gli vengono imposti e di comprendere la situazione che lo circonda. dragon for real Getty Images

Qual è la razza di cani più intelligente?

La questione dell’intelligenza degli animali, e di quella canina in particolare, è dibattuta da decenni ed è uno dei soggetti di studio preferiti di chi si occupa dei cosiddetti “migliori amici dell’uomo”. Che cos’è l’intelligenza? Non sarebbe più corretto parlare di “intelligenze”, al plurale, vista la grande varietà di capacità cognitive che inseriamo nella definizione? Ci sono differenze tra razze di cane, e qual è la più intelligente? A tutte queste domande prova a rispondere uno studio pubblicato su Scientific Reports che ha preso più di 1.000 cani appartenenti a razze diverse e li ha sottoposti a un lungo e complesso test per mettere alla prova la loro intelligenza – o meglio, come dicevamo, le loro intelligenze.

Il test del cane intelligente. “La straordinaria varietà genetica e comportamentale delle razze canine presenta un’opportunità unica per investigare l’ereditabilità dei tratti cognitivi”: così si apre lo studio, che è stato elaborato a partire da un test cognitivo canino chiamato, con non troppa fantasia, smartDOG.

Si tratta di un test in più passaggi, ciascuno dei quali utile a mettere alla prova una singola capacità cognitiva: risoluzione dei problemi, controllo degli impulsi, capacità di leggere i gesti umani o di copiarne il comportamento, memoria, capacità logiche.

  • La scelta delle abilità da testare, quasi tutte legate all’interazione con gli umani, rivela uno dei problemi legati alla valutazione dell’intelligenza dei cani, che molto spesso è più che altro sinonimo di “funzionalità”.
  • Ma al di là di questi dubbi, i risultati sono interessanti perché rivelano grandi differenze tra razze (pure, ovviamente).
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Fatti da parte, Lassie. Innanzitutto, c’è un evidente collegamento tra i compiti per i quali una razza è stata selezionata e le sue capacità cognitive più sviluppate: il labrador, per esempio, è molto bravo a interpretare i gesti umani ma ha una scarsa capacità di risolvere problemi legati alla spazialità.

Ci sono poi razze, come lo Shetland, che hanno ottenuto un punteggio uniforme in tutte le categorie. I risultati più interessanti, però, arrivano dalla testa della classifica, dove il border collie, spesso indicato come l’apice dell’intelligenza canina, è arrivato secondo: il primo posto è andato al pastore belga, che ha ottenuto punteggi altissimi in tutte le categorie.

Tranne in una: un test che ne misurava la pazienza e la capacità di trattenere gli impulsi; un risultato in parte prevedibile, visto che i pastori belgi sono spesso usati per compiti che richiedono tempi di reazione rapidi (per esempio come cani poliziotto ), una qualità che cozza con l’autocontrollo. Cane o gatto? Il mondo da sempre si divide tra fautori dell’uno o dell’altro. C’è chi “è più intelligente il cane” e chi,”il mio gatto capisce tutto”. “ma i cani sono più affettuosi” e. “i gatti sono indipendenti e non c’è bisogno di portarli fuori”.

Ma gusti e preferenze personali a parte, che cosa dice la scienza? La rivista scientifica inglese New Scientist ha provato a tirare le somme di ricerche e esperimenti fatti negli anni su cani e gatti, individuando 11 categorie in cui i nostri amici a quattro zampe si sono confrontati, che sono cervello, storia condivisa con l’uomo, legami, popolarità, capacità di comprensione, problem solving, trattabilità, capacità di vocalizzazione, supersensi, impatto ambientale, utilità.

E il vincitore è. Foto: © Shutterstock Cervello, Con 64 grammi di materia cerebrale i cani battono i gatti, il cui cervello pesa solo 25 grammi. Ma le cose cambiano se si contano i neuroni, 300 milioni quelli della corteccia dei gatti contro i soli 160 milioni dei cani cosa che aumenterebbe la capacità di processare le informazioni dei gatti rispetto ai cani. Legame. Il cane si sa quando non c’è il padrone soffre, come un bambino che aspetta la mamma che si è allontanata. È proprio per questo che, secondo alcuni esperimenti condotti in laboratorio, il comportamento del cane nei confronti dei padroni è assimilabile a quello del figlio nei confronti della mamma.

Per il gatto certi esperimenti sono più difficili, poiché il solo fatto di essere lontani dal loro territorio per essere osservati in laboratorio, li stressa troppo per poterli osservare. Ma del resto si sa i gatti sono più indipendenti e secondo i modelli che i ricercatori hanno usato finora, i cani si legherebbero di più al proprietario rispetto ai felini di casa (ma siamo sicuri che molti proprietari di gatti non saranno d’accordo).

Vincitore: cane. Gatti 1 – Cani 2 Adv Popolarità. Qui i proprietari di gatti possono esultare: secondo recenti studi nei Paesi a maggioranza gatti, i piccoli felini sono 204 milioni, contro i 173 milioni di cani stimati nei Paesi a maggioranza cani. Online, inoltre gatti e gattini spopolano. Vincitore: gatto. Gatti 2 – Cani 2 Foto: © Shutterstock Capacità di comprtendere. far salire il punteggio dei cani in questa categoria è sicuramente Rico, il border collie capace di comprendere un vocabolario di 200 parole. Ma al di là dei singoli casi, gli ultimi studi hanno dimostrato che i cani sono in grado di capire anche il tono dei discorsi che facciamo. Problem solving. I cani sembrano più preparati anche in questo, forse grazie anche alla loro motivazione. Mentre i gatti si disinteressano dei compiti a loro assegnati e sono meno attenti agli stimoli dati dagli umani, i cani invece riescono più frequentemente a risolvere i problemi grazie al loro naturale approccio collaborativo. Vincitore: cane. Gatti 2 – Cani 4 Adv Vocalizzazioni. Vari studi hanno dimostrato come cani e gatti abbiano adottato diversi tipi di vocalizzi per ottenere qualcosa o per comunicare con gli esseri umani. I lupi per esempio non abbaiano, i cani sì e lo fanno in modo assai diversi in base allo stato d’animo, se sono felici o se sono arrabbiati, anche se non è sempre facile capirne la differenza ed è necessario osservare il linguaggio del corpo. Supersensi. Mentre per vista e udito si sa che i gatti sono imbattibili, per l’olfatto si è sempre pensato che i cani se la passassero meglio. Invece non è così. Nuovi studi hanno dimostrato che i 200 milioni di recettori olfattivi presenti in media nei gatti (in realtà il numero varia in base alle diverse razze) è superiore al numero dei recettori nella media dei cani. L’impronta ecologica. Si potrebbe dire che i gatti sono più “ambientalisti” dei cani. La porzione di terra necessaria per nutrire un cane di medie dimensioni è 0,84 ettari. Ma neanche il più piccolo dei cani, il chihuahua, non può competere con i gatti.

Quali sono i cani più intelligenti del mondo?

L’intelligenza del cane. Quali le razze più intelligenti | Natural Trainer In natura esistono molte razze di cani intelligenti, e alcune hanno intelligenze più brillanti di altre. Però non sempre la razza è l’unico indicatore di intelligenza, perché entrano in gioco diversi fattori, quali ad esempio l’educazione impartita, la stimolazione mentale e le esperienze vissute.

Stanley Coren, professore di psicologia, ricercatore e scrittore che tratta di intelligenza, di capacità mentali e di storia dei cani ha stilato una classifica sull’intelligenza dei cani. Questa classifica ha esaminato 79 razze, in questo articolo considereremo le prime cinque. Tra le prime 5 razze troviamo in ordine di intelligenza: Border Collie, Barboncino, Pastore Tedesco, Golden Retriever e Doberman Pinscher. Il professor Coren ha individuato diversi tipi di intelligenza nel cane e ciascuna è basata su un diverso elemento:

Intelligenza istintiva (basata sull’istinto e presente fino dalla nascita); Intelligenza adattiva (ovvero la capacità di adattamento, che si modifica con le esperienze); Intelligenza funzionale (ciò che il cane può imparare dall’essere umano attraverso l’ e l’); Intelligenza spaziale (la capacità di orientarsi nello spazio, ad esempio per ritrovare la strada di casa).

Il Border Collie è un cane di origine inglese, utilizzato in origine per la conduzione delle greggi, ed il fatto che tale razza era capace di gestire greggi numerose in completa autonomia, avrebbe sviluppato, in questa razza, la capacità di problem solving, ovvero di risolvere problemi.

Inoltre, dovendo svolgere un lavoro che prevede un preciso coordinamento con il pastore e con altri cani, il Border Collie ha sviluppato l’intuito e l’abilità a comprendere rapidamente, anche solo attraverso rapidi cenni, i comandi dell’uomo o i segnali provenienti da altri animali. Al secondo posto della classifica troviamo il Barboncino, che è un cane attento a ciò che lo circonda e fine osservatore, capace di adattarsi con grande facilità alle abitudini del suo padrone con il quale condivide la sua amicizia.

Il Barboncino è anche un cane molto fedele al suo proprietario ed è molto docile soprattutto con i bambini. Il Pastore Tedesco è al terzo posto ed è una delle razze più diffuse al mondo, da sempre utilizzata in molteplici attività di difesa, di ricerca e di salvataggio, perché è una tipologia di cane davvero versatile.

Si tratta di una razza in grado di adattarsi molto bene a svolgere compiti diversi e impegnativi, con abilità di imparare velocemente. Possiede uno spiccato senso del dovere verso il proprietario. E’ dotato di una grande potenza fisica, di grande velocità e ha un innato senso di protezione verso il nucleo familiare.

Il Golden Retriever è un cane docile, capace di apprendere facilmente comandi dal suo proprietario. È una razza di cane adatta a svolgere attività con persone affette da varie forme di disabilità fisica o mentale, questo è il motivo per il quale viene spesso utilizzato per la pet therapy.

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Qual è la razza di cane che morde di più?

Quale razza di cane ha il morso più forte? – Il cane più forte del mondo per potenza del morso: il Kangal Dog. Anche il Kangal Coban Kopegi, è un molossoide come il Dogo, originario della Turchia e conosciuto anche con il nome di Pastore dell’Anatolia.

Qual è il cane meno pericoloso al mondo?

Cani che non mordono: taglia piccola – Tra i cani piccoli che non mordono, ecco una selezione comunemente operata:

Barboncino toy : sono molto possessivi verso la famiglia, per questo possono arrivare a mordere se fiutano il pericolo. Per il resto sono cani da compagnia molto docili. Bassotto: parliamo di un cane che utilizza il morso controllato come modo per testare la relazione, quindi non come strumento di attacco gratuito. Bichon : tenero e simpatico, questo cane di piccola taglia ha tutto tranne che l’indole aggressiva. Carlino : di base è un cane coccolone, che ama starsene sornione sul divano. Quindi è piuttosto raro vederlo mordere qualcuno o un altro cane. Maltese : se giocate insieme a lui, potreste ricevere qualche piccolo morso per gioco, del tutto inoffensivo. Shih tzu : anche questa razza può rientrare a pieno nella categoria dei cani che non mordono. L’unico contesto in cui vedrete farlo è quello del gioco. Volpino di Pomerania : morde solo quando deve difendersi da cani troppo aggressivi. Volpino italiano : agile, giocoso e sempre dinamico, può mordicchiare ma solo per gioco. Altrimenti è un cane davvero tranquillo. West Highland White Terrier : dire che non morde mai è sicuramente una forzatura, ma generalmente è mansueto e poco incline al morso.

Quanto costa un cirneco dell’etna?

Prezzi – Essendo particolarmente diffuso, soprattutto in Sicilia, per avere un Cirneco dell’Etna è possibile spendere 400-600 euro (esclusi certificati medici e pedigree ). Vi consigliamo di leggere anche:

Cani in spiaggia : diritti e doveri Alimentazione del cane, le basi Scopri come educare il cane Cura del cane : igiene e altri aspetti importanti

Quanti cani ha l’Italia?

Spesa pubblica in aumento, milioni di “clandestini”, grandi disparità tra territori. “Prepararsi subito per prevenire maggiori sofferenze e abbandoni post pandemia”. Prato, Modena e Bergamo in testa alla classifica dei Comuni virtuosi, AUSL Toscana Centro, ASL Vercelli e AS Alto Adige le prime 3 aziende sanitarie premiate. La gestione degli animali nelle città italiane, nella sua disomogeneità, potrebbe essere un buon indicatore del caos amministrativo del Paese, dei suoi immensi divari tra aree geografiche e tra Comuni. È quanto emerge dalla nona edizione di Animali in città, presentata oggi online, indagine di Legambiente sui servizi offerti dalle amministrazioni comunali e dalle aziende sanitarie per la gestione degli animali d’affezione e la qualità della nostra convivenza in città con animali selvatici e non. Un tema più urgente che mai dopo un anno di pandemia che ha visto aumentare il disagio economico di una parte della popolazione e, stando a quanto è possibile osservare, forse anche la presenza di cani nelle nostre case. Approvare al più presto l’anagrafe nazionale per tutti gli animali d’affezione per fare uscire dalla clandestinità presenze e bisogni diffusi, fare rete tra enti pubblici e privati emulando le esperienze positive, porsi l’obiettivo di 1.000 strutture veterinarie pubbliche ben funzionanti, tra canili e gattili sanitari e ospedali veterinari (una ogni 50-100 mila cittadini a seconda delle esigenze territoriali): queste le richieste di Legambiente. Alla presentazione sono intervenuti, coordinati da Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna e Benessere animale di Legambiente, il ministro della Salute Roberto Speranza, il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti Direttore generale di Legambiente da marzo 2018. L’esperienza in Legambiente è iniziata nel 1998 come volontario e poi responsabile nei campi di volontariato e dal 2005 nell’ufficio scientifico nazionale. Geologo, dal 2012 è responsabile scientifico e dal 2015 è coordinatore del Comitato Scientifico di Legambiente. Ha curato per l’associazione l’organizzazione delle principali campagne di monitoraggio scientifico, a partire dalla Goletta Verde, Goletta dei laghi e Treno Verde. Curatore di dossier e rapporti dell’associazione, di articoli e pubblicazioni scientifiche sui temi del marine litter, dell’acqua, del rischio idrogeologico, dell’inquinamento atmosferico, dei rifiuti e delle bonifiche. Per l'associazione ha avuto la fortuna di girare l'Italia in lungo e largo, condividendo esperienze, iniziative, battaglie e vittorie con i tanti amici di Legambiente. ” data-gt-translate-attributes=””>Giorgio Zampetti, la vicepresidente Commissione Ambiente della Camera dei Deputati Rossella Muroni, il presidente dell’ANMVI Marco Melosi e il presidente dell’ENCI Dino Muto, Hanno presentato esperienze virtuose e buone pratiche Matteo Biffoni, sindaco del Comune di Prato, Sara Turetta, “Save The Dogs and other animals”, Giovanni Lorenzi, AS Alto Adige, Cecilia Del Re, assessora del Comune di Firenze, Mavj Davanzo, Circolo “Mondo Gatto”, Daniele Salussoglia, ASL Vercelli, Daniela Barbieri, Comune di Modena, Federica Faiella, Fondazione “Cave Canem”, Enrico Loretti, ASL Toscana Centro. Ed è stata l’occasione per consegnare il premio Città e Aziende sanitarie amiche degli animali 2020 : Prato, Modena e Bergamo in testa alla classifica dei Comuni virtuosi, AUSL Toscana Centro, ASL Vercelli e AS Alto Adige le prime 3 aziende sanitarie premiate. Questa edizione analizza dati 2019 e restituisce, quindi, un quadro pre-pandemia: in linea con il trend precedente, cioè in lieve miglioramento complessivo ma senza progressi rilevanti in nessuno dei campi esaminati, e tanto più utile a capire le possibili criticità da affrontare quando torneremo a muoverci liberamente. Sono considerate solo le risposte complete ai due questionari specifici inviati dall’associazione, poi suddivise in macro aree : quelle di 1.069 amministrazioni comunali (circa il 13,5% di tutti i comuni d’Italia, responsabili per i servizi del 27% della popolazione italiana ) e di 46 aziende sanitarie (equivalenti al 40,7% del totale e a circa il 47% della popolazione ). Il 69,5% dei Comuni dichiara di avere uno sportello (un ufficio o un servizio) dedicato ai diritti degli animali in città, Teoricamente, dunque, oltre due terzi dei Comuni dovrebbero essere in condizioni di dare buone risposte alle esigenze dei cittadini e dei loro amici pelosi, piumosi o squamati; in realtà, solo uno su sette (15,7%) raggiunge una performance sufficiente e solo Prato, Modena e Bergamo superano il punteggio necessario a raggiungere l’ottimo. “Ci prepariamo ad affrontare una crisi economica e sociale post pandemia – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – che rischia di ripercuotersi anche sui milioni di animali da compagnia che abitano nelle nostre case e riempiono spazi relazionali importantissimi. Senza aiuti concreti, si rischiano scelte dolorose e l’aumento di abbandoni. Prevenire e accompagnare queste difficoltà, con iniziative diffuse, pubbliche e private, sarà essenziale per garantire il benessere a persone e animali”. A dare concretezza a questa preoccupazione basta il dato fornito dalle Aziende sanitarie, che dichiarano 226 canili rifugio in attività per 36.766 posti disponibili, ma al 31 dicembre 2019 erano ospitati in queste strutture 92.371 cani (2,5 volte i posti disponibili). I numeri continuano a restituirci un quadro parziale e frammentario, a causa del funzionamento a volte inesistente dell’anagrafe canina, ad oggi ancora l’unica anagrafe animale obbligatoria per i milioni di animali da compagnia presenti nelle case degli italiani. Secondo le amministrazioni comunali che hanno risposto, la media è di un cane ogni 7,5 cittadini residenti; ma solo il 36,1% dei Comuni rispondenti conosce il numero dei cani iscritti all’anagrafe nel proprio territorio, per un totale di 1.060.205 cani su 7.913.890 residenti, E il 32% dei Comuni conosce il numero delle nuove iscrizioni, avvenute nel 2019, pari a 85.432 cani. Se a Capo di Ponte (BS) si registra un cane ogni 1,4 residenti, nelle vicine Cisano Bergamasco (BG) e Capriate San Gervasio (BG) troviamo, rispettivamente, un cane ogni 6.261 residenti e ogni 4.059 residenti. Se però consideriamo le informazioni ricevute dalle Aziende sanitarie locali “virtuose” come ATS Insubria (Varese e Como) abbiamo un cane per ogni cittadino, o per ATS Brianza (Monza e Lecco) un cane ogni 3 cittadini. Sulla base delle anagrafi territoriali più complete, la stima del numero di cani presenti in Italia, che oscillano tra 3 e 2 cani per cittadino residente, va dai 19.800.000 ai 29.800.000, Numeri analoghi per i gatti. Sono 490 i Comuni che dichiarano di aver dato lettori di microchip in uso al personale, per un totale di 784 lettori: in media 1,6 per amministrazione, La spesa per la gestione degli animali in città ammonta complessivamente a 228.682.640 euro nel 2019 (con un incremento del 3,6% rispetto all’anno precedente). I Comuni dichiarano, infatti, di aver speso per questa voce 156.857.113 euro, a cui vanno sommati i 71.825.527 euro spesi dalle aziende sanitarie. La somma totale è ingente se confrontata con altre voci di spesa del Paese, è pari a 2,7 volte la somma impegnata per tutti i 24 Parchi nazionali italiani (85.000.000,00 euro, riparto 2019) o a 62 volte quella per tutte le 27 Aree marine protette (3.708.745,90 euro, riparto anno 2019) e complessivamente spropositata rispetto alla qualità dei servizi offerti in termini di benessere animale. Per il rapporto tra risorse impegnate e risultati ottenuti, solo 11 dei Comuni campionati (1%) raggiunge una performance eccellente; a dimostrazione della varietà di tipologia, sono Verrès (AO, 2.577), Moruzzo (UD, 2.480), Prato (194.223), Costigliole Saluzzo (CN, 3.314), Gravere (TO, 673), Amandola (FM, 3.443), Sarnonico (TN, 795), San Gillio (TO, 3.101), Savona (59.439), Cupramontana (AN, 4.507) e Casalciprano (CB, 501). La maggior parte dei costi attuali è assorbita dai canili rifugio, per i quali i Comuni dichiarano di spendere il 59,3% del bilancio destinato al settore (circa 93 milioni di euro stimati per il 2019) e di gestire in proprio il 2,2% di queste strutture, tramite ditte o cooperative con appalto pubblico il 21,7%, tramite associazioni in convenzione il 27,9%. Per il rimanente 48,2% non è dato sapere. “Mentre canili e gattili sanitari sono essenziali, in numero adeguato e strettamente correlato alla popolazione umana, è invece possibile e urgente pensare a un modello che preveda la drastica riduzione dei canili rifugio – dichiara il responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente, Antonino Morabito –. Servono l’impegno e la determinazione di cittadini e pubblica amministrazione e una strategia che affronti il ritardo accumulato con le anagrafi territoriali e il mancato controllo demografico degli animali ‘da compagnia’. Inoltre, non va assolutamente sottovalutato che molte specie animali, quelle selvatiche in particolare, loro malgrado, sono sempre più spesso chiamate a vivere in contesti urbani dove le criticità emergono in pochissimo tempo, producendo enormi sofferenze animali e costi sanitari, sociali ed economici crescenti. A trenta anni esatti dall’approvazione della legge 281/91 è arrivato il momento che il Parlamento istituisca l’anagrafe nazionale degli animali d’affezione per garantire il benessere di tutti gli animali da compagnia, consentendo di prevenire possibili zoonosi e gestire, correttamente e con sempre meno disparità territoriali, i servizi agli oltre 100 milioni di animali da compagnia presenti nelle case degli italiani”. Secondo i Comuni, in media su 5 cani vaganti catturati e portati in canile rifugio per 4 è stata trovata una felice soluzione (tra restituzioni ai proprietari, adozioni o re-immissioni come cani liberi controllati); secondo le Asl il rapporto è di uno a uno. Ma, come per il numero di presenze registrate, i dati di dettaglio restituiscono situazioni estremamente diverse. Se, per esempio, nel 2019 a San Lazzaro di Savena (BO), Rapolla (PZ) e Acquedolci (ME) per un cane preso in carico è stata trovata soluzione per 10 altri, a Parete (CE) è stato ricollocato un solo cane su 39 presi in carico, a San Nicola la Strada (CE) uno su 34, a Mirabella Imbaccari (CT) uno su 20 e a Montalbano Jonico (MT) uno su 11. La ASL di Taranto non ha trovato soluzione per nessuno dei 795 cani presi in carico, mentre l’Area Vasta 2 per un cane preso in carico ha trovato soluzione per 5. I cani liberi controllati, o cani di quartiere, sono meno onerosi, ma richiedono condivisione di responsabilità e spese, equilibrio tra numero dei cani e numero di cittadini incaricati e aree idonee anche in termini di accettazione sociale. I Comuni che hanno dichiarato di avere cani liberi controllati sono nel 67,4% dei casi al Sud e Isole, nel 4,2% al Centro e nel 28,4% dei casi al Nord Italia. Complessivamente sono stati dichiarati 1.632 cani liberi controllati, con 281 cittadini specificamente impegnati. Solo il 29,7% dei Comuni dichiara di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio e da questi monitoraggi risulterebbero 16.650 colonie, con oltre 143.530 gatti e 8.881 cittadini impegnati. Scarseggiano le aree cani : solo il 24,2% dei Comuni dichiara di avere spazi dedicati all’aperto, in media uno ogni 9.699 cittadini residenti. Ma se, tra i capoluoghi, Siena mette a disposizione un’area cani ogni 2.361 cittadini, Reggio Calabria ne offre una sola ai suoi 174.885 residenti e Bari una ogni 157.642 persone. Solo l’14% dei Comuni dichiaranti è in contatto con un centro di recupero per animali selvatici a cui indirizzare chi dovesse trovare un uccello ferito e la percentuale scende al 9% se si trova un mammifero ferito, al 2% se si trova una animale marino o un rettile in difficoltà, e all’1% se si trova un animale esotico ferito. Solo l’8,7% delle Aziende sanitarie dichiara di conoscere i dati sanitari degli animali ricoverati presso i Centri di recupero: 4.847 animali selvatici ricoverati nel corso del 2019. Per quanto riguarda i regolamenti e le ordinanze, il 35% dei Comuni dichiara di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città, l’accesso ai locali pubblici e negli uffici in compagnia dei propri amici a quattro zampe è regolamentato in poco più di 1 Comune su 10 (11%) mentre i Comuni costieri che hanno regolamentato l’accesso alle spiagge sono ancora il 14,9%. Ancora pochissimi, solo il 6%, i Comuni che hanno adottato un regolamento per facilitare la cremazione, l’inumazione e la tumulazione dei nostri amici a quattro zampe. Solo il 6% dei Comuni rispondenti ha approvato regolamenti per facilitare le adozioni dai canili con agevolazioni fiscali o sostegni; il 3% un regolamento per facilitare, con agevolazioni fiscali o sostegni economici la sterilizzazione, o contrastare, con oneri fiscali, chi detiene riproduttori e cucciolate, mettendo un freno all’attuale, incontrollata, popolazione riproduttiva canina e felina. Il 7,8% si è dotato di un regolamento per contrastare l’uso di esche o bocconi avvelenati nei territori urbani e periurbani. Infine, il 10,6% dei Comuni ha regolamentato l’arrivo e la sosta di spettacoli con animali, mentre il 4,3% dichiara di aver regolamentato botti e fuochi di artificio. Ecco un estratto dei dati del IX Rapporto Animali in città La versione integrale dell’indagine è disponibile su www.legambienteanimalhelp.it/animalincitta

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