Loro sono tremende, ma lui è anche peggio. Foto di Moreno Amalberti

Sulle Prealpi, dalla Liguria al Veneto, passando per il Piemonte e la Lombardia, il passo della beccaccia è stato finora deludente, il peggiore di sempre.

In alcune ristrette località qualcosa si è visto, quasi a smentire quello che succedeva altrove; si è trattato però di beccacce che posavano i piedi per terra un giorno per poi sparire. Alcune località del Trentino, il Friuli, l’Appennino Centrale, hanno avuto dal venti Ottobre al dieci Novembre, giorni di buone presenze, il mistero del passo di sempre e che forse non chiariremo mai, ma che comunque è strettamente legato al clima e, conseguentemente alla disponibilità alimentare!  Cosi anche sui Balcani a macchia di leopardo il passo c’è stato. Pur riconoscendo quanto dice Spanò (che il passo di un migratore notturno, silvicolo ed elusivo come la beccaccia lo giudichiamo dalle beccacce che si posano, anche per poco,  e non è l’immagine esatta dello scorrimento migratorio) voglio dire la mia. Vale solo per il Nord Italia Alpi e Prealpi, dove ho notizie di prima mano accertate e riguarda quello che ho visto personalmente e ciò mi induce a una riflessione. Forse un po’ pessimistica? Dal mio punto di vista no.

Uscire con il cane e per un giorno intero in un momento di pieno passo e vedere soltanto un pettirosso, un corvo, un merlo, dimenticavo tre fringuelli, senza neanche una traccia di una beccaccia. Non sentire all’alba né al tramonto il canto del pettirosso cosa significa? Se poi i giorni vuoti di presenza diventano la norma cosa devo pensare?

Per la sparizione dei piccoli uccelli possiamo giustamente imputare la colpa all’agricoltura e il conseguente uso di prodotti chimici, ma per la beccaccia no. La beccaccia vive nel bosco dove poco è cambiato, anzi il bosco negli ultimi decenni si è ampliato salendo di quota e conquistando gli incolti e ciò vale per tutta Europa. Cerchiamo di essere concreti, lo scorso inverno ha portato alcuni giorni di freddo a cui non eravamo più abituati, il fatto inusuale è che lo ha portato contemporaneamente su tutta l’area di svernamento della beccaccia. Tutta l’Europa è stata stretta dalla morsa del gelo, fino ad Albania, Grecia e Turchia inclusa. Con i mezzi di comunicazione e di spostamento attuali è facile immaginare cosa sia successo, anzi per quanto riguarda la Bulgaria ho notizie certe, di uccisioni di trenta beccacce al giorno, a testa, per più giorni consecutivi da parte di Italiani che si erano precipitati in zona. Non è più il tempo di discutere sulla caccia all’estero e se ne muoiano di più in Italia: quelle uccise all’estero si sommano a quelle uccise in Italia!

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Se poi consideriamo che è seguita una primavera/estate fredda e piovosa nell’area di nidificazione, Il prolungamento della croule in Russia fino a tutto luglio e la presenza a settembre di molti giovani tardivi (a muta incompleta delle copritrici) sono riscontri convincenti. E’ stato affermato che il successo riproduttivo in queste zone che sono quelle che portano le beccacce nel Nord Italia e in Francia è il più basso mai registrato. Inoltre la siccità che tutti abbiamo visto non ha certo predisposto alla sosta, cosa ci si poteva aspettare?

Ora se la chimica e l’agricoltura possono essere la causa della drastica diminuzione dei piccoli uccelli, per la beccaccia non dovrebbe essere così, la diminuzione è da attribuirsi tutta a cause naturali e alla caccia. Basterebbe non cacciarle perché la popolazione torni in buona salute, non servono interventi sull’ambiente perché per sua fortuna il bosco, certo meno pulito e meno pascolato di un tempo, è ancora sufficientemente incontaminato.

Dove voglio arrivare?

Il cacciatore bresciano G.P. Salvini nel suo libro Tetraonidi  e Coturnici era uso dire: Il trinomio cacciatore, fucile e cane, è troppo perfetto perché la selvaggina possa sopravvivere, solo eliminando uno dei fattori la selvaggina può resistere alla pressione odierna. Ora dopo alcune decine di anni dobbiamo considerare che oltre a tale trinomio va aggiunta tutta la tecnologia che il cacciatore usa a suo vantaggio, cosa ci possiamo aspettare.

Non spetta a me prendere decisioni al massimo posso proporne, al momento voglio solo dire quello che vedo. E quello che vedo mi fa dire che se non cambia niente, la fine della caccia, quella che piace a noi è certa. Non serve vietarla, finisce da sola, non essendoci più nulla da cacciare, anche i più ostinati favoriti dal crescere dell’età finiranno per smettere.

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P.S. nota di Silvio Spanò

Tutto quanto sopra, scritto nel constatare la situazione a metà novembre 2017 in gran parte dell’Italia settentrionale, deve essere doverosamente seguito da qualche considerazione che ne mitighi il pessimismo nero e riporti il discorso su un piano preoccupante sì, ma razionale.

Premesso che la migrazione non è ancora terminata e che, comunque, spostamenti ulteriori di masse di uccelli distribuite ora un po’ ovunque in Europa continentale a seguito di temperature clementi (al 14 novembre non ho visto temperature minime decisamente sottozero su tutto il territorio UE) potrebbero modificare questa sensazione di “boschi senza beccacce”.

La “sciabolata” di aria artica di questi giorni, con nevicate inaspettate anche in Appennino centrale, non credo destinata a durare, riguarda una porzione dell’areale di sverno non ancora raggiunta da buona parte delle beccacce ferme (e sparse) in siti favorevoli alla sosta, comunque dovrebbe percentualmente esser composta da parecchi adulti (sempre restii a muoversi e comunque in grado di meglio sfruttare microambienti favorevoli), dato per certo il basso successo riproduttivo (gli adulti sono il capitale della specie, pertanto converrebbe evitarne un sovrasfruttamento).

Lo scorso anno in Francia è stata verificata in autunno una presenza diluita su tutto il territorio, con un aumento massiccio nelle aree di svernamento classiche solo a partire dalla stretta di freddo di gennaio. Che i picchi di presenza negli anni recenti siano tendenzialmente spostati in avanti porta a pensare che anche quest’anno non dovrebbe sfuggire alla tendenza. Ciononostante, se si verificassero comparse più soddisfacenti per concentrazioni a seguito di intrusione di aria siberiana, non dovrebbe esser interpretate come incitamento ad approfittarne, ma solo come una  speranza che la natura riservi alla beccaccia qualche chance di sopravvivenza per un futuro che è anche nelle nostre mani e nei nostri cervelli, purtroppo troppo spesso incapaci di un serio e tempestivo ragionamento conservativo. Un anno come questo, climaticamente anomalo e siccitoso, con cattiva riproduzione dopo l’inverno precedente non particolarmente buono, avrebbe dovuto suggerire comunque agli amministratori-gestori di sospendere la caccia fino alla verifica della normalizzazione del trend.

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